Ferrari 900 cc: l’unica due ruote di casa Ferrari

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Ferrari 900 cc: l'unica due ruote di casa Ferrari

Il progetto di questo pezzo unico nel suo genere è chiaramente ispirato al motore a due tempi Scott con il quale Enzo Ferrari aveva iniziato la sua carriera da corridore tra gli anni ’20 e ’30.

Finalmente anche l’unica motocicletta firmata Ferrari ha trovato un proprietario. Parliamo della Ferrari 900 David Key Engeneering che, dopo essere stata messa all’asta nel 2008 con un prezzo base di 180.000 sterline (circa 220.000 euro) senza alcun successo, e poi ancora per 250.000 sterline (più di 300.000 euro), nel 2012 è stata finalmente venduta ad una cifra nettamente inferiore, pari a 85.000 sterline (circa 100.000 euro).

Probabilmente, la causa dei due flop di vendita di questa moto della Ferrari, è legata alla modestia tecnica con cui è stata realizzata che, secondo i critici, non è assolutamente all’altezza degli altri prodotti del Cavallino Rampante. Ciononostante l’acquisto di questo esemplare potrebbe risultare un buon investimento per l’acquirente, almeno perché rappresenta un oggetto unico nel suo genere.

Il progetto di questa motocicletta fu realizzato negli anni Novanta dal designer britannico David Key che chiese a Piero Ferrari di poter applicare sulla scocca il logo del Cavallino Rampante come tributo a Enzo Ferrari, padre di Piero nonché fondatore dell’omonima casa automobilistica deceduto una decina di anni prima.

Dopo aver visionato le bozze del progetto, il 23 maggio del 1990 Piero in persona, che all’epoca era il presidente dell’azienda, autorizzò ufficialmente con una lettera autografa la produzione della moto da parte della David Key Engeneering. Dopo 3.000 ore di lavoro, nel 1995, la motocicletta Ferrari 900 cc era finalmente pronta.

Rimasto un progetto one-off, in quanto ne è stato prodotto un unico esemplare, la Ferrari 900 cc è stata realizzata completamente a mano, con un lavoro di produzione lunghissimo (come già detto ci sono volute 3.000 ore di lavoro puramente artigianale) che ha visto la luce sono dopo cinque anni.

Il progetto di questo pezzo unico nel suo genere è chiaramente ispirato al motore a due tempi Scott con il quale Enzo Ferrari aveva iniziato la sua carriera da corridore tra gli anni ’20 e ’30. La moto ha un motore a propulsione a quattro cilindri realizzato in alluminio e magnesio, che l’ha resa più leggera della media. Il motore, raffreddato ad aria da 900 cc a sedici valvole, ha una potenza massima pari a 105 cv ad un regime di 8.800 giri al minuto ed un cambio a cinque marce.

La moto, che può raggiungere una velocità massima di 265 km orari, ha un telaio tubolare in alluminio costituito da tubi Reynolds 531, da forcelle up-side down, da pinze Brembo, da cerchi Astralite da 17’’ filati a mano e da ammortizzatori WPS specifici, il tutto ad un peso a secco pari a 172 kg.

Dotata di semi-manubri, con un totale di quattro scarichi disposti due per lato, sulla scocca sono state realizzate una serie di feritoie che si aprono ai lati e al termine del codino e che ricordano in modo piuttosto esplicito il design italiano utilizzato nel corso della storia nella produzione di moto e auto.

Secondo la critica, le prestazioni della due ruote marchiata Ferrari non sono del tutto all’altezza del nome della casa automobilistica, anche se effettivamente il mezzo non è mai stato spinto al massimo delle sue potenzialità, avendo calcato molto poco sia la pista che la strada.

Dall’inconfondibile colore rosso, il suo look è un mix tra vecchio e nuovo. Lo stile, infatti, ricorda molto quello delle moto anni Settanta, con alcuni elementi caratteristici della Ferrari Testarossa degli anni Ottanta, ma presenta anche una serie di elementi avanguardisti come la strumentazione un po’ analogica e un po’ digitale e un dispositivo di accensione elettrico.

Nonostante la Ferrari 900 cc risulti essere ad oggi l’unica moto ufficialmente marchiata Ferrari, ci sono stati altri casi in cui il nome della casa automobilista modenese è stato associato a veicoli a due ruote.

Parliamo della Cagiva F4, il cui motore è stato realizzato dalla società HPE (High Performance Engineering) l’azienda di progettazione ingegneristica di cui Piero Ferrari è tra i fondatori. La moto però, che debuttò in pista nel 1995, fu ritirata e non venne mai prodotta sia per problemi finanziari che per problemi legati proprio al motore ritenuto non abbastanza soddisfacente, motivo per il quale Piero si tirò indietro e decise di non associare la motocicletta al nome della sua casa automobilistica.

Un altro caso è quello legato ad un’idea dell’israeliano Amir Glink che prevedeva dei propulsori derivati da quelli della Ferrari. L’idea, sviluppata interamente in 3D, è rimasta però solo un progetto mai realizzato.

Voci di corridoio giravano intorno ad un’altra notizia sempre riguardo alla produzione di motociclette da parte della Ferrari.

In questo caso tutto partì dal progettista Fabrizio Favaretto che aveva chiesto di poter depositare una serie di disegni per un brevetto Ferrari di una moto in stile cruiser, brevetti che poi vennero tra l’altro pubblicati sul sito ufficiale Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO).

Ma la Ferrari smentì sul nascere ogni ipotesi di produzione di una motocicletta nel corso del Salone di Parigi 2014, dichiarando che il brevetto era stato richiesto con il solo scopo di tutelare la tecnologia inserita dei progetti e che “non c’è nessun futuro motociclistico per la Ferrari”.