“Mondo di Mezzo”, i giudici di Roma: “Non mafia ma corruzione”

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“Mondo di Mezzo”: I giudici di Roma depositano le motivazioni che spiegano l’assoluzione degli imputati dall’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso.

Va detto che il Tribunale non ha individuato, per i due gruppi criminali (quello costituito presso il distributore di Corso Francia e quello riguardante gli appalti pubblici ndr), alcuna mafiosità “derivata” da altre, precedenti o concomitanti formazioni criminose.”. E’ quanto scrivono i giudici della X sezione penale nelle circa 3000 pagine delle motivazioni della sentenza al processo al “Mondo di mezzo”, depositate oggi. Per i giudici “le due associazioni” criminali “non sono caratterizzate neppure da mafiosità “autonoma”. “Due diversi gruppi criminali“, uno che fa capo a Salvatore Buzzi e un altro a Massimo Carminati, ma nessuna mafia. Né “autonoma” né “derivata” perché è di fatto assente quella violenza, quella intimidazione che caratterizza le organizzazioni criminali, vengono riconosciute nell’articolo 416 bis. Ai fini del reato di cui all’art. 416 bis c.p. è necessario l’impiego del metodo mafioso e, dunque, il reato non si configura quando il risultato illecito sia conseguito con il ricorso sistematico alla corruzione, anche se inserita nel contesto di cordate politico-affaristiche ed anche ove queste si rivelino particolarmente pericolose”, scrivono i giudici nelle motivazioni alla sentenza del processo. Per i giudici il metodo mafioso si configura in presenza di “esercizio della forza dell’intimidazione“.

Non è possibile stabilire una derivazione tra il gruppo operante presso il distributore di benzina, l’associazione operante nel settore degli appalti pubblici e la banda della Magliana, gruppo criminale organizzato e dedito ad attività criminali particolarmente violente e redditizie che ha operato nella città di Roma, ramificandosi pesantemente sul territorio, oltre 20 anni orsono, tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 90“. Lo scrivono ancora i giudici della X sezione penale nelle motivazioni.

Nel settore degli appalti pubblici l’associazione ha avuto la capacità di inquinare durevolmente e pesantemente, con metodi corruttivi diffusi, le scelte politiche e l’azione della pubblica amministrazione“, concludono i giudici. Oggi saranno depositate le motivazioni in tutto duecento pagine scarse su 3.200, per spiegare le motivazioni della sentenza che ha cancellato l’aggravante mafiosa. Restano le accuse gravi al ricorso sistematico alla corruzione nel sistema politico-imprenditoriale: “Accertati fatti di estrema gravità”.

(fonte Ansa)