Il Comune di Napoli vende i beni immobiliari. La Procura esamina le dinamiche

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Borsa Immobiliare di Napoli,  le case in città costano sempre meno

Non sorprende la decisione dell’amministrazione napoletana di vendere immobili di grande valore storico e artistico, oltre che economico. Non bisogna dimenticare, infatti, che la Corte dei Conti campana, mesi fa, scoprì un debito miliardario nel consuntivo del 2013 del Comune di Napoli.

Il disavanzo scoperto è superiore rispetto a quello stimato dal Comune, pari a 702,7 milioni. Sembra, inoltre, che le entrate previste siano rimaste solo sulla carta. Il Comune di Napoli, tra l’altro, non avrebbe riscosso multe per 83 milioni di euro. Nei giorni scorsi “Il Mattino” ha pubblicato un articolo in cui sostiene che il Comune di Napoli abbia deciso di vendere diversi beni. Nell’elenco di appartamenti che dovranno essere venduti dall’amministrazione risultano la casa di San Giuseppe Moscati, Palazzo Cavalcanti e tanti altri edifici storici del centro di Napoli che rappresentano i “gioielli di famiglia. Ma la vera notizia non è la vendita della casa di San Giuseppe Moscati. Dietro la “svendita” degli immobili comunali c’è tanto di più.

Il consigliere Gaetano Troncone in un suo intervento in consiglio comunale (19.12.2016) ha mostrato perizie realizzate a sue spese per la valutazione degli immobili in vendita, 217 per un valore totale di 50 milioni di euro, nelle quali risultano su 56 appartamenti anomalie sul valore stimato che risulta essere maggiore rispetto a quello fissato dal Comune per la vendita. I documenti sono stati allegati ad un “dossier” e presentato in Procura. Inoltre sono state evidenziate gravi anomalie nel “regolamento” per la vendita degli immobili con punti a sfavore del Comune di Napoli.

Ecco di seguito alcune perizie documentate dal Consigliere. Analizzando questi lotti, a seguito di una serie di riscontri e comparazioni tra le perizie ottenute e i valori dell’ O.M.I. (Osservatorio Mercato Immobiliare) dell’Agenzia del Territorio del Ministero dell’ Economia e delle Finanze, sono emersi dei dati a dir poco inquietanti. Infatti su 56 immobili presi in esame, 27 sono sicuramente sottostimati rispetto ai valori minimi dell’ OMI, 37 sono sottostimati rispetto ai valori medi dell’ O.M.I. e addirittura 45 su 56 presentano stime inferiori rispetto ai valori massimi dell’ O.M.I. Si tratta di beni, presumibilmente, non in perfette condizioni di manutenzione, ma in ogni caso non si giustificano valori così bassi, dal momento che si trovano nelle zone più centrali della città, ossia Via Chiaia, Piazza Cavour, Via Cisterna dell’ Olio, Via dell’ Epomeo, Via San Liborio etc…  In una scheda riepilogativa, sono elencati tutti gli immobili con il rispettivo codice identificativo, ubicazione, categoria catastale, superficie, il valore attribuito dal tecnico esterno e i valori minimi, medi e massimi attribuiti dall’ OMI dell’Agenzie delle Entrate. L’immobile di Via Caccavello n.10 è tra i casi più eclatanti. Tra le perizie di stima esaminate il consigliere Troncone  ha chiesto all’amministrazione comunale un approfondimento sulla valutazione di una villa di impianto settecentesco denominata “Villa Giannone” che stando alla perizia è per 1000/1000 di proprietà comunale. L’ immobile è situato nel quartiere Vomero zona San Martino precisamente in Via Annibale Caccavello n. 10, dove al piano terra si vorrebbe alienare un appartamento per civile abitazione della consistenza catastale di 4 vani. Questo immobile, è situato in una delle zone più belle, prestigiose e panoramiche della città, ritenuta di estremo interesse ambientale, confinante sulla destra con i giardini di villa Salimbeni e sulla sinistra con le rampe del Petraio. Per la dismissione di quest’immobile l’amministratore delegato della Napoliservizi s.p.a. dott. Domenico Allocca ha incaricato, attraverso una procedura ancora non nota, un geometra residente a Cascinette di Ivrea in provincia di Torino e iscritto all’albo dei Geometri di Torino, il quale ha prodotto una perizia di stima che lascia, a dir poco, perplessi! A parte una serie di refusi come citare “Villa Giordano”, anziché “Villa Giannone”, confondere il mar Tirreno con il mar Mediterraneo e datare la costruzione dell’ immobile tra la fine del 1800 e inizio del 1900, trascurando l’origine settecentesca dell’impianto, appare veramente incredibile che tale immobile sia valutato soltanto 285.000 euro, quando il valore minimo attribuito dall’ agenzia del territorio è di 376.000 euro, quello medio è di 473.000 euro e quello massimo è invece di 570.000 euro. Si tratta, ovviamente, di valori assai al di sotto del valore di mercato e se pure l’appartamento fosse in cattive condizioni, sarebbe un ottimo affare! Insomma l’elenco è lungo e spinoso. Ma veniamo ad un’altra questione.

Il consigliere ha fatto inoltre notare all’ amministrazione che l’attuale regolamento che disciplina le alienazioni oltre a consentire uno sconto del 30% ai regolari occupanti dell’ immobile, uno sconto del 50% agli enti senza scopo di lucro, assegnatari dell’ immobile e a offrire agli occupanti il diritto di prelazione e, a seguito di una modifica avvenuta il 25-1-2011 con oggetto “Integrazione al disciplinare dell’asta pubblica e della trattativa privata nell’ambito del programma di dismissione del patrimonio immobiliare disponibile del Comune di Napoli, approvato con deliberazione di G.C. n.904 giugno 2008 di cui, lo stesso disciplinare, costituisce parte integrante e sostanziale”, modifica apportata soli pochi mesi prima della scadenza naturale dell’ amministrazione Iervolino, consente di vendere a trattativa privata gli immobili messi all’asta per i quali non sono state formulate offerte e di conseguenza invenduti. Purtroppo per questi immobili è consentito, una volta andata deserta l’asta, la trattativa privata, applicando all’originario prezzo una riduzione del 20% e nell’ ipotesi di un’ulteriore procedura deserta o infruttuosa, che si possa procedere ad un ulteriore ribasso sempre del 20% che andrà a sommarsi a quello già praticato. Tali procedure, sempre da nostro regolamento, potranno essere ripetute fino al limite del valore inventariale che nel caso dell’ immobile di Via Caccavello è di soli 53.141,41 euro quindi quasi nove volte inferiore rispetto al valore medio attribuito dall’ OMI di 473.000 euro. Provate solo ad immaginare cosa accadrebbe se estendessimo questo modus operandi ai 217 immobili del valore di circa 50 milioni. Pertanto il danno risulta ingentissimo se estendessimo questi criteri all’ intero piano di dismissione ereditato dalla passata amministrazione, poi recepito dall’ attuale amministrazione attraverso l’approvazione del DUP 2016-2018 avvenuto lo scorso agosto 2016.