sabato, Aprile 27, 2024

Il Quartetto Mitja al Festival di Musica da Camera

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Carlo Farina
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Carlo Farina - cura la pagina della cultura, arte con particolare attenzione agli eventi del Teatro San Carlo, laureato in Beni culturali, giornalista.

Con un bel programma unico e ben articolato, il Quartetto Mitja si è esibito nella gremita Sala degli Specchi di Palazzo Serra di Cassano, riscuotendo un enorme e lusinghiero successo. L’evento è stato curato da Riccardo Scognamiglio

La splendida ed elegante Sala degli Specchi di Palazzo Serra di Cassano, sede dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, ha ancora una volta ospitato, martedì 31 maggio, un concerto di musica da camera che rientra nel XI Festival di Musica da Camera, curato con estrema professionalità, garbo e passione da Riccardo Scognamiglio, un galantuomo d’altri tempi, verso cui tutti noi gli dobbiamo essere eternamente grati per quello che riesce a fare, così bene, a favore della cultura in generale e della musica in particolare, organizzando serate, come questa, nelle quali l’importanza della musica viene avvertita in un modo davvero insolito e coinvolgente.

Il Quartetto Mitja al Festival di Musica da Camera
Riccardo Scognamiglio

Protagonista assoluto il Quartetto “Mitja”, quattro giovani ed eccellenti musicisti, Giorgiana Strazzullo (I violino), Lorenza Maio (II violino), Carmine Caniani (viola) e Veronica Fabbri Valenzuola (violoncello) che ha proposto un interessante programma spiegato e descritto molto bene dal primo violino. Il concerto si è aperto con l’esecuzione del primo Quartetto di Mozart, il n.1 K 80, detto Quartetto di Lodi poiché fu composto in questa cittadina il 15 marzo 1770, all’età di appena 14 anni, mentre era in una locanda in attesa della cena; inizialmente il Quartetto era di tre movimenti ai quali Mozart aggiunse come armoniosa conclusione, un intelligente Rondò.

Mi piace ricordare, inoltre, che in questa stessa sede, qualche mese fa, Sandro Cappelletto ha presentato il suo ultimo libro, (“Mozart. Scene dai viaggi in Italia”) dedicato proprio ai viaggi in Italia di Mozart che voleva imparare i segreti e le tecniche di composizione del bel canto; da questa sua preziosa esperienza nacque la fortunata e produttiva collaborazione con Lorenzo Da Ponte che sappiano benissimo cosa ha poi creato con Mozart; ebbene, in quell’occasione Cappelletto volle affidare, non a caso, il commento musicale per la presentazione del suo libro, proprio al Quartetto “Mitja” di cui è un profondo  e fervido ammiratore.

Forse non tutti sanno, e arrivo al secondo Quartetto proposto, che il “Mitja” sta portando avanti un progetto molto ambizioso, che riguarda uno degli operisti italiani più importanti al mondo: Gaetano Donizetti. Infatti, tra il 1817 e il 1836 il compositore bergamasco, che visse a Napoli per circa vent’anni, compose ben 18 Quartetti per archi, la cui enorme fama di operista aveva completamente oscurato quella, poco nota, di autore di musica da camera e che adesso, grazie al Quartetto “Mitja” è stato riportato al suo legittimo splendore, con l’incisione del primo volume dei quartetti citati, in attesa di completarne l’integrale.

In questo concerto è stato proposto il Quartetto per archi n. 9 in re minore terminato nel 1821, dove abbiamo una prova evidente e lampante della grande capacità di Donizetti di riuscire a comporre con efficace e sapiente scrittura quartettistisca, questa meravigliosa forma musicale che è il quartetto d’archi, dove vengono sapientemente contrapposti stili e linguaggi che fanno di Donizetti anche un ottimo compositore di musica strumentale.

Ha concluso degnamente la serata il Quartetto per archi in fa maggiore n.12 op. 96 detto Americano di Antonin Dvorak, che fu scritto nel giugno 1893, nella cittadina di Spilville (Yowa) popolata all’epoca da boemi immigrati, durante il suo biennio (1892 – 1894) di direttore del National Conservatory di New York.

È chiamato “Americano” perché contiene accenti e richiami molto riconoscibili di temi popolari tipici del folklore statunitense, proprio come è accaduto per la celeberrima Sinfonia n. 9, detta del “Nuovo mondo” dove anche qui vengono ripresi temi e melodie prevalentemente di richiamo americano; entrambe le opere segnano un importante punto di svolta della maturità artistica del compositore boemo che evidentemente voleva esternare un sentimento di gratitudine verso il paese che l’ospitava, con un pizzico di giustificata nostalgia verso la sua amata terra.

Il Quartetto “Mitja” con la bravura che li contraddistingue e il perfetto affiatamento dei quattro superbi musicisti, ha regalato al pubblico presente un’interpretazione molto convincente, precisa e soprattutto memorabile, confermando le grandi capacità artistiche che ormai conosciamo molto bene. Forse è anche per questo motivo che, come ha giustamente sottolineato Riccardo Scognamiglio, il pubblico presente al concerto ha dimostrato una particolare attenzione e una concentrazione inaspettata, che dovrebbe altresì essere così sempre.

Il concerto, inoltre, è stato dedicato alla memoria di Pina Buonomo, recentemente scomparsa, storica insegnante di pianoforte del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli e una delle ultime grandi didatte della prestigiosa scuola di Vincenzo Vitale. Figura fondamentale di questo celebre Conservatorio, che in questa occasione Riccardo Scognamiglio ha voluto ricordare, leggendo un accorato ed esaustivo articolo di Stefano Valanzuolo.  

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