giovedì, Luglio 18, 2024

#Fridayhorror11 – La tragedia del Titanic, sveliamo i misteri

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L’inquietante tragedia del Titanic non può essere semplicemente considerata come uno spiacevole e mortale evento fenomenale che ha catturato le menti di generazioni. Essa ha infatti influenzato il mondo intero, segnando la fine di un’epoca. Questo anche perché pochi sono sopravvissuti al disastro e sono stati in grado, dunque, di spiegare pienamente gli eventi, così come realmente si svolsero. Ma anche a causa delle numerose coincidenze sconcertanti, cospirazioni e storie bizzarre che sono legate a questa tragedia.

a cura di Stefania Unida e Jolie Marie Trahar – Tutti sappiamo che nel disastro marittimo più famoso della storia morirono più di 1.500 persone. Sono state scritte migliaia di pagine relativamente alla tragedia del Titanic, così come sono stati prodotti molti documentari e film. Molta attenzione è stata rivolta alla construzione della nave, alle azioni del suo capitano nonchè all’equipaggio. Probabilmente non tutti sapete che il capitano del Titanic, Edward Smith, aveva fallito miseramente la sua prova di navigazione durante gli studi. Al di là della problematiche di costruzione e di funzionamento, l’attenzione si è concentrata su un aspetto in particolare che avrebbe potuto salvare molte vite – Il piano di emergenza! Magari non siete a conoscenza del fatto che l’esercitazione delle scialuppe di salvataggio in programma proprio lo stesso giorno in cui avvenne il disastro, era stata annullata per ragioni non note… Non essendo stata fatta alcuna esercitazione, dunque, molte persone non sapevano dove andare e che cosa fare.

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Mi chiedo, però, se siete già a conoscenza di queste vicende più complesse e dei racconti meno noti che sto per raccontarvi sullo sfortunato Titanic.

  • L’Autore chiaroveggente – Morgan Robertson; un marinaio famoso, autore di storie ambientate nei mari, scrisse un racconto avvincente di un disastro in mare causato proprio da un iceberg ben 14 anni prima che il Titanic affondasse. Il racconto ‘Futility’ (Futilità, ndr) scritto da Robertson somiglia davvero tanto a quello che fu poi il destino del Titanic. In entrambi i casi, le navi possedevano solo il requisito minimo indispensabile legalmente di scialuppe di salvataggio a bordo (non abbastanza per portare tutti i passeggeri in salvo) e la nave nella storia di Robertson si chiama Titan. Inoltre, il Titan viene descritta come la più grande nave del suo tempo ed affonda a metà aprile – esattamente come accadde nel vero disastro del Titanic. Sia il Titan che il Titanic sono state descritte come navi inaffondabili; tuttavia Robertson era a conoscenza che nessuna nave è inaffondabile, in quanto a causa di avverse condizioni del mare o in una collisione con un iceberg in acque perfettamente immobili, entrambe le navi sarebbero potute affondare. A causa di questa sorprendente previsione nei suoi testi, Morgan Robertson si guadagnò la reputazione di famoso chiaroveggente, una fama, però, che lui rifiutò fino alla morte.
  • La maledizione di Amen-Ra – Il Titanic era anche una nave della Royal Mail che aveva il compito di consegnare posta dalla Gran Bretagna all’America. La leggenda vuole che il British Museum aveva richiesto il trasporto di una mummia egizia di alto valore a bordo della nave per un collezionista americano. Si trattava di un sarcofago rinvenuto nel tempio di Amen-Ra, appartenente ad una principessa di rango vissuta a Tebe attorno al 1600 a.C. All’esterno del sarcofago erano raffigurate, in smalto e oro, con tecnica raffinata, le fattezze della principessa. Il sarcofago si presentava in perfette condizioni di conservazione. Gli uomini inglesi che originariamente trovarono la mummia morirono tutti in circostanze particolari, tanto che si pensò che la mummia portasse sfortuna a chiunque ne fosse proprietario. Proprio quando era custodita nel British Museum, ben noto per il suo rigore scientifico, la mummia acquistò l’oscura fama. Un fotografo che aveva scattato alcune foto dettagliate della mummia morì sul colpo dopo essersi sparato non appena tornato a casa, mentre un egittologo responsabile di quel sinistro reperto fu trovato morto nel suo letto. A questo punto gli amministratori del museo si riunirono in gran segreto, votando all’unanimità di spedire il sarcofago ad un museo di New York, che accettò il dono a patto che però venisse consegnato senza troppa pubblicità e con un mezzo fra i più sicuri.

Pertanto, i fautori della teoria della cospirazione sostengono che sia stata la mummia a causare l’affondamento del famoso transatlantico, portando sventura a tutti coloro che vi erano a bordo e causando la sua stessa morte.

Una svolta interessante in questa storia inverosimile è che non vi è alcuna traccia che la mummia abbia viaggiato a bordo della nave … e addirittura non vi è alcuna traccia della presunta spedizione. Infatti, sul Titanic non è stata trovata alcuna traccia postale, nonostante a bordo ci fosse un team di impiegati che lavorava per conto della Royal Mail. Tuttavia, si può affermare che il coperchio del sarcofago della mummia di Amen-Ra è di fatto al British Museum, dove è in mostra ancora oggi ed è conosciuta come “la mummia sfortunata”, anche se va detto che si tratta di un coperchio e non contiene alcuna mummia.

British Museum – la mummia sfortunata

  • Le navi nelle vicinanze, che hanno ignorato il Titanic – Mentre il Titanic affondava venivano inoltrate disperate chiamate di soccorso alle navi situate nelle vicinanze. Ma nonostante ciò, nessuno rispose finché non fu troppo tardi. Incredibilmente, il Californian, un piroscafo britannico della Leyland Line, era solo tra otto e quindici miglia di distanza quando il Titanic colpì un iceberg, ma scelse deliberatamente di non reagire alle chiamate SOSan00022794_001_l dei razzi del Titanic. L’equipaggio svegliò il capitano Stanley Lord, ma egli tornò a letto perché l’operatore radio wireless era già andato a dormire per la notte; si limitò a ordinare le segnalazioni con la lampada morse, senza riuscire a stabilire alcun contatto. Questo è il motivo per cui le chiamate di soccorso del Titanic non furono mai ascoltate alla radio e  nessuno si rese conto della gravità del disastro. Inoltre, ancora più preoccupante è il fatto che c’era anche un’altra nave: la Samson, che era ancora più vicina (solo da cinque a otto miglia di distanza dal Titanic). La Samson era una nave norvegese, e si ritiene che essa non avrebbe risposto alle chiamate, angoscianti o no, per il semplice fatto che l’intero equipaggio era intento a cacciare foche illegalmente. Entrambe queste navi erano di gran lunga più vicino di quanto lo era il transatlantico che sarebbe poi andato a salvare i superstiti del Titanic: RMS Carpathia.
  • La vera storia d’amore del Titanic – i passeggeri di prima classe Isidor Straus, co-proprietario del grande magazzino Macy, e la moglie, Ida hanno compiuto un atto di romanticismo senza precedenti, quando hanno incontrato il loro sfortunato destino. Si sono sposati quarantun’anni prima di morire l’uno nelle braccia dell’altro; annegati mentre la nave insesorabilmente affondava. rosalie_ida_blun_strausIsidor rifiutò un posto accanto a sua moglie insieme ai passeggeri di prima classe su una delle ultime scialuppe di salvataggio, insistendo sul fatto che tutte le donne e i bambini sarebbero dovuti salire a bordo per primi, a prescindere dalla loro classe sociale. Ida scese dall’imbarcazione di salvataggio e si rifiutò di lasciare il marito da solo in quell’orrore. Insistette sul fatto che la sua cameriera prendesse il suo posto sulla scialuppa di salvataggio e le diede anche la sua pelliccia per coprirsi. Disse che non ne avrebbe più avuto bisogno. I sopravvissuti del Titanic riferirono di aver visto la coppia camminare verso l’estremità opposta della nave dove stringendosi l’un l’altro attendevano la fine. Il corpo di Isidor è stato recuperato dalle macerie e sepolto nel Mausoleo Strauss a New York. Il corpo di Ida non è mai stato recuperato dalle macerie, ma un giusto tributo al loro amore eterno è inscritto nella tomba di Isidor: “Le grandi acque non possono spegnere l’amore-né possono i fiumi sommergerlo.”
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