Ennesima catastrofe sismica e sul piano della prevenzione non è stato fatto nulla

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di Antonella Amato – Siamo un Paese meraviglioso a sciagura avvenuta, abbiamo affinato la migliore organizzazione possibile per la Protezione civile, la nostra solidarietà non ha confini, la gente scava a mani nude e non lesina aiuti, accoglienza, solidarietà concreta. Ma non riusciamo ancora a mettere in campo una cultura della prevenzione, come in California o in Giappone. Siamo la Penisola dei terremoti, lo Stato europeo con la più alta frequenza di eventi del genere. Quale potrebbe essere la soluzione più realistica? La tendenza attuale, anche in Italia, per affrontare questo problema verte su due fronti: la previsione e la prevenzione.

Non è possibile prevedere con esattezza i terremoti, è tuttavia possibile prevedere gli effetti sul territorio; questo significa che tali effetti possono essere modificati o addirittura neutralizzati attraverso una serie di misure di prevenzione. La misura più semplice è quella di non costruire le case nelle zone molto pericolose o comunque costruirle secondo le norme antisimiche; rimane però il problema delle vecchie costruzioni e nel nostro Paese la maggior parte del patrimonio edilizio è vecchio o comunque non concepito in maniera antisismica.

  • Una politica seria di prevenzione consiste in pratica in una serie di iniziative politico-amministrative e tecniche come:
  • Studiare e quindi conoscere la sismicità di tutto il territorio nazionale sia dal punto di vista storico (terremoti storici) sia dal punto di vista sismo-geologico per poter individuare le zone in cui si possono verificare i terremoti, con quale forza, frequenza e pericolosità;
  • Fare un censimento del patrimonio edilizio e del suo stato di conservazione soprattutto nelle zone classificate sismiche ed avviare le necessarie opere di risanamento e di adeguamento antisismico, con gradualità e dando la priorità agli edifici pubblici (ospedali, scuole, chiese..);
  • Prevenire i danni, nel senso che dopo aver individuato le zone sismiche (zonazione, classificazione) occorre far seguire una politica di difesa dai terremoti basata su diversi livelli articolati nel tempo e nello spazio dove l’educazione e l’informazione di massa costituiscono momenti permanenti importanti (soprattutto nella scuola);
  • Adeguare le norme tecniche ed investire più risorse nella ricerca di materiali da costruzione più adatti e di tecnologie più avanzate e rispondenti a livelli di maggior sicurezza;
  • Rendere la protezione civile più efficace addestrando la popolazione per l’emergenza.

Non ha senso parlare di previsione dell’evento sismico indipendentemente da una adeguata politica di prevenzione dei danni e, d’altra parte è giusto concentrare gli sforzi di prevenzione là dove sappiamo con certezza che, in un futuro vicino e lontano, il terremoto tornerà.

Occorre comunque dire che negli ultimi anni gli sforzi degli enti scientifici che si occupano di sismologia e di ingegneria sismica, grazie alle ricerche compiute a partire dalla fine degli anni ’80 nell’ambito dei progetti del Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti, hanno contribuito a gettare le basi per una nuova coscienza, anche politica, sull’importanza strategica della ricerca sismologica nel territorio italiano.

Come comportarsi durante il terremoto

La scossa sismica di per se non costituisce una minaccia per l’incolumità delle persone; non è reale il pericolo dell’aprirsi di voragini che inghiottono persone o cose. Quello che provoca vittime durante un terremoto è principalmente il crollo degli edifici, o di parte di essi; inoltre costituisce un grave pericolo per l’incolumità anche la caduta di quello che c’è dentro ed alcuni fenomeni collegati quali incendi ed esplosioni dovute a perdite di gas, situazioni di panico collettivo con conseguenti ingorghi nelle strade ed impedimento delle squadre di soccorso a muoversi. Bisogna dunque avere preventivamente un’idea ben chiara di quali sono le posizioni all’interno di un edificio o i luoghi all’esterno che si possono considerare pericolosi. Al momento del terremoto non si ha poi realmente il tempo per fare qualcosa di più che non riordinare le idee; una scossa, anche se sembra che duri un’eternità può al massimo durare poco più di un minuto e gli intervalli tra le scosse possono essere di pochi secondi. Per chi si trova all’interno di un edificio, il rischio principale è rappresentato dal crollo della struttura stessa e contemporaneamente anche dalla caduta di mobili e suppellettili pesanti. È meglio dunque prima di tutto cercare di collocarsi in vicinanza dei punti più solidi della struttura dell’edificio: questi in genere sono le pareti portanti (muri maestri), architravi, i vani delle porte e gli angoli in genere. È opportuno contemporaneamente cercare di tenersi lontani da tutto ciò che ci può cadere addosso con grave danno, cioè da grossi oggetti appesi ed in particolare dai vetri che si possono rompere e dagli impianti elettrici volanti che possono originare incendi. Può essere opportuno inoltre cercare di trovare riparo da ciò che può cadere, mettendosi ad esempio sotto grandi tavoli o letti. Se il terremoto ci sorprende quando ci si trova all’esterno, anche in questo caso il pericolo principale deriva da quello che può crollare. È necessario in questo caso non cercare riparo sotto cornicioni, grondaie o balconi e non sostare sotto le linee elettriche: può offrire un riparo più adeguato soltanto mettersi sotto l’architrave di un portone. Trovandosi poi in automobile è necessario evitare di sostare sotto ponti o cavalcavia, edifici o comunque in zone dove possono verificarsi smottamenti del terreno o frane.

Cosa fare dopo il terremoto

Al termine di una scossa forte, si possono essere verificati morti, feriti e molti danni: nei momenti immediatamente successivi è necessario attenersi ad alcune semplici norme per essere il più possibile di aiuto alla comunità e per non intralciare i soccorsi e gli aiuti. Chi si trova all’interno di un edificio prima di uscire deve:

Spegnere i fuochi eventualmente accesi e non accendere fiammiferi o candele anche se è al buio;

Chiudere gli interruttori centrali del gas e della luce;

Controllare dall’odore, assolutamente senza accendere fiammiferi o candele, se ci sono perdite di gas ed in tale caso aprire porte e finestre e segnalarlo.

Si deve poi lasciare l’edificio per recarsi in un luogo aperto uscendo con cautela e prestando molta attenzione sia a quello che può ancora cadere, sia ad oggetti taglienti che si possono trovare per terra. Se ci si trova in un edificio a più piani non si deve usare l’ascensore perché potrebbe bloccarsi improvvisamente o addirittura precipitare. Una volta usciti all’esterno è necessario comunque ancora mantenere la calma e prestare i primi soccorsi agli eventuali feriti, coprendoli con coperte. E’ meglio anche restare lontani dalle spiagge almeno per le prime ore per evitare il pericolo degli tsunami. Se siete in una zona che non ha riportato danni considerevoli, evitate di usare il telefono se non per segnalare casi gravi ed urgenti. Non tempestare di telefonate i centralini dei Vigili del Fuoco, delle sedi amministrative, delle fonti di informazione (giornali, radio, ecc.) o degli Osservatori Sismici. Se nella vostra località il terremoto è stato forte, gli Osservatori non sono in grado di darvi nessuna informazione utile in più di quello che possedete già, e tanto meno di predirvi cosa succederà nelle ore successive.