venerdì, Giugno 14, 2024

Con “Misery” al Bellini Filippo Dini nel segno di King

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Giuseppe Giorgio
Giuseppe Giorgio
Caporedattore, giornalista professionista, cura la pagina degli spettacoli e di enogastronomia

Partendo dal presupposto che non è certamente facile trasformare in opera teatrale un romanzo famoso come “Misery” di Stephen King, c’è subito da dire che il regista Filippo Dini, è riuscito alla grande nel proposito.

Giunto al teatro Bellini, nonostante le difficoltà di una storia ingarbugliata e ricca di colpi di scena, il lavoro ha mostrato le grandi prerogative di una messinscena sapientemente tratta dalla sceneggiatura del romanzo di William Goldman.

La stessa che rese mondiale il successo del film del 1990 “Misery non deve morire” firmato Rob Reiner, con James Caan e l’interpretazione di Kathy Bates meritevole dell’ Oscar e del Golden Globe.

Ed è con queste premesse che lo spettacolo ben riesce a riportare in palcoscenico tutta la suspense racchiusa nel romanzo di King regalando brividi al pubblico. E ciò beneficiando anche delle soluzioni legate alla pellicola cinematografica.

Con Aldo Ottobrino ben calato nei panni dello scrittore Paul Sheldon ed Arianna Scommegna, molto brava nelle vesti dell’infermiera disturbata Annie Wilkes, la versione teatrale di “Misery”, completata da Carlo Orlando nel ruolo dello sceriffo Buster, risulta convincente e coinvolgente.

Grazie all’agile traduzione di Francesco Bianchi, alle musiche di Arturo Annecchino e ancora, alle scene e ai costumi di Laura Benzi che adotta una funzionale scenografia rotante divisa in quattro ambienti e alle luci di Pasquale Mari, la rappresentazione conquista il pubblico più che attratto anche dal talk show finale, dove, ad essere tirate sono le somme dell’intera vicenda.

Trasferendo in palcoscenico i tratti di un testo capace di superare la barriera del tempo e inoltrarsi tra i lati oscuri della mente umana, Filippo Dini, che per questa volta rinuncia a fare l’attore dedicandosi unicamente alla regia, ricostruisce, in chiave drammaturgica, la terrificante altalena degli spiriti maligni nascosti nei due protagonisti.

Riflettendosi l’uno nell’altro, la folle infermiera in pensione e lo scrittore da lei tenuto prigioniero e torturato dopo essere stato estratto dalla sua auto uscita fuori strada, si confondono tra loro fino a raggiungere il più profondo degli abissi.

Pretendendo dallo scrittore, di cui è grande ammiratrice, di riportare in vita nei suoi romanzi il personaggio di Misery Chastain, morta per la conclusione della serie letteraria, Annie da corpo ad una vicenda divisa tra la violenza, la follia e uno struggente e indefinibile sentimento.

Abile nel riprodurre in scena le tragiche scelte di Annie e il calvario dello scrittore, il regista Dini, rende piacevole il passaggio del romanzo, dal cinema al teatro. Lasciando integri i concetti espressi prima da King nel libro e poi da Goldman nella sceneggiatura, Dini mette in piedi una commedia noir godibile e psicologicamente travolgente.

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