San Giorgio a Cremano, stupro in stazione Circumvesuviana: minacce sul web agli indagati

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San Giorgio a Cremano: minacce ai tre indagati per lo stupro di una 24enne di Portici nell’ascensore della Circumvesuviana. Lettera della vittima: “Purezza del mio corpo è stata calpestata”.

L’inchiesta sullo stupro ai danni di una 24enne di Portici, avvenuto lo scorso 5 marzo all’interno dell’ascensore della Circumvesuviana di San Giorgio a Cremano, ha in questi giorni avuto sviluppi che stanno facendo molto discutere l’opinione pubblica: la scarcerazione da parte del Riesame di due degli indagati (ovvero Alessandro Sbrescia e Antonio Cozzolino).

L’ultimo dei tre indagati, Raffaele Borrelli, è ancora in carcere, ma, come spesso accaduto nell’epoca dei social network, si stanno moltiplicando le minacce sui profili Facebook dei ragazzi.San Giorgio, stupro in stazione Circumvesuviana: minacce sul web agli indagati Come riportato da “Il mattino”, i loro profili sono stati visitati da centinaia di persone, che hanno lasciato commenti durissimi, offese, addirittura minacce: “Fossi in te non uscirei più di casa” e più esplicite minacce di morte. Tali messaggi aggressivi sono stati rivolti anche all’indirizzo degli avvocati del collegio di difesa degli indagati.

Stupro in Circum San Giorgio a Cremano, lettera della vittima: “Il mio corpo era diventato scarto”

Dopo l’amaro sfogo in seguito alla scarcerazione dei primi due indagati, la vittima dello stupro all’interno dell’ascensore della Circumvesuviana di San Giorgio a Cremano, una 24enne di Portici, ha descritto quanto le è accaduto in una lettera (pubblicata da “Il Mattino”):

Bastano pochi minuti e ritorno col pensiero. Erano attimi di incapacità a reagire di fronte la brutalità e la supremazia di tre corpi. Erano attimi in cui la mente sembrava come incapace di comprendere, di totale perdizione dell’essere. E dopo che il corpo era diventato scarto e oggetto, ho provato una sorta di distacco da esso.San Giorgio, stupro in stazione Circumvesuviana: minacce sul web agli indagati Il mio corpo, sede della mia anima, così sporco. Mi sembrava di essere avvolta dalla nebbia mentre mi trascinavo su quella panchina dopo quelli che saranno stati 7 o 8 minuti. Mi sono seduta e non l’ho avvertito più. Ho cominciato ad odiarlo e poi a provare una profonda compassione per il mio essere.

Compassione che ancora oggi mi accompagna, unita ad una sensazione di rabbia impotente, unita al rammarico, allo sdegno, allo sporco, al rifiuto e poi all’accettazione di un corpo che fatico a riconoscere perché calpestato nella sua purezza. Il futuro diviene una sorta di clessidra. Consumato il corpo e la mente dal tempo odierno ricerca una vita semplice”.

Dopo queste tristi e intense parole, c’è però un messaggio di speranza: “Mi piacerebbe essere a capo di un’associazione che si occupa della prevenzione, della tutela e della salvaguardia delle donne, ragazze, bambine a rischio, perché donare se stessi e il proprio vissuto per gli altri è l’unico modo per accettarlo”.