Migranti costrette alla prostituzione con riti voodoo: quattro arresti

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Acerra: Arrestati due pregiudicati per rapine a prostitute

Migranti costrette alla prostituzione con riti voodoo: un blitz tra Sicilia, Napoli e Lombardia ha portato all’arresto di 4 persone.

I finanzieri del Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo hanno proceduto al fermo di 4 persone, tra cui una donna nigeriana 35enne (a capo dell’organizzazione criminale) e un cittadino italiano 78enne (il quale – con la propria autovettura – si adoperava per la collocazione delle vittime destinate allo sfruttamento presso i luoghi di prostituzione): tutti sono accusati di appartenere ad un’associazione per delinquere transnazionale dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, alla tratta di esseri umani e allo sfruttamento della prostituzione delle migranti.

L’operazione si è svolta fra Palermo, Napoli, Dervio (Lecco), Bergamo, concludendosi con l’individuazione e la cattura del capo dell’organizzazione – già rifugiato politico – presso l’aeroporto di Orio al Serio (Bergamo).Migranti costrette alla prostituzione con riti voodoo: quattro arresti L’indagine delle fiamme gialle, coordinate dalla Dda palermitana, ha consentito di smantellare l’organizzazione che operava tra la Nigeria, la Libia e l’Italia, costringendo giovani donne nigeriane – a fronte della promessa di opportunità lavorative nel nostro Paese – ad assumersi un debito di 30mila euro, quale pagamento del viaggio verso l’Italia e per l’avviamento al lavoro.

Le ragazze – di fatto avviate alla prostituzione – si trovavano in un evidente stato di vulnerabilità psicologica, determinato dalla celebrazione di macabri riti Voodoo a garanzia del debito contratto. Le donne venivano, poi, trasferite in Libia, dove erano costrette a permanere presso strutture di detenzione prima di essere imbarcate alla volta dell’Italia.

Dai centri di prima accoglienza in Sicilia, venivano successivamente avviate alla prostituzione, con l’obbligo di riscattare progressivamente la somma concordata per riottenere la libertà ed evitare conseguenze per loro e i propri familiari in Nigeria.