Separazioni e tradimenti. Quanto incidono i Social?

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Le separazioni aumentano in seguito ai tradimenti scoperti attraverso le chat dei Social. Secondo l’ultimo censimento Istat, nel 2014 le separazioni in Italia sono state 89.303 e i divorzi 52.335. Il confronto con il passato è impietoso: rispetto a quanto accadeva venti anni fa, le separazioni sono aumentate del 70,7 per cento.

Ma quali sono le cause?

Al di là delle ragioni classiche, come l’educazione dei figli o il rapporto con le famiglie d’origine, un lutto, una grave malattia, la perdita del lavoro, la causa principale resta il tradimento. Solo che, ai tempi di Internet, ha cambiato i connotati.

Già, perché nell’era della globalizzazione, grazie alla facilità di connessione dovuta ai social network, il matrimonio è molto più a rischio. Sembra infatti che circa la metà delle cause di separazione avvenga per la scoperta di un tradimento virtuale.

Condividere, mettere “like”, twittare, commentare e taggare sono diventati verbi di utilizzo comune e le chat sono spazi super frequentati. La chat, per tantissimi utenti, è un luogo decontestualizzato, una specie di non-luogo, in cui la comunicazione è rapidissima, creata da simboli, acronimi, parole troncate e per questo più facile e immediata. Accade così che sempre più uomini e donne sono inclini a rifugiarsi nel mondo virtuale per sfuggire alla routine della vita di coppia. social

In chat si chiacchiera, si condividono esperienze, si sogna e si esprimono fantasie, le stesse che il proprio partner già conosce e che, dopo una giornata di lavoro, magari non ha più voglia di ascoltare.

Ecco, dunque, aprirsi un universo parallelo, un mondo nuovo in cui tuffarsi ed esprimere liberamente pensieri e parole a chiunque passi a dare una sbirciatina sulla propria pagina. E poiché nel mondo virtuale si ha l’illusione di potersi muovere in assoluta libertà, spesso si esprimono desideri e pensieri, che nella vita reale vengono nascosti: la sicurezza di trovarsi dietro uno schermo, lontano dalla realtà, crea l’illusione che quello che può accadere, proprio perché non vero, possa essere libero dalla parola “inganno, tradimento”.

In più, la pseudo relazione che nasce on line è molto più allettante e intrigante di un’amante in carne e ossa, che potrebbe creare solo problemi che metterebbero in crisi la famiglia. La maggior parte degli uomini (perché son loro che ci “cascano” più frequentemente) considera quelli in rete dei “tradimenti omeopatici”, curativi per un matrimonio, che ha perso il suo smalto iniziale. Una “non-colpa” che può solo fare bene.

Ebbene, attenzione. Sembra che  la dottrina giuridica più recente ritiene che la violazione del dovere di fedeltà si configuri anche nelle ipotesi di infedeltà apparente.

La giurisprudenza della corte di Cassazione, che non è fonte di diritto ma crea orientamento sull’interpretazione della legge, ha stabilito che si può avere addebito anche nel caso dei cosiddetti adulteri virtuali, perché comunque vanno a scalfire il rapporto fiduciario del matrimonio. Insomma, la relazione non è perdonata, seppur illusoria.

A questo punto ci sarebbe da chiedersi: “ma la colpa è veramente dei social?”

Non criminalizziamo il web. Tradiscono solo coloro i quali sono già propensi al tradimento. Internet può essere certamente una scorciatoia e una facilitazione per mettersi in contatto con altre persone.

I social, infatti, restringono spazio e tempo reali, per amplificare quelli virtuali e creano al fedifrago, sia cronico che occasionale, solo  l’opportunità della “scappatella”, ma la sostanza dei fatti poco cambia. Il punto resta che anche se attraverso i social, il tradimento è una colpa. Attenzione, quindi.