Renato Carosone, il ricordo di un artista indimenticabile

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Renato Carosone, Un ricordo appassionato per un artista indimenticabile, che ha contribuito, con le sue canzoni, a rendere ancora più grande la Canzone Napoletana.

di Carlo Farina – Qualche giorno fa, quasi per caso ho riascoltato, con molto piacere, un vecchio pezzo per pianoforte, un brano molto vivace e divertente, che metteva e ancora oggi mette una certa allegria, mista a una velata malinconia. Un brano che solo un pianista dotato di una tecnica eccellente può eseguire con la stessa velocità di un virtuoso. Il brano in questione, non a caso, si chiama Pianofortissimo. Il 20 maggio 2001, la canzone napoletana, e il mondo artistico in generale, diventava orfano di un grande autore e cantante partenopeo, celebre per aver reso ancora più immortale la Canzone Napoletana: Renato Carosone, l’autore di questo brano! A quindici anni dalla sua scomparsa, nessuno forse si ricorda più di lui. renato-carosoneUno dei pochi musicisti del dopoguerra al quale dobbiamo dare il merito di aver portato la canzone napoletana a un forte livello di internazionalità, mescolando in essa i ritmi che si suonavano nell’immediato dopoguerra, dallo swing al jazz, dal be-pop fino al rock. Ha rivoluzionato il modo di cantare la canzone napoletana, con una ventata “d’America” che per quegli anni rappresentava, dopo la liberazione, un preciso punto di riferimento per tutti gli italiani che avevano patito gli orrori e la fame conseguenti alla guerra. Molti ricorderanno certamente il suo “strampalato” gruppo composto da un’ indimenticabile batterista, dal nome celebre, perché Gegè Di Giacomo era il nipote del grande Salvatore Di Giacomo, e da un chitarrista olandese Peter Van Wood, un hippie prelevato da uno sconosciuto locale di Roma, dove era solito esibirsi. Insieme cominciarono a suonare ispirandosi ad artisti naturalmente americani, come Nat King Cole e al celebre clarinettista Benny Goodman. Non passò molto tempo prima che Carosone cambiasse il “tempo” alla musica, di un ritmo vagamente ragtime, o se preferite sincopato (con gli accenti spostati) ma sicuramente era lo stile di un musicista che avrebbe fatto parlare di sé molto a lungo.renato carosone-copertina Infatti, il tempo gli diede ragione, e l’idea di accoppiare la canzone napoletana con il ritmo americano fu un grande successo. La Canzone Napoletana è velatamente impregnata di jazz, e si presta molto bene, come la musica di Bach, a questo difficile e affascinate genere musicale. Diplomato in pianoforte a soli diciassette anni al conservatorio di San Pietro a Maiella, Carosone faceva volare le sue mani sulla tastiera così velocemente che gli fu dato l’appellativo di “gattopardo della tastiera”. Era dotato di una straordinaria tecnica pianistica che spesso metteva al “servizio” delle sue memorabili serate, eseguendo “a modo suo” (con qualche libertà artistica) anche brani di concezione classica. Dalla “Campanella” di Paganini-Listz, alla Sonatina op. 36 di Clementi, al celebre Concerto di Varsavia di Addinsell, fino ai pezzi più difficili di Chopin, come la Fantasia-Improvviso op. 66 o il celeberrimo Studio Op. 10 No. 12 (Rivoluzione). Cominciò con i successi napoletani di Scalinatella, Luna rossa e Anema e core, fino alla divertente e maliziosa La pansè, un successo di Beniamino Maggio. Successivamente, si ripeterà con il cavallo di battaglia di Aurelio Fierro Scapricciatiello, con Io mammeta e tu e con Lazzarella.

Renato Carosone, Lucio Dalla
Renato Carosone, Lucio Dalla

Tutte gloriose canzoni che avevano visto protagonisti altri cantanti. Infatti, in più di un’occasione Renato Carosone fu accusato di “furti” definiti “legittimi” Ma il suo primo vero successo lo ebbe con ‘O suspiro, una sfiziosa e divertente canzone napoletana scritta in collaborazione con Nisa (pseudonimo di Nicola Salerno, paroliere e disegnatore italiano),  che fu autore di molte canzoni napoletane e italiane. Subito dopo fu la volta della famosissima Tu vuò fa l’americano, che rispecchia alla perfezione il mito che allora si rincorreva a tutti i costi, e che ritroviamo nei versi della canzone: Tu abballe ‘o “Rocco-Roll”, tu giochi al “basebal!,  ma’e solde pè Camel chi te li dà?, dove traspare comunque lo spettro non ancora troppo lontano della miseria. Inoltre non si possono dimenticare Caravan Petrol, ‘O sarracino e Pigliate ‘na pastiglia, ne tanto meno il memorabile “Ssss canta Napoli”, che Renato Carosone improvvisò una notte al Caprice di Milano, per diventare successivamente un inconfondibile stile tutto di Carosone, dove a secondo del tema avevamo Napoli in farmacia, Napoli tatuata e Napoli in petroliera. Forse la canzone che più è rimasta nel cuore di tutti e che rappresenta il lato romantico e malinconico dell’artista Carosone, è senza dubbio Maruzzella, i cui versi furono scritti da Enzo Bonagura nato a San Giuseppe Vesuviano, piccolo e florido centro dei comuni vesuviani. Renato Carosone a Napoli resterà per sempre una simpatica e originale moda per fare musica, e gli intellettuali di allora lo avevano già capito, prima che l’artista venisse celebrato dopo la morte. Spero di aver sufficientemente stimolato la voglia di riascoltare Carosone, per coloro che già lo conoscono, ma soprattutto di aver prodotto una certa curiosità per coloro che invece ne sentono parlare solo adesso. Buon ascolto, in ogni caso.

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