Il Cimitero delle Fontanelle: la necropoli sotterranea nel cuore del Rione Sanità. Storia e leggende.

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di Carlo Farina – E’ dal 2006, ormai, che l’antico e suggestivo luogo, presente nel quartiere Sanità, conosciuto come la “collezione” più incredibile e sconcertate di ossa e teschi umani, ancora perfettamente conservati nelle fredde e buie cave di tufo, si può visitare regolarmente come un vero e proprio museo. Il luogo infatti all’indomani del terribile terremoto del 1980, che sconvolse Napoli e la Campania, fu subito chiuso e la sua immagine temporaneamente dimenticata. Ma sono anni ormai che si offre ai cittadini e turisti di ogni nazionalità la possibilità di vivere un’esperienza unica e singolare, a Napoli. Infatti tra gli innumerevoli  monumenti d’arte presenti nella città, si inseriscono di diritto tra questi le cosiddette catacombe, esempi di storia, arte e tradizioni, immagini suggestive di una Napoli antica e misteriosa. Probabilmente la maggior parte dei napoletani è a conoscenza delle catacombe di S. Gennaro (a Capodimonte) o delle catacombe di S. Gaudioso (sempre nella Sanità) che rappresentano i complessi monumentali più grandi presenti nella città, ma quanti di questi cittadini conoscono il Cimitero delle Fontanelle, la sua storia e la sua ubicazione?

Bene, questa breve introduzione al sottosuolo napoletano ci porta all’antico quartiere della Sanità  e precisamente in via Fontanelle alla Sanità, alla quale si accede attraverso via Vergini e via Sanità; è questa la parte più orientale del borgo dei Vergini alla Sanità, dove lungo la strada omonima sono dislocate le numerose cave presenti nella zona, fino a confluire con la parrocchia di  Maria S.S. del Carmine. Costruita alla fine del secolo scorso, la piccola chiesa è un passaggio obbligato per il cimitero, presente proprio a ridosso della stessa, e usato anticamente come cimitero abusivo poi come cimitero dei poveri ancora come cimitero di appestati fino a diventare un vero e proprio deposito di ossa.

Infatti nella suddetta cava è possibile vedere ammucchiate intere cataste di ossa provenienti da spurghi di terra sante ordinate in modo sistematico e lineare, che  rendono la visione al visitatore alquanto sconcertante. A tal proposito il canonico De Iorio racconta che  “verso la fine del 1700 tutti quelli che avevano i mezzi volevano essere sepolti nelle chiese, nelle quali però non vi era più spazio sufficiente. Accadde allora che i salmatori, dopo aver finto di aderire alle richieste ed aver effettuato la sepoltura, a notte alta, posto il morto in un sacco se lo caricavano sulle spalle ed andavano a riporlo in una delle tante cave esistenti nel sito delle Fontanelle, che non era più  in esercizio. Ma in seguito alla improvvisa inondazione di queste gallerie, i cadaveri vennero trascinati all’aperto; allora furono ricomposte le ossa nelle grotte, costruito un muro ed un altare ed il luogo restò destinato ad ossario della città.” Infatti, all’ inizio del secolo quando c’era la devozione per queste anime purganti, la strada che conduceva al cimitero delle Fontanelle era piena di venditori di candele e di mendicanti che ricavavano profitto da tale commercio. Quest’ultimo, essendo degenerato in feticismo e bollato come superstizione pagana, nel 1969 fu abolito dal Cardinale Ursi, senza contare inoltre che numerosi napoletani avevano addirittura adottato alcuni di questi scheletri, isolandoli e sistemandoli in piccole casette, ai quali rivolgevano attenzioni e preghiere di ogni tipo, con la speranza di ottenere dagli stessi la tanto attesa e sospirata grazia. Adesso il flusso continuo e cospicuo di visitatori alla necropoli napoletana, è frequente non solo nei week-end, ma anche durante i giorni feriali, nonostante il difficile momento che il quartiere sta attraversando con i recenti fatti di cronaca. Tutto è rimasto intatto come una volta, e le numerosissime ossa e i teschi, che sono più di un migliaio circa, sono sempre lì a testimoniare il dolore e la sofferenza di queste povere anime erranti, che forse non hanno mai trovato la pace Eterna.