E’ bufera sul web: MA TU VULIVE ‘A PIZZA ‘E CARLO CRACCO

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2021
E' bufera sul web: Ma Tu Vuliv a' Pizza e' Carlo Cracco

Non si placano sul web e tra gli operatori del settore le accese polemiche per la “Pizza Margherita” del noto chef milanese Carlo Cracco, Stella Michelin

di Giuseppe Giorgio – Se gli autori Testa-Martelli avessero scritto oggi quella fenomenale canzone dedicata al cerchio di farina più famoso del mondo e portata al  successo dal’indimenticabile Aurelio Fierro, probabilmente l’avrebbero intitolata “A pizza ‘e Cracco”.

E ciò, senza sorta di dubbio,  per i dissensi, l’inarrestabile clamore ed i tafferugli mediatici suscitati dalla “creatura” pensata dal famoso chef Stella Michelin, Carlo Cracco e chiamata “Pizza Margherita”. Una volta divisi gli estimatori di Sua Maestà la Pizza, quella vera, e posti in accesa disputa, critici enogastronomici, esperti, maestri pizzaioli, buongustai, tradizionalisti, blogger e innovatori del gusto ed ancora, messo in subbuglio l’intero popolo del Web, la discussione sulla “Pizza Margherita” vista da Carlo Cracco continua ad alimentare una polemica infinita.

Tra gli indignati per l’affronto fatto ad un prodotto tradizionale intoccabile e tra le aperture di qualche noto maestro  pizzaiolo che ha avallato la novità, ad essere arrabbiati per la trovata meneghina che sfrutta il made in Naples, almeno per il nome, sono davvero tantissimi. Almeno per il nome, infatti, si potrebbe ribadire, considerato che gli ingredienti utilizzati dallo chef della “patatina” sono ben lontani da quelli della celebre pizza.

Tra questi, i cereali miscelati alla farina di grano tenero integrale, Petra 9, per ottenere un effetto croccante fuori e morbido dentro, fino a giungere alla salsa che sembra una specie di  ragù con pomodorini confit ed alle doppie fette di mozzarella di bufala a crudo spolverate di origano usato al posto del basilico.

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Basterebbe, per molti,  questa lista di prodotti  utilizzati per quella che è stata chiamata “pizza Margherita” a fare gridare allo scandalo, ma tuttavia potrebbero essere gli stessi ingredienti a lasciare supporre che a parte il nome impropriamente usato  questo prodotto da forno nulla ha e nulla potrà mai avere a che spartire con la classica e storica pizza napoletana.

Così, mentre per  un verso  prendersela  con Cracco  può sembrare un poco come accusare quanti a Carnevale si travestono da Re Borbone, per un altro si può pure prendere in considerazione la tesi della mancanza di rispetto di uno Chef di prestigio nei riguardi di una specialità da più parti tutelata da  severi disciplinari, normative e disposizioni e non dimentichiamolo, da poco dichiarata “Patrimonio Unesco”.

Per non parlare del prezzo di 16 euro che se nel nuovo bistrot  della Galleria Vittorio Emanuele a Milano può sembrare normale, a Napoli  può davvero fare scatenare una rivoluzione. Collocato dallo chef Cracco nella categoria snack, il contestato prodotto da forno elettrico da pasticcere, ha quindi dimostrato, e ciò puo essere motivo di grande orgoglio, che ai napoletani si può togliere tutto ma non certamente il buon nome della loro Pizza.

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Postando con fierezza le immagini delle proprie pizze e riservando alla foto della “creatura “ di Cracco i più svariati e coloriti commenti, centinaia di pizzaioli partenopei hanno manifestato il proprio dissenso per la “Margherita” stellata. Così dalla necessità di stabilire se una specialità da forno del genere possa davvero chiamarsi pizza,  all’ analisi delle tesi degli autorevoli possibilisti, la rivolta è in pieno svolgimento e lontana dal placarsi.

Tant’è che, nonostante con una pizza del genere della tradizione rimanga ben poco, a farsi avanti è l’impegnativo interrogativo riguardante  la necessità di preoccuparsi o meno per una schiacciata di farina da 16 euro  che nulla ha in comune con le belle e storicizzate pizze mangiate a Port’Alba, a Materdei, in Via Tribunali, al Vomero, in via Sersale o nelle migliori pizzerie napoletane.  Certo, va anche detto per dovere di cronaca,  che  con  la dichiarazione di Gino Sorbillo, il quale scrive attraverso i social “a me la pizza di Carlo è piaciuta”, le cose si confondono non poco. E ancora di più si confondono se come controparte  interviene il presidente dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, Antonio Pace che nel sottolineare il suo dissenso circa l’affermazione del celebre pizzaiolo napoletano, aggiunge, a proposito dello “snack” di Cracco, che non sopporta vedere quella “cosa” e soprattutto sentirla chiamare “Margherita”.

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Concludendo, quindi, le domande possono essere queste:  bisogna chiudere pietosamente un occhio su quella che molti hanno definito la “fresella” di Cracco ponendo così anche fine all’ondata di superpopolarità che sta piombando sullo chef milanese? O bisogna lottare affinchè  lo stesso cambi il nome alla sua merendina salata circolare? O ancora, bisogna riservare a Cracco lo stesso trattamento che lui usava per i concorrenti televisivi di MasterChef meno bravi ricordandogli un qualche cosa che a parte il gusto si chiama estetica? O lasciarlo libero di continuare a sfornare la sua “pizza” e di  continuare a leggere i commenti sempre più comici e sagaci che piovono sulla stessa?

Avrebbe detto il buon Manzoni: ai posteri l’ardua sentenza! Anche se bisogna ricordare che il grande Senatore del Regno, Alessandro, sia pure anch’egli milanese, scriveva romanzi e poesie e mai si sarebbe sognato di rompere la proverbiale “mazzarella” ai napoletani inventandosi una pizza per Renzo e Lucia.

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