martedì, Giugno 22, 2021

Caserta, le mani del clan Schiavone sul settore caseario: 4 arresti – I NOMI

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Caserta, le mani del clan Schiavone sul settore caseario: 4 arresti - I NOMI
Francesco Monacohttps://www.2anews.it
Francesco Monaco, giornalista. Esperienza dalla carta stampata a internet, radio e tv. Scrittore, il suo primo romanzo: 'Baciami prima di andare'.

Caserta, c’è anche Walter Schiavone, figlio dello storico boss dei casalesi “Sandokan”, tra le persone finite in manette nell’ambito dell’operazione messa a segno dalle forze dell’ordine.

Caserta | Walter Schiavone, figlio di Francesco Schiavone detto “Sandokan” e capo storico del clan dei “casalesi” è stato arrestato insieme ad altre 3 persone (2 in carcere e 1 ai domiciliari) per vari reati: associazione di tipo camorristico, detenzione e porto in luogo pubblico di armi da sparo e da guerra, intestazione fittizia di quote societarie, concorrenza illecita ed estorsione, aggravati dalla finalità mafiosa. Il blitz, coordinato dalla Dda di Napoli, è scattato dopo l’attività di monitoraggio in carcere dei colloqui degli affiliati al clan Schiavone condotta dal personale del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria.

Le 5 misure cautelari (c’è anche un obbligo di dimora nel comune di residenza) arrivano a coronamento di un’indagine che ha portato gli inquirenti ad acquisire gravi elementi indiziari sull’operatività di un gruppo criminale guidato da Walter Schiavone, specializzato nella gestione e controllo – anche attraverso estorsione – della distribuzione di prodotti caseari nei territori della provincia di Caserta, tramite società intestate a prestanome.

Schiavone, secondo quanto riferito, si avvaleva di fidati collaboratori, come Antonio Bianco, Armando Diana, Nicola Baldascino e Davide Natale, da tempo vicini alla citata fazione del clan casalese e tutti colpiti dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Napoli. Bianco e Diana, come lo stesso Schiavone, rispondono anche del reato associativo: il sospetto degli investigatori è che abbiano ricoperto loro ruolo stabile e duraturo all’interno del clan.

Secondo la ricostruzione dagli inquirenti, gli indagati, attraverso le società “Bianco Latte” e “I Freschissimi” riconducibili a Walter Schiavone ma gestite da fiduciari o prestanome, obbligavano vari titolari di vari caseifici della penisola sorrentina a rifornire in via esclusiva le società di Schiavone per la successiva distribuzione di prodotti caseari, impedendo così alle stesse aziende di intrattenere rapporti commerciali con altri distributori e garantendosi una posizione di illecito predominio nella distribuzione dei prodotti caseari nel territorio aversano. Gli imprenditori vittime delle vessazioni del clan erano inoltre costretti con estorsioni e a non riscuotere crediti per decine di migliaia di euro legati alle forniture caseaeri e a vendere i propri prodotti a prezzo ribassato.

Una commercializzazione occulta, in grado di eludere il sistema di tassazione fiscale dato che nella documentazione contabile consegnata ai rivenditori al dettaglio non comparivano mai i marchi “I Freschissimi” e “Bianco latte”. Le entrate delle attività illecite venivano rendicontate dagli indagati con cadenza settimanale direttamente a Walter Schiavone, nonostante fosse sottoposto alla arresti domiciliari nell’ambito di un altro procedimento.

L’operazione ha anche portato al sequestro preventivo d’urgenza della società “Latticini e Formaggi” di Antonio Bianco, impresa tramite la quale l`indagato continuava. Nella perquisizione domiciliare condotta nell’abitazione di Diana sono state inoltre rintracciate e sequestrate varie sostanze stupefacenti (1.474 kg di hashish, grammi 72 di cocaina, marijuana 54 grammi), nascoste in un’intercapedine del vano camino.

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