Carlo Giuffrè nella storia del teatro tra mito e passione

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Carlo Giuffrè nella storia del teatro tra mito e passione

Carlo Giuffrè lascia un indelebile ricordo delle sue prove teatrali, televisive e cinematografiche, così come la memoria del geniale sodalizio artistico con il fratello Aldo. Un omaggio al grande attore dal caporedattore degli spettacoli!

di Giuseppe Giorgio – Era stanco e sofferente Carlo Giuffrè e prima della fine sopraggiunta  ad un mese dal traguardo dei novant’anni, una volta ricoverato all’ospedale San Camillo di Roma per una crisi respiratoria, aveva mostrato i segni di un ematoma cerebrale.

Non erano un caso, quindi, i vuoti di memoria degli ultimi tempi attribuiti alla non più giovane età e non erano ingiustificate le preoccupazioni della inseparabile moglie Lidia Panicali (per gli amici Lilly) figlia del famoso attore e doppiatore Giulio, autorevole rappresentente della prima generazione del doppiaggio.

Enorme il cordoglio suscitato negli ambienti teatrali, televisivi e cinematografici per la morte di Carlo Giuffrè, ed enormi sono pure gli interrogativi che nascono spontanei circa un teatro incapace di rimpiazzare in modo adeguato i grandi artisti di un’epoca d’oro fatta soprattutto di talento.

Per Giuffrè, terzo di quattro fratelli figli di un contrabbassista del San Carlo, il teatro è stato un motivo di vita fin da ragazzino. Tant’è che quando il padre lo lasciò orfano all’eta di soli 8 anni, non esitò nel collegio “Filangieri” dove aveva trovato riparo, a prendere parte a delle recite dopo aver sentito per puro caso la voce che chiedeva “chi vuole fare il teatro?” E dal teatrino del collegio all’ammissione all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica per Giuffrè il passo fu breve, così come veloce ed inarrestabile fu la sua scalata fino alla corte di Eduardo De Filippo.

Lasciando un indelebile ricordo delle sue prove teatrali, televisive e cinematografiche, così come la memoria del geniale sodalizio artistico con il fratello Aldo, Giuffrè dal maestro Eduardo alla prima consacrazione con il successo, giunta nel 1953 come scritturato di Anna Magnani per la rivista di Michele Galdieri “Chi è di scena”, fino  alle tappe di una carriera senza eguali, ha sempre mostrato le caratteristiche di un fuoriclasse della scena.

Famoso per le sue sortite fuori dal palcoscenico e per le sua frecciate contro un mondo artistico e culturale non proprio in linea con i suoi sentimenti, Giuffrè durante la sua vita ha più d’una volta invocato una giusta “dignità per gli attori”.

Capace di attraversare  tutti i sentieri del teatro, passando negli anni da Eduardo alla drammaturgia del figlio Francesco, lascia un vuoto incolmabile in un teatro sempre più orbo di veri maestri.  Ed anche il cinema, dove il fratello minore dei Giuffrè esordì nel 1950 con “Napoli Milionaria” per la regia di Eduardo, perde uno dei suoi più vivaci e validi interpreti, protagonista di una stagione decisamente irripetibile.

Lilly, la moglie di Carlo, da poche ore vedova di uno dei più grandi intepreti dello spettacolo di tutti i tempi, intanto, con i suoi occhi azzurro-verde bagnati dalle lacrime, piange colui che senza il teatro si definiva “inabile”. Ricorda la loro casa estiva nel verde della Quercianella in Toscana, le passeggiate anni Sessanta con i  cani ed un tempo ormai scandito unicamente da labili e nostalgiche memorie.