Sindone, studio conferma che “ha avvolto un uomo torturato”

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Sacra Sindone:

La Sindone, il noto lenzuolo di lino, avvolse un uomo sottoposto a tortura: è la conclusione raggiunta da due nuovi studi scientifici.

La Sindone è un mistero che perdura da secoli, il lenzuolo di lino tessuto a spina di pesce che contiene la doppia immagine accostata per il capo del cadavere di un uomo. La Sindone di Torino, nota anche come Sacra Sindone o Santa Sindone, è un lenzuolo di lino conservato nel Duomo di Torino, sul quale è visibile l’immagine di un uomo che porta segni interpretati come dovuti a maltrattamenti e torture compatibili con quelli descritti nella passione di Gesù. La tradizione cristiana identifica l’uomo con Gesù e il lenzuolo con quello usato per avvolgerne il corpo nel sepolcro. Numerosi sono i riscontri scientifici a suffragio di questa interpretazione che tuttavia non può ancora dirsi definitivamente provata. Le esposizioni pubbliche della Sindone sono chiamate ostensioni (dal latino ostendere, ‘mostrare’). Nel 1988, l’esame del carbonio 14 sulla Sindone, eseguito contemporaneamente e indipendentemente dai laboratori di Oxford, Tucson e Zurigo, ha datato la Sindone in un intervallo di tempo compreso tra il 1260 e il 1390, periodo corrispondente all’inizio della storia della Sindone certamente documentata. Ciononostante, la sua autenticità continua a essere oggetto di fortissime controversie. Sindone: "ha avvolto un uomo torturato"Le ultime si sono avute nel 1978, 1998, 2000, 2010, 2013 (questa soltanto televisiva) e, più di recente, dal 19 aprile al 24 giugno 2015. Dopo la recente scoperta di una sostanza spia della degradazione di sangue e fibre muscolari nel lino della Sindone, l’identificazione di un’altro composto, anche questo legata alla degradazione del sangue, avvalora l’ipotesi che nella tela conservata a Torino dal 1578 sia stato avvolto un uomo torturato. Il risultato, pubblicato sulla rivista ‘Applied Spectroscopy’, è nato dalla collaborazione tra Giulio Fanti, del dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Padova, e Jean-Pierre Laude, dell’azienda francese Horiba Jobin-Yvon, specializzata in tecniche di analisi. Il professor Giulio Fanti, docente di Misure meccaniche e termiche al Dipartimento di ingegneria industriale dell’Università di Padova, e autore dello studio che fa risalire la Sindone al I secolo dopo Cristo, ha promosso e reso pubbliche le nuove analisi. «Le novità sono due, frutto di due analisi diverse condotte su campioni prelevati nel 1978 da Raymond Rogers, che mise dei nastri adesivi a contatto con la Sacra Sindone e poi sigillò tutto su dei vetrini. – dichiara il Prof. Giulio Fanti – Io recentemente ne ho avuti a disposizione due: uno corrisponde a una ferita del polso, l’altro riguarda l’immagine dei piedi insanguinati. Quest’ultimo è quello che ha dato i frutti più interessanti, con fibre contenenti materiali che ho fatto studiare al Cnr di Trieste e in Francia. I risultati sono convergenti: l’uomo avvolto nel telo fu sottoposto a violentissime torture». La ricerca si è svolta presso il Cnr di Trieste, grazie a un TEM, un nanoscopio che riesce a individuare dettagli del milionesimo di millimetro, sono state rilevate notevoli quantità di creatinina con ferritina, secrezioni tipiche di chi è sottoposto a violenze estreme che mettono in difficoltà i reni. Violenze cioè che non sono semplici percosse. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati dalla rivista Plos One. In Francia il dottor Jean-Pierre Laude ha analizzato spettri rilevati all’Università di Padova. Una fibra, presa anche questa nella zona del piede, è ricoperta di un materiale che è risultato essere biliverdina, la sostanza che determina le macchie verdastre che si formano attorno a zone del corpo colpite con molta violenza. Anche questa analisi, pubblicata sulla rivista Applied Spectroscopy , conferma che l’uomo avvolto nel telo fu altamente torturato. Queste analisi non rivelano la datazione perchè avevano altre finalità. L’ultimo dato risale all’analisi al carbonio 14 del 1988, secondo la quale il lenzuolo sarebbe di epoca medievale, non è attendibile; lo dimostra un importante lavoro statistico recentemente pubblicato dal professor Marco Riani. Qui all’Università di Padova le ricerche sulle datazioni alternative, con analisi di tipo meccanico e di tipo chimico, hanno confermato che la Sindone è databile all’epoca in cui Gesù Cristo visse in Palestina. In un importante convegno sulla Sindone negli Stati Uniti è stata presentata una datazione numismatica basata su monete bizantine coniate a partire dal 692 dopo Cristo. La coincidenza fra il volto di Cristo raffigurato sulle monete e il volto della Sindone è strabiliante: un’analisi statistica dei dettagli di una moneta dice che ci sono 7 probabilità su un miliardo di miliardi che il volto coniato sia stato ottenuto senza aver visto la Sindone. Quel volto sindonico all’epoca era conosciuto ed era considerato un modello iconografico. Da un punto di vista scientifico, si evince che il telo ha avvolto un uomo che fu duramente flagellato, inchiodato a una croce, coronato di spine e in condizione di rigidità cadaverica. I nuovi elementi si sommano a molti altri e indicano una notevole coerenza fra gli indizi raccolti e quello che dice la religione cattolica. Ma c’è ancora chi nega la datazione e c’è anche chi sostiene che la figura umana è stata dipinta ma queste dichiarazioni si contraddicono con i dati scientificamente accertati. La scienza si ferma di fronte al fatto che l’immagine corporea non è spiegabile né riproducibile. Non si sa ancora come si sia potuta formare. Un’ipotesi scientifica è quella che fa riferimento a un’esplosione di energia estremamente breve ed intensa proveniente dall’interno del cadavere, che potremmo anche pensare fosse correlata alla Risurrezione.