Con un programma interamente Romantico, il Ravello Festival 2026, ha salutato il suo pubblico alla terzultima serata con la presenza della prestigiosa Gustav Mahler Jugendorchester, diretta da Philippe Jordan che hanno riscosso un grande successo.
Quando nel 1986/87, su iniziativa di Claudio Abbado, fu fondata a Vienna la GUSTAV MAHLER JUGENDORCHESTER (GMJO) nessuno avrebbe mai immaginato che la più importante orchestra giovanile a livello internazionale, potesse continuare la sua promettente e fortunata attività artistica, fino ai nostri giorni, perché non è né facile né scontato raggiungere un traguardo così ambito e lusinghiero.
Ce lo ha ricordato la ricca e intensa programmazione del Ravello Festival 2026, che per il suo terzultimo concerto in programma, quello di sabato 29 agosto, ha invitato sul Belvedere di Villa Rufolo proprio la suddetta orchestra. Posta sotto l’alto patronato del Consiglio d’Europa, propone un ricco repertorio che affronta lavori che spaziano dal classicismo fino alla musica contemporanea, prediligendo il sinfonismo romantico e post-romantico.

E proprio di tale repertorio che parleremo tra poco, quello scelto per l’occasione dal direttore Philippe Jordan, uno dei più grandi e autorevoli artisti della sua generazione; cresciuto in svizzera, ha al suo attivo numerose e prestigiose esperienze, come quelle con la Staatsoper di Vienna (dal 2020 al 2025) e dell’Opéra National de Paris (dal 2009 al 2021) e collaborazioni con i Berliner e i Wiener Philharmoniker, fino a quella attuale, già citata.
Con “L’Incantesimo del Venerdì Santo” che Wagner inserì nel III° atto della sua ultima opera, il Parsifal, con la quale torna al tema dei Cavalieri del Graal e che fu scritta tra il 1877 e il 1882, l’anno prima della sua morte, Jordan ha aperto la terzultima serata del Ravello Festival, con un omaggio molto particolare al compositore al quale Ravello deve tutto e da dove tutto è iniziato. Già dalle prime note di apertura di ampio respiro, si è potuto notare subito che l’orchestrazione che caratterizza questo meraviglioso brano tutto strumentale, è contraddistinto da una nuova forma di fusione che lo stesso Wagner paragonò a “strati di nuvole che si separano e si ricompongono”.
Una sensazione che si è avvertita benissimo dalla forte coesione che si è stabilita da subito tra il direttore e l’intera compagine orchestrale, diretta senza partitura, a memoria, le cui prime parti soliste, soprattutto i fiati, hanno prodotto un suono limpido e “pulito”. Ma è con la seconda parte della serata che si è raggiunto il fulcro centrale del programma, e precisamente con la Sinfonia n. 4 in Mi bemolle maggiore WAB 104 “Romantica” di Anton Bruckner. La Quarta Sinfonia è l’unica che porti un titolo, assegnato peraltro dallo stesso autore, e qualche critico ha anche sollevato una legittima domanda chiedendosi cosa intendesse designare l’autore con questo aggettivo.
Tralasciando queste brevi considerazioni, la Quarta di Bruckner è senza dubbio la sinfonia che ha avuto più revisioni, nel 1874, nel 1878, ancora nel 1879 – 1880, e ancora nel 1882, fino all’ultima, quella del 1888, che è la versione definitiva che il direttore Jordan ha deciso di dirigere la sera del 29 agosto. L’eccellente esecuzione di tutti i componenti della giovane orchestra, è saltata subito alle orecchie già dalle prime note del tema principale del movimento d’apertura, affidato al primo corno, bravissimo nell’esecuzione dello stesso, mentre si sviluppa in pianissimo il tremolo degli archi, deliziosi e sinuosi nello sviluppo dell’intero primo movimento “Bewegt, nicht zu schnell (Mosso, non troppo veloce).
L’Andante quasi Allegretto, scritto in forma-sonata, il cui primo tema è affidato ai violoncelli, è una vera e propria struggente melodia che Jordan affronta con un accentuato lirismo che ci conduce al secondo tema affidato alle viole. Lo scherzo Bewegt – con il Trio Gemächlich, è senza dubbio uno dei movimenti più famosi di Bruckner, dove viene “raccontata” una scena di caccia i cui protagonisti sono gli ottimi corni dell’orchestra che alla fine riceveranno un significativo tributo dal pubblico, mentre il “Trio” e un delizioso Landler popolare, il cui delicato tema è esposto dagli oboi e dai clarinetti, e con la ripresa dello Scherzo, si conclude il movimento.
Il Finale “Bewegt, doch nicht zu schnell (Mosso, ma non troppo veloce) è anch’esso in forma-sonata e contiene ben tre aree tematiche che si sviluppano in un deliziosa pagina orchestrale fatta di attese e trepidazione, in un travolgente crescendo la cui eccellente abilità esecutiva dell’intera compagine orchestrale, riesce ad eseguire con grande precisone e rara concentrazione.
Jordan e la sua eccellente orchestra, nonostante la giovane età di tutti i suoi componenti che caratterizza la particolarità di questa compagine, ci hanno offerto una superba prova di esecuzione sinfonica di grande livello interpretativo, affrontando una delle sinfonie più complesse e celebri, del repertorio tardo-romantico.
L’entusiasmo travolgente del pubblico, tradotto in poderosi e lunghi applausi, non è riuscito però ad ottenere un piccolo bis, che probabilmente avrebbe concluso la serata con un pizzico in più di soddisfazione. Tuttavia il risultato non cambia, e la memoria per esecuzioni così belle e perfette, perdona tutto.
