Pensioni anticipate, trattativa per postini e pompieri

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Ultime notizie sulle pensioni. Sul tavolo tra sindacati e governo è stata prospettata la possibilità dell’eccezione di una platea di lavori gravosi estesa anche a pompieri e postini.

Governo e sindacati sono ancora distanti sulla platea e i criteri necessari per accedere all’esonero dell’aumento dell’età per la pensione a 67 anni dal 2019 ma sono forse più vicini sui nuovi meccanismi di calcolo con cui pesare nel futuro, dal 2021, l’impatto delle aspettative di vita sull’età del pensionamento. L’esecutivo, infatti, avrebbe aperto alla possibilità di calcolare la speranza di vita come media del biennio da confrontare con quella del biennio precedente che dunque potrebbe tenere conto anche dell’eventualità di un calo nelle aspettative. E’ quanto emerso al termine del quarto tavolo tecnico a palazzo Chigi tra l’esecutivo e Cgil Cisl e Uil che si riunirà per l’ultima volta il 13 novembre, prima del nuovo incontro che nel pomeriggio vedrà a confronto il premier Paolo Gentiloni e i leader sindacali. Sul tavolo è stata prospettata la possibilità dell’eccezione di una platea di lavori gravosi (15 categorie, le 11 dell’Ape social più 4 new entry: braccianti, siderurgici, marittimi e pescatori per un totale di 20 mila persone). Domani i sindacati insisterà con la richiesta di ampliare il bacino di individui che, dal 2019, potrebbero vedersi congelare a quota 66 anni e 7 mesi l’età necessaria per andare a riposo. Fonti alle prese con il delicato dossier ammettono che si stanno facendo dei ragionamenti anche su alcune categorie, come i Vigili del Fuoco, i lavoratori delle Poste ed alcuni settori delle Ferrovie (ma i macchinisti e il personale viaggiante sono già ricompresi nella categoria dei lavori gravosi) ma, per dirla con le parole di un tecnico, «è piuttosto improbabile che ci si possa muovere dallo schema 15». Il vertice di domani si preannuncia complicato.

Nel caso di un calo pensioni nelle aspettative di vita il nuovo adeguamento all’età pensionabile infatti, che comunque non potrebbe mai tornare indietro semmai fermarsi sull’età prevista dall’ultimo aggiornamento, non si scaricherebbe sul biennio in corso, come chiedono Cgil Cisl e Uil, ma su quello successivo. Non solo. La media biennale delle aspettative di vita renderebbe scarsamente percepibili eventuali oscillazioni negative nelle speranze di vita, meglio sarebbe calcolare la media su 5 anni. Obiezioni che il governo avrebbe annotato senza chiudere la porta a modifiche. E un dialogo sarebbe stato avviato anche sulla previdenza integrativa per alcune categorie di lavoratori pubblici e sull’utilizzo del Fis, il fondo d’integrazione salariale delle piccole e medie imprese.

Purtroppo l’accordo è complicato sull’identificazione della platea e dei criteri di accesso all’esenzione dallo scatto di età per il pensionamento dal 2019. La trattativa è difficile; Cgil, Cisl e Uil infatti continuano a chiedere un’ampliamento significativo della platea, troppo pochi 17mila lavoratori, e una revisione dei criteri di accesso al beneficio, “troppi i 36 anni di contribuzione proposti dall’esecutivo”. Ma il governo, come riferiscono al termine dell’incontro i sindacati stessi, “appare rigido nell’impostazione” ed il pacchetto di proposte al momento è “troppo limitato”. I sindacati, peraltro, hanno chiesto al governo anche interventi normativi che nel 2018 rendano più chiaro l’accesso al pensionamento anticipato previsto con l’Ape social nonchè la sua proroga per il 2019. Il vertice sulle pensioni di domani si preannuncia complicato.

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