Cardarelli, cancellato il reparto della Terapia del Dolore

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Il 21 giugno scorso la dirigenza del nosocomio più grande del Mezzogiorno nel piano di riordino inviato alla Regione Campania ha di fatto cancellato la Terapia del dolore, abolendo i posti letto e sostituendoli con un ambulatorio.

Eppure è l’unico del genere in una regione priva di strutture dedicate, soprattutto a pazienti oncologici in fase terminale. Le sole attive, che peraltro non rispondono a pieno alle esigenze di una fascia di malati particolarmente delicata, lavorano in convenzione pubblico-privato.

La consigliera Flora Beneduce(FI) componente della V Commissione Sanità interviene sulla vicenda con una Mozione inviata al Presidente del Consiglio Rosa D’Amelio, al fine di impegnare la Giunta regionale a mettere in campo ogni provvedimento affinché si scongiuri la chiusura immotivata della prima U.O. di terapia del dolore e cure palliative sorta in Italia centro sud.

Nata quasi 40 anni fa, la Terapia del dolore del Cardarelli spendeva all’anno 4 milioni e 800mila euro. Soldi che l’Aorn Cardarelli intende risparmiare.

Ma la  chiusura del reparto determinerà che tutti i malati affetti da patologia tumorale, che arrivano in fase terminale e ricoverati nelle varie divisioni, saranno inviati, come accadeva molti anni orsono, nel dipartimento di emergenza (rianimazione, terapia intensiva, medicina di urgenza) determinando ricoveri impropri e una morte priva di umanità ne deriva che tali ricoveri sottrarranno posti letto ed impediranno ad alcune persone di poter salvare la propria vita senza dover affrontare vergognosi trasferimenti in elicottero per mancanza di posti letto in rianimazione.

Vincenzo Montrone, anestesista e terapeuta del dolore, ha lanciato un appello sul sito change.org. “Sono deluso, amareggiato, vedo l’immensa miopia della politica, il clientelismo – si legge nel documento – e adesso vedo svanire il sogno per cui 40 anni fa, da pioniere, mi battevo per far nascere questa disciplina“.

Tutti i malati che arriveranno in fase terminale e ricoverati nelle varie divisioni, saranno inviati, come accadeva molti anni fa, nel dipartimento di emergenza (rianimazione, terapia intensiva, medicina di urgenza) determinando ricoveri impropri e una morte priva di umanità.

Tra le conseguenze negative anche il fatto che questi ricoveri sottrarranno posti letto, negando a loro volta una speranza di salvezza ad altri pazienti. Se non sottoponendosi ai vergognosi trasferimenti in elicottero. Inoltre c’è la “dimissione protetta” adottata per i pazienti oncologici secondo cui i malati dimessi vengono seguiti al proprio domicilio. La palla passa ora alla Regione.

“Dovrebbe identificare la “Rete di cure palliative” – conclude Montrone -, ma quasi certamente saremo cancellati anche da questa. Il piano sanitario non ha previsto nulla nelle strutture ospedaliere, mentre vorrebbe concentrare tutto sul territorio, carente e di pessima qualità“.