Steven, malato di tumore, l’Inps non paga. Aiutato dall’azienda.

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Il caso di Steven Babbi, 22 anni, malato di tumore e sostenuto dalla sua azienda. L’Inps si difende: “La durata dell’indennità è stabilita dalle norme vigenti, non abbiamo potere discrezionale.”

di Maria Sordino – Una storia da raccontare. Steven Babbi è un ragazzo di 22 anni che, dall’età di 11 anni, è affetto da Sarcoma di Ewing, una grave patologia tumorale. A marzo è stato operato per l’asportazione di un polmone e ha dovuto lasciare il suo posto di terminalista alla Siropack Italia Srl di Cesenatico. Trascorsi i 180 giorni di malattia annui coperti dall’Inps, l’ente pensionistico gli ha sospeso lo stipendio. A quel punto, l’azienda ha preso in mano la situazione: “Continueremo a pagarglielo noi“. Ed è stata proprio l’azienda di imballaggi, con una serie di post su Facebook, ad accendere i riflettori sulla vicenda.stevenLa nostra azienda considera quanto subìto da Steven una profonda ingiustizia – commentano Rocco De Lucia e Barbara Burioli, titolari della società – Siamo rimasti commossi dalla sensibilità dei nostri circa 30 dipendenti, che si sono resi subito disponibili al pagamento di una colletta, ma abbiamo stabilito che sarà la proprietà a provvedere al suo sostentamento, là dove gli organi preposti alla tutela dei lavoratori hanno deciso di voltare le spalle a chi si trova nel bisogno. Agiremo con tutti i mezzi a nostra disposizione per sostenerlo e dimostrargli la nostra vicinanza ed allo stesso tempo sensibilizzare le autorità competenti affinché i lavoratori come Steven possano essere trattati con maggiore umanità“.

stevenUna decisione che fa riflettere alla luce della recente stretta, prevista dalla riforma Madia, sulle assenze per malattia nel pubblico impiego anche in caso di gravi patologie che richiedono terapie salvavita come la chemioterapia. Se da un lato l’obiettivo della riforma è quello di contrastare i furbetti e combattere l’assenteismo su larga scala, il rischio che si corre è quello di penalizzare lavoratori in difficoltà, perché afflitti da patologie gravi che li costringono a terapie devastanti. L’Inps, dal canto suo, ha ritenuto necessario, con una nota, fornire alcune precisazioni sul caso:

L’Istituto ha garantito tutto quello che le norme prevedono in queste situazioni, ossia la possibilità di indennizzare l’azienda per la parte di retribuzione corrisposta al ragazzo entro il limite massimo annuo, che è pari a 180 giorni. Nel caso di Steven, il limite dei 180 giorni indennizzati nel 2017 è stato raggiunto l’11 settembre scorso. Da quella data, conseguentemente, le norme di riferimento non consentono di riconoscere ulteriori periodi indennizzabili nel corso di questo anno solare. Non sussiste alcuna potestà discrezionale da parte dell’Istituto di decidere la durata delle prestazioni erogate, che è definita dalla legge. Il riconoscimento della durata dell’indennità in questione fino all’11 settembre 2017 è stato quindi un atto del tutto vincolato. L’Istituto manifesta la più sentita vicinanza nei confronti di un ragazzo che combatte con grande dignità una difficile battaglia e si rende disponibile a ogni forma di supporto consentito dalle leggi vigenti.”