Napoli, la clochard di Viale Kennedy. Una storia dimenticata

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di Maria Sordino – 26 marzo 2015. Sul Mattino di Napoli si legge: “Appello per la clochard scomparsa. Temiamo per la sua vita.” La notizia si riferisce alla clochard di Viale Kennedy che viveva, da più di due anni, sulla pista ciclabile insieme al figlio e che una sera lasciò il posto dove solitamente dormiva e da quel momento non si è fatta più vedere. Qualcuno, nelle settimane successive, ha riferito di averla vista camminare lungo Via Diocleziano. Ne hanno parlato anche i giornali locali. Poi più nulla. Da allora è passato più di un anno e, con la clochard, è svanito anche il suo ricordo.

Una storia dimenticata – Viale Kennedy alle otto di mattina. Lui a chiacchierare con le guardie giurate della Mostra d’Oltremare, fumando sigarette. Lei a spazzare il marciapiede antistante la casa, con attenzione e cura. Madre e figlio. Lui si chiama Igor e ora sta in carcere, ha fatto qualcosa che non doveva fare. Lei, la chiameremo Rosa, è rimasta sola a spazzare foglie secche che, stese come un tappeto, segnano il passaggio del vento di Libeccio. Rosa ha più di settant’anni, forse. Non se lo ricorda più. I suoi movimenti sono lenti, ritmati, a causa dell’età.

Spesso, la si può vedere immobile, mentre osserva i giovani studenti, che camminano lungo il marciapiede per raggiungere le scuole, poco più avanti. Il Nitti, il Liceo Scientifico e l’Augusto Righi, il Tecnico Industriale. I balconi dei palazzi circostanti sono pieni di fiori. Forse, se avesse avuto anche lei un terrazzo, ci avrebbe potuto coltivare cespugli di rose profumate.

Vicino c’è il parco Robinson dove, nei pomeriggi assolati, le mamme portano i bambini, alla ricerca di un po’ di frescura. Qualche volta ci va anche lei. Si siede su di una panchina, e li guarda giocare, lanciando distrattamente molliche di pane ai piccioni, che si affollano ai suoi piedi.Se la sua vita fosse stata alleviata dalla presenza di un compagno, di un marito, forse la sua esistenza sarebbe andata diversamente. Ma così non è successo.

Rosa trascorre ore e ore, silenziosa, col viso corrucciato dalle rughe che disegnano un sorriso appena accennato sulle labbra, senza che qualcuno si avvicini a chiedere ‘come stai?’ o a chiedere del tempo o del prezzo delle zucchine, che costano come tartufi. La giornata scorre a due velocità, nella strada di Rosa. I passanti, frettolosi, che le camminano affianco e Rosa che, a piccoli passi, si muove lungo il marciapiede, assorta nei suoi pensieri.

Passeggia fin quando il sole comincia lentamente a sparire dietro la chioma folta degli alberi e la penombra prende il sopravvento. Allora, appoggiandosi al bastone, si ritira. Rientra nella sua casa, che è veramente molto piccola. La sua vita è tutta lì, in quei pochi metri. La sua casa. Quella casa che si è costruita insieme al figlio pezzo pezzo, rovistando tra le cose che il resto del mondo ha lasciato vicino ai cassonetti. Quella casa che ha un tetto, fatto di cartone, che ha pareti, fatte di cartone. Sembra un piccolo presepe, che un artigiano distratto ha dimenticato di completare. Perché la pioggia non la porti via, l’hanno ricoperta con enormi teli di plastica.

Rosa se ne prende cura, come fosse una reggia, come fosse una casa “normale”. Così come ha cura di se stessa. I capelli sono sempre ben pettinati e tenuti in ordine da un cerchietto, forse un ricordo di gioventù. Lei è lì, ogni giorno, ogni notte. È lì col freddo, con la pioggia o con il vento. È lì col caldo e col bel tempo. È lì nella sua casa.

Nessuno che si fermi a guardare, nessuno che si fermi a parlare. Le auto corrono, rallentando al rosso luccicante del semaforo e sguardi distratti o assorti, neanche sfiorano quell’angolo di mondo, per poter continuare ad essere indifferenti. In quella strada la vita scivola senza che qualcuno si accorga di quel pezzetto di marciapiede che è la casa di Rosa. Poi un giorno qualcuno ha cominciato a lamentarsi. Non è bello che una persona anziana viva in quelle condizioni, tra l’altro in prossimità della Mostra d’Oltremare, che accoglie Mostre e Manifestazioni. È sporca e rumorosa, soprattutto di notte. Per giunta, lì proprio lì, passa la nuova pista ciclabile, che si snoda lungo il marciapiede, come su di una pista da motocross, a causa delle radici degli alberi. Cominciano a incontrarsi, formano un comitato, si rivolgono alle forze dell’ordine. Arriva anche un’ambulanza, per farla andare via. Eppure Rosa ogni volta torna, torna alla sua casa.

Poi, una sera di primavera, Rosa è sparita. Nessuno l’ha più vista. Mi piace pensare che adesso lei si trovi in un altro posto, magari dove ci sono gli alberi e un bel giardino pieno di fiori profumati, di frutti rigogliosi e che abbia una casa confortevole, calda e accogliente, in cui abitare. (Da una libera interpretazione di Maria Sordino)