30-10-20 | 06:14

Smart working, le nuove regole in vista dell’autunno

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Francesco Monacohttps://www.2anews.it
Francesco Monaco, giornalista pubblicista. Esperienza dalla carta stampata a internet, radio e tv. Scrittore, il suo primo romanzo: 'Baciami prima di andare'.

Dal 15 ottobre, salvo proroghe, sono destinate a cambiare le regole sullo smart working: ecco le novità a cui andremo incontro.

Le attuali regole sullo smart working sono legate allo stato di emergenza, che, salvo proroghe, terminerà il 15 ottobre. Da quella data cambieranno le regole o, per meglio dire, torneranno in vigore quelle precedenti e più restrittive, che offrono meno possibilità di flessibilità organizzativa sia per i datori di lavoro sia per i lavoratori.

Infatti durante le fasi di emergenza Coronavirus, dal lockdown in poi, il lavoro in modalità agile è stato incentivato con modalità di accesso semplificate. Ad esempio, il Decreto Rilancio lo ha configurato come un vero e proprio diritto per i genitori di figli minori di 14 anni mentre nella pubblica amministrazione la possibilità per i dipendenti pubblici di lavorare a distanza è stata incentivata con un incremento delle “attività smartabili” che tendenzialmente, secondo le direttive impartite dalla ministra Fabiana Dadone, dovrebbe raggiungere il 50% delle complessive prestazioni lavorative entro il 31 dicembre.

Adesso però, se l’emergenza sanitaria non si protrarrà anche in autunno, le cose potrebbero cambiare – ricorda laleggepertutti.it – e, salvo che per il comparto del pubblico impiego, dove il lavoro agile è già stato prorogato fino al 31 dicembre 2020 per le mansioni che possono essere svolte a distanza, la possibilità di collocare i lavoratori in smart working dovrebbe tornare ad essere soggetta alle regole ordinarie di legge precedenti alla normativa straordinaria varata durante la pandemia di Covid-19: in particolare, occorrerà un accordo individuale e stipulato per iscritto tra ogni datore di lavoro e lavoratore, nel quale dovranno essere stabiliti i tempi e le modalità delle prestazioni lavorative rese in modalità agile e dunque al di fuori dei locali aziendali.

Inoltre, dovranno essere regolamentati i tempi di riposo e il diritto alla disconnessione, stabilendo gli orari in cui il dipendente può assentarsi dal monitor del computer e dalle chiamate aziendali, potendo tranquillamente “staccare la spina” senza il dovere di essere costantemente reperibile. I sindacati delle imprese e dei lavoratori stanno già mettendo a punto le linee guida per stabilire i contenuti inderogabili di questi nuovi accordi contrattuali.

Fino al 15 ottobre, invece, l’accordo individuale non è necessario e la possibilità di ricorrere allo smart working è stata notevolmente semplificata ed agevolata, eliminando la maggior parte dei vincoli all’accesso. Ma l’esperienza compiuta in questi mesi ha lasciato il segno: quella che era iniziata come una “svolta forzata” ha cambiato le abitudini di milioni di lavoratori, con ricadute positive anche sulle imprese, e così il Governo sta prevedendo nuove norme ed ha già adottato alcune misure per rendere stabile, e al contempo flessibile, la normativa sullo smart working anche dopo il termine dello stato di emergenza.

Ad esempio, il Consiglio dei ministri ha recentemente approvato un decreto che consente i congedi straordinari e lo smart working per tutti i genitori di figli minori di 14 anni in caso di “quarantena obbligata” dei figli: un’eventualità che potrebbe verificarsi in caso di contagi a scuola che comporterebbero la chiusura delle classi interessate o dell’intero istituto.

Ma se a contrarre il Covid-19 dovesse essere il lavoratore subordinato, anche se asintomatico, l’isolamento obbligatorio domiciliare comporterà anche il divieto di poter lavorare da casa. Infatti l’isolamento è equiparato alla malattia ed a norma di legge non è possibile rendere le prestazioni lavorative durante questo periodo. Ma tra le eventualità in esame ora spunta la possibilità di fare lavorare in smart working gli asintomatici, se ci sarà il consenso del lavoratore. Anche questo è uno dei temi del dibattito nei tavoli di confronto aperti tra sindacati e imprese.

“Indietro non si torna, lo smart working sarà una grande rivoluzione e l’Italia ha fatto un grande salto in avanti”, assicura la ministra per la Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, sottolineando che “dopo l’emergenza lo smart working sarà regolamentato, non sarà cinque giorni su cinque, non ci sarà una chiusura delle serrande degli uffici pubblici, ma sarà uno o due giorni a settimana e non per tutti i tipi di lavoro”. Intanto la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, sta organizzando il calendario degli incontri per i prossimi tavoli di confronto con i sindacati.

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