Viaggio nelle settecentesche ville del territorio vesuviano

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Un breve e interessante viaggio tra Terzigno e San Giuseppe Vesuviano nelle ville del ‘700 alla ricerca di quelle origini storico-culturali presenti nel nostro territorio, e troppo spesso dimenticate.

La custodia e la valorizzazione dei beni culturali ha sempre rappresentato per la società civile un punto fermo nella ricerca e nella promozione di quei luoghi che, per valore storico, artistico ed architettonico, testimoniano un passato fiorente e importante, ma troppo spesso dimenticato e talvolta abbandonato dall’incuria del tempo.

Questa breve introduzione ci conduce a Terzigno, una cittadina moderna e dinamica che si estende ai piedi del Vesuvio, dove è ubicata una famosa Villa Vesuviana del ‘700: Villa Bifulco (nelle foto), una delle poche esistenti nella zona, risparmiata dalla furia devastante della lava vulcanica durante l’ultima eruzione del Vesuvio, La Villa, meglio conosciuta con il suo nome originario come “il Casinò Specioso” presente nella masseria di Terzino, fu fatta costruire da Vincenzo Bifulco, fratello minore del primogenito Giuseppe nato nel 1737 e, sebbene non si conosca con precisione la data di nascita di Vincenzo, essa va collocata intorno il 1740: è pertanto presumibile che la villa sia stata costruita intorno il 1760.

L’edificio presenta caratteristiche tali da essere considerato un classico esempio di residenza estiva, nato con il preciso scopo di divenire un centro di raccolta per la produzione agricola dell’area destinata a vigneto, la cui famiglia ancora porta il nome. ville

La villa, infatti, è collocata alle falde del Vesuvio proprio in un’area collinare destinata a vigneto, proprio come risulta dai documenti di archivio, dove la produzione del vino era in quantità tale che questa attività non si limitava soltanto ad un uso personale, ma si allargava anche a una seria e fattiva possibilità di commercio.

Il Casinò, infatti, fu valutato circa 14.800 ducati dagli organi competenti. Poco distante Villa Bifulco, sempre nel comune di Terzigno, percorrendo la strada che segue parallelamente la linea ferroviaria della circumvesuviana si arriva ad un’ altra suggestiva ed interessante Villa Vesuviana, di costruzione più recente e anch’ essa di proprietà privata: Villa Saviano.

Questa, era un tempo la dimora del sacerdote Giuseppe Bifulco, ex sindaco di Ottaiano. Villa Saviano rappresenta una delle case più importanti della zona, dove uno stile architettonico Vanvitelliano ne rispecchia le forme e i contenuti per un approccio storico-artistico di notevole interesse.

Continuando a restare entro i confini del comune di Terzigno si può la Villa dei Baroni Buonincontro, con ampie scuderie per carrozze e stalle per i cavalli.

La villa dei Baroni Massa, dei Medici e il Casinò del Re Carlo III, famosa dimora per il riposo e le escursioni di caccia del sovrano, fu per questo motivo che la zona venne denominata la “Posta del Re”.

Allontanandoci brevemente dal luogo su citato e dirigendoci nel comune di San Giuseppe Vesuviano troviamo la bellissima Villa del Duca di Pironti, che in origine era di proprietà della famiglia d’Agostino, vassalli di una importantissima famiglia fiorentina: i Medici, signori e padroni del territorio di Terzigno, che hanno dato alla storia papi, sovrani, ministri e perfino artisti, un ramo dei quali decise di trapiantarsi al sud, proprio dalle parti dei comuni vesuviani.

La villa, che risale a un periodo a cavallo tra il ‘700 e l’800, fu acquistata dal tenente di vascello Gennaro Pironti intorno il 1870.

La villa continua a essere oggetto di frequenti furti, sono infatti scomparse tutte le porte, gli arredi interni, i mobili, i quadri e tutto ciò che poteva avere  un  valore storico e soprattutto commerciale, furti accompagnati comunque sempre da continui saccheggi, che hanno ridotto purtroppo gli ambienti interni ad un vero e proprio deposito di rifiuti, perpetuati da esseri  chiaramente mediocri che con i loro vergognosi atti di vandalismo recano un enorme danno alla storia e alle tradizioni di una terra, che non merita certamente questa sorte iniqua e malvagia.

Per questo motivo necessita un rinnovato e più presente impegno culturale da parte delle istituzioni, che abbia come obiettivo primario una riflessione sul rapporto tra Siti d’Arte e territorio, per un impegno più fattivo e appropriato affinché la salvaguardia di queste “vive” testimonianze, non vada persa per sempre nel solito dimenticatoio dei potenti.