C’era una volta la “Posteggia Napoletana”

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La “Posteggia Napoletana” una vecchia  e preziosa tradizione partenopea che oggi purtroppo è completamente sparita.

di Carlo Farina – Partendo da un breve “viaggio” attraverso la canzone classica napoletana, voglio ricordare una vecchia e dimenticata tradizione partenopea, che si consumava prevalentemente tra i tavoli dei ristoranti, dove i fortunati clienti potevano ascoltare, mentre gustavano le specialità partenopee, le più note canzoni classiche partenopee. Queste venivano suonate e cantate, con impeccabile eleganza e garbata ironia, da piccoli gruppi di artisti che, vestiti rigorosamente di scuro, si presentavano come “I Posteggiatori”. Stiamo infatti parlando di quei tipici cantanti e suonatori ambulanti che, generalmente in gruppi di cinque, che si accompagnavano con un mandolino, una chitarra, un violino, un “cantante di voce” e un “cantante-dicitore”, allietavano le serate degli avventori partenopei, proponendo quel grande ed unico bagaglio culturale che è rappresentato dalla Canzone Classica Napoletana. Questi modesti ed appassionati artisti, o meglio artigiani della canzone napoletana, sono quasi del tutto scomparsi da questi luoghi, sia per il controllo da parte della SIAE (società degli autori), che per l’intolleranza da parte di alcuni proprietari di ristoranti, preferiscono dimenticare le tradizioni, e rifiutano la responsabilità di un impegno ben preciso. E pensare che la loro garbata “abitudine” di fare il giro dei tavolini per raccogliere le offerte dei clienti, non li ha mai fatti scendere al livello di inopportuni ambulanti, anzi la loro arte si è sempre distinta in modo elegante e tutt’altro che volgare. L’esempio di questa loro nobile e grande professionalità, è dato da uno dei più famosi tenori del mondo, Enrico Caruso, che nel 1890, appena diciassettenne già cantava in caffè e trattorie, esibendosi anche con il suo amico Adolfo Narciso. E fu proprio questa sua giovanile ed importante esperienza da posteggiatore, che gli aprì le porte alla sua lunga e brillante carriera di cantante, dove in una delle sue numerose performance fu notato dal baritono Missiano, che lo indirizzò al maestro Guglielmo Vergine. Ma la “musica da tavola” è sempre stata presente nel corso della storia, ed in ogni epoca, infatti già nel lontanissimo 1221, il re Federico II di Svevia si scagliava contro i suonatori ambulanti, che nelle taverne, a suo dire disturbavano il sonno dei napoletani. Ma i “posteggiatori” hanno anche avuto il merito di diffondere la cultura della canzone partenopea, soprattutto per coloro che non avevano la possibilità di ascoltarla nei luoghi di privilegio, riservati solo ai più ricchi, e così la musica li raggiungeva proprio nel momento in cui consumavano un pasto, diventando un importantissimo veicolo di cultura e comunicazione sociale. Ma cosa è rimasto oggi di questa antica ed indimenticabile tradizione partenopea? Probabilmente solo vecchi e malinconici ricordi di un passato che troppo in fretta si dimentica, e lascia il posto a tanto e troppo cattivo gusto che impera sovrano tra la cultura del XXI secolo, indegna testimone di ignobili e vergognose cadute di qualità. Oggi i pochi superstiti di questa simpatica categoria, rappresentano un monumento vivente a un canzone che non si potrà mai più rinnovare, ma solo preservare dagli attacchi del tempo che trascorre inesorabile ma che ci regala almeno il fascino di un’arte eterna. E’ di questo ne siamo consapevoli.