Unicef, spose bambine: il fenomeno è in diminuzione

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L’Unicef denuncia che, nel mondo, sono ancora circa 650 milioni le donne, oggi ancora in vita, che si sono sposate da bambine. Una misura allarmante delle dimensioni che il fenomeno ha avuto negli anni passati e che, secondo le ultime stime, è in netto miglioramento.

In occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna, l’Unicef denuncia che, nel mondo, sono ancora circa 650 milioni le donne, oggi ancora in vita, che si sono sposate da bambine, anche se le stime più recenti indicano una riduzione globale complessiva di 25 milioni di matrimoni, rispetto a quelli previsti 10 anni fa a livello mondiale.

I dati Unicef

In Asia meridionale, per esempio, si è assistito alla diminuzione maggiore al mondo dei matrimoni precoci degli ultimi 10 anni: il rischio che una ragazza si sposi prima del suo 18esimo compleanno è calata di oltre un terzo, da circa il 50% al 30%, in larga parte grazie ai progressi avvenuti in India. Tuttavia, per porre fine a questa pratica entro il 2030, il traguardo fissato dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, i progressi devono accelerare significativamente. Senza un’ulteriore accelerazione, oltre 150 milioni di ragazze in più si sposeranno prima del loro 18esimo compleanno entro il 2030.

Cosa si sta facendo

L’UNICEF, in collaborazione con i governi, la società civile e le altre Agenzie dell’ONU, sta gettando le basi per porre fine ai matrimoni precoci a livello globale. Il risultato è che, soprattutto nei Paesi a maggior rischio, si stanno raggiungendo i primi risultati tangibili.
L’Ecowas (la comunità economica degli stati dell’Africa occidentale) ha adottato una piattaforma strategica che individua, per la prima volta, il matrimonio precoce come uno dei settori prioritari di intervento. Altri tre Paesi (Kenya, Benin e Guinea) si sono uniti alla campagna lanciata dall’Unione africana per contrastare i matrimoni precoci, portando il totale dei Paesi coinvolti a quota 21.

Attivata la Commissione interamericana delle donne

Per la prima volta l’Organizzazione degli stati americani ha approvato una risoluzione in cui si impegna ad affrontare il problema del matrimonio infantile attraverso la “Commissione interamericana delle donne”. Inoltre, diversi Paesi hanno inasprito la propria legislazione, rendendo illegale il matrimonio per i ragazzi e le ragazze con meno di 18 anni.
Secondo l’Unicef nel corso del 2017 sono stati 17 i Paesi che hanno approvato piani di intervento o strategie nazionali per contrastare i matrimoni precoci. Libano, Giordania, Bangladesh, Benin, Cameroun, India, Indonesia, Kenya, Mali, Senegal, Sierra Leone, Sud Sudan, Zimbabwe. Il Malawi, ad esempio, ha modificato la propria costituzione (stilata nel 2015) mettendo al bando i matrimoni precoci. Molti Paesi dell’America Latina (Repubblica Dominicana, Honduras, El Salvador e Guatemala) hanno innalzato l’età minima a 18 anni senza eccezioni (ad esempio il matrimonio tra minori con l’assenso dei genitori o di un tribunale). Mentre in India, la Corte Suprema ha stabilito che i rapporti sessuali con una moglie minorenne sono, anche davanti alla legge, uno stupro.
Resta comunque l’istruzione una delle strategie più efficaci per proteggere le bambine dai matrimoni precoci, migliorando le loro opportunità all’interno della comunità e la possibilità di avere relazioni con i coetanei e con il resto della comunità.