A Napoli ospedali senza ambulanza rianimativa

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Da 3 mesi ormai l’ambulanza rianimativa dell’ospedale ‘San Paolo’ è ferma per problemi al respiratore allestito sul mezzo e, per questo motivo, è stata declassata a mezzo di soccorso ordinario.

di Maria Sordino – L’ultima ambulanza disponibile, in postazione all’ospedale San Giovanni Bosco alla Doganella, è ferma da qualche giorno a causa di un incidente in cui è stato coinvolto il veicolo. A dire dei tecnici del servizio autoparco, si tratta di un fermo destinato a durare poco, il tempo di aggiustare la carrozzeria, dal momento che si è trattato di un lieve incidente senza compromissione del funzionamento dei servizi essenziali dell’ambulanza.

In questi mesi, il veicolo ha permesso di sopperire alle necessità di collegamento tra gli ospedali dei quartieri periferici di Napoli e il Pronto Soccorso degli ospedali della zona collinare, con un esborso notevole di tempo e denaro e, soprattutto, con un rischio maggiore per i pazienti in emergenza. Perché? Se un paziente, ricoverato presso il P.S. dell’ospedale S. Paolo per gravi problemi cardiaci, neurologici o di altro tipo, richiedeva il trasferimento urgente presso altre strutture ospedaliere più attrezzate, il sanitario di turno, dopo aver assicurato il primo soccorso al paziente, doveva contattare telefonicamente l’autoparco centrale dell’ASL NA 1 Centro a Capodichino (distante 10 km circa) per chiedere che venisse inviata l’ambulanza rianimativa dal San Giovanni Bosco. Presi l’ammalato, il medico e gli infermieri del S. Paolo, previsti sull’ambulanza e partiti per il Cardarelli, il Monaldi o il Policlinico, altri 10 km circa, consegnato l’ammalato, l’ambulanza era costretta a ritornare ancora una volta al S. Paolo per riaccompagnare i sanitari saliti a bordo (altri 10 km). Finito il servizio per il quale era stata chiamata, l’ambulanza rianimativa, ritornava alla base di partenza (ancora 10 km), percorrendo un tragitto doppio nel doppio del tempo per far arrivare l’ammalato nell’ospedale utile a salvargli la vita.

Ora, alla luce degli ultimi fatti, per consentire il trasporto dei pazienti in condizioni di emergenza, risulta necessario ricorrere all’utilizzo di ambulanze private da parte dell’Asl partenopea e garantire così il soccorso rianimativo sulle postazioni scoperte “con un aggravio di spese francamente insostenibile e inaccettabile”, secondo il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli. Sempre secondo Borrelli, il problema è che “il Ministro Lorenzin continua a non nominare il commissario, perché la legge le imporrebbe di indicare il presidente De Luca e lei, per motivi politici, non ha alcuna intenzione di farlo, preferendo continuare sulla strada fallimentare del commissario esterno che costa anche oltre 400.000 euro, soldi che avrebbero permesso di comprare ben 4 ambulanze rianimative”.