Bollette telefonia e pay tv, stop a 28 giorni

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Bollette: dal 1 luglio aumento luce +6,5% e gas +8,2%

Un emendamento del Partito democratico è stato depositato in commissione Bilancio del Senato. La proposta di modifica stabilisce che le bollette siano “su base mensile o multipli”.

Divieto, in tutti i settori soggetti ad authority indipendenti, di emettere fatture a 28 giorni, in modo non solo da fermare chi già lo fa, come le Tlc o le pay tv, ma anche per evitare che altri vengano tentati dall’idea.

E’ quanto prevede un emendamento del Partito democratico (primo firmatario Stefano Esposito) al decreto fiscale che anticipa la legge di Bilancio: è stato depositato in commissione Bilancio del Senato. La proposta di modifica stabilisce che le bollette siano “su base mensile o multipli”.

Il testo ricalca la proposta di legge depositata alla Camera da Alessia Morani e modifica la legge del ’95 che ha istituito le authority. Previsto anche il raddoppio delle sanzioni e un indennizzo forfait da 50 euro per i clienti.

Come ricostruisce Repubblica in edicola, le grandi compagnie sarebbero anche pronte a tornare indietro alla fatturazione mensile, vista la pressione ormai crescente da ogni parte, ma chiedono al governo una sorta di periodo di moratoria sulla possibilitù dei clienti di recedere dai contratti.

In sostanza, vorrebbero far scattare degli aumenti tariffari per il 2018 in concomitanza con il ritorno alle 12 bollette, in modo da spalmare gli stessi incassi annui su meno fatture ma senza perdere introiti per i loro conti economici. Se così facessero, dovrebbero concedere ai clienti la possibilità del recesso gratuito.

Temendo però una corsa al ribasso da parte di alcune compagnie, alcune società suggeriscono di congelare questo diritto per i consumatori.

Ufficialmente, Asstel in una nota “precisa di aver chiesto, per conto di tutti gli operatori telefonici associati, di poter incontrare quanto prima tanto il ministro dello Sviluppo Calenda, che i parlamentari promotori dei disegni di legge sul tema.

Asstel ribadisce altresì che gli operatori telefonici che propongono un periodo di fatturazione a 28 giorni hanno adottato comportamenti legittimi in quanto la tariffazione è a tutti gli effetti una componente dell’offerta commerciale”.

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Non sembrano pensarla così dal Mise, dove fanno filtrare che la tariffazione a 28 giorni “rappresenta una pratica commerciale scorretta che verrà esplicitamente vietata attraverso appositi strumenti legislativi nelle prossime settimane”.

Per quanto riguarda la sanzione delle passate condotte – continuano le fonti – la valutazione spetta all’Agcom ma l’auspicio del Ministero è che i consumatori siano rimborsati. Posizione che fa subito esultare il Codacons e che viene confermata dallo stesso Calenda: “Il tema che non riguarda me è il pregresso”, ha precisato il ministro.

“E’ chiarissimo che si tratti di una pratica commerciale scorretta”. A chi gli chiedeva se potesse incontrare le società, Calenda ha detto: “Possiamo incontrarli o meno ma il tema per noi è già definito”.

Il Garante stima che il maggiore fatturato che viene da Internet, fisso, sim in abbinamento con la fatturazione a 28 giorni sia arrivato addirittura alla cifra di un miliardo di euro, mentre le armi sanzionatorie si limitano a cartucce per circa un milione.

Nell’emendamento presentato al Senato in replica alla proposta della Camera, si rafforzano le sanzioni in caso di violazione.

Si prevede, si legge, “una sanzione pecuniaria da 500mila euro a 5 milioni” e “si dispone a carico dell’operatore sanzionato il pagamento di un indennizzo forfetario, non inferiore a 50 euro, in favore di ciascun utente interessato dalla illegittima fatturazione”.

“I contratti di fornitura nei servizi di pubblica utilità – si legge nella proposta di modifica – prevedono la cadenza di rinnovo delle offerte e della fatturazione dei servizi, ad esclusione di quelli promozionali a carattere temporaneo o stagionale, su base mensile o suoi multipli”.