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Perché utilizzare l’eparina nella cura dell’infezione da Covid-19

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Maria Sordinohttps://www.2anews.it
Maria Sordino - cura la pagina della sanità, sociale, attualità, è laureata in Scienze Biologiche, scrittrice.

L’Aifa (l’Agenzia Italiana del Farmaco) ha dato l’ok per uno studio sull’impiego dell’eparina a basso peso molecolare contro il Covid-19. Perché utilizzare un anticoagulante nella cura dell’infezione da Covid-19?

Lo studio coinvolgerà 300 pazienti e 14 centri in Italia. Vedrà l’impiego del biosimilare di enoxaparina sodica (Inhixa*) nel trattamento dei pazienti con quadro clinico moderato o severo e sarà coordinato da Pierluigi Viale, ordinario di Malattie Infettive dell’Università di Bologna e direttore dell’Unità Operativa Malattie Infettive del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi. 

Ai 14 centri italiani coinvolti nello studio l’eparina sarà fornita gratuitamente dall’azienda farmaceutica Techdow Pharma, filiale italiana della Shenzhen Hepalink Pharmaceutical Group.

L’anticoagulante

L’enoxaparina sodica che verrà esaminata è un’eparina a basso peso molecolare con un’elevata azione antitrombotica che ne fa, ad oggi, uno degli anticoagulanti più utilizzati per la prevenzione e la terapia delle tromboembolie venose e arteriose nei pazienti sottoposti a intervento chirurgico o allettati.

Tutti i 300 pazienti ammessi alla sperimentazione riceveranno enoxaparina biosimilare per via sottocutanea (Inhixa*) in mono-somministrazione giornaliera. Un primo gruppo di 200 pazienti con dose di profilassi pari a 4.000 U.I. e un secondo di 100 partecipanti con dosi terapeutiche intermedie di 6.000, 8.000 o 10.000 U.I., in base alla massa corporea.

Perché un anticoagulante nella cura dell’infezione da Covid-19

A oggi sappiamo che le alterazioni della coagulazione e le complicazioni trombotiche nei pazienti Covid-19 hanno un ruolo significativo in termini di incidenza e di rilevanza clinica e sono una delle più importanti variabili associate a mortalità. 

Alla luce delle evidenze scientifiche raccolte finora e dei risultati incoraggianti che provengono dagli studi svolti in Cina, sia in vitro sia sui pazienti, è nata l’idea di promuovere una sperimentazione anche in Italia impiegando, a scopo terapeutico, un dosaggio medio-alto del farmaco.

Non solo. L’eparina ha una struttura molto simile all’eparan solfato, molecola presente sulla superficie cellulare del nostro organismo e usata dal SARS-CoV-2 per aderire alla cellula, prima di entrarvi e liberare all’interno sostanze tossiche chiamate citochine. L’anticoagulante attrae il virus che si attacca al farmaco: il virus viene così ingannato e, anziché aggredire le cellule sane, aggredisce l’eparina.

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