Dopo l’inaugurazione del 16 ottobre con il concerto “Radio Trianon”, in scena arriva “La Cantata dei Pastori” con Peppe Barra e Lalla Esposito, “Così fan tutte” di Mozart, la rassegna per ragazzi “Esercizi di Fantasia”, gli spettacoli di Davide Iodice, Enzo Cosimi, Armando Punzo, Dadà, Sabrina Scuccimarra, Mimmo Borrelli, Luca Saccoia, Gino Curcione, Emanuele Valenti e Gianni Vastarella.
Più di un semplice cartellone teatrale, un progetto culturale che guarda a Napoli come inesauribile patrimonio di storie, suoni e identità. È con questa visione che Pierpaolo Sepe inaugura il suo percorso alla direzione artistica del Trianon Viviani, presentando la stagione 2026-2027, dedicata a Gennarino Capuozzo, il giovane simbolo delle Quattro Giornate di Napoli, raccolta sotto il motto “Curre curre guagliò”. Un programma costruito per far dialogare tradizione e contemporaneità, dove teatro, musica, danza, memoria civile e nuove forme espressive convivono in un unico racconto.
«Presentare una stagione teatrale – ha detto Sepe- non significa soltanto annunciare un calendario di spettacoli. È dichiarare una visione. Perché un teatro è uno sguardo. E ogni sguardo è una scelta», mentre il presidente Gianni Pinto ricordando i tanti debiti pagati e la necessità di un rafforzamento generale, ha ribadito la vocazione multidisciplinare del Trianon. Dalla Regione Campania Roberto Fico, anch’egli presente all’evento, ha ricordato il valore civile dei teatri quali luoghi di comunità e democrazia culturale, condiviso anche dall’assessore regionale Onofrio Cutaia.
Carlo Puca, Assessore comunale alla Partecipazione Attiva e all’Immagine della Città, ha infine sottolineato la capacità del cartellone di far dialogare tradizione e contemporaneità. Cinque le produzioni del Trianon: il ritorno di “Festa di Piedigrotta” di Viviani con la regia di Nello Mascia e le musiche di Eugenio Bennato; “Le Quattro Giornate di Napoli. Ovvero della dignità perduta” diretto da Carlo Cerciello; “Mala-Mente” di e con Peppe Lanzetta, regia di Raffaele Di Florio; “Na meza buscia” di Alessio Forgione con Francesco Di Leva, Rosario Giglio, Daniele Vicorito e Anna Carla Broegg, regia di Pino Carbone; quindi “Pulcinella. Ovvero una cosa che somiglia al mondo”, scritto e diretto da Noemi Francesca con Giovanni Ludeno e Riccardo Festa, fino alla “Festa finale” dedicata alla scena rap napoletana.
Viviani resta riferimento costante con il Festival del Teatro Carcere. Accanto alle produzioni, dopo l’inaugurazione del 16 ottobre con il concerto “Radio Trianon”, trovano spazio “La Cantata dei Pastori” con Peppe Barra e Lalla Esposito, “Così fan tutte” di Mozart, la rassegna per ragazzi “Esercizi di Fantasia”, gli spettacoli di Davide Iodice, Enzo Cosimi, Armando Punzo, Dadà, Sabrina Scuccimarra, Mimmo Borrelli, Luca Saccoia, Gino Curcione, Emanuele Valenti e Gianni Vastarella, oltre alle letture con Imma Villa e Marcello Cotugno. Ricchissima anche la musica con Teho Teardo e Blixa Bargeld, Ivan Granatino, Franco Ricciardi, Giovanni Truppi, la Nuova Orchestra Scarlatti, Calibro 35, Maldestro, Barbara Buonaiuto, Flo, Irene Scarpato, Francesco Di Bella, Dario Sansone, Enzo Avitabile e Peppe Servillo, Lina Sastri ed EbbaneSis. Completano le proposte, Trianon Danza, il Premio Nappo e parlando di formazione, l’Accademia dei Mestieri.
Più che un cambio di direzione artistica, quello del Trianon appare come l’avvio di una nuova rotta. Sepe raccoglie un’eredità importante scegliendo di non rinchiudere il teatro nella nostalgia, ma di farne uno spazio vivo, dove la canzone napoletana continua a dialogare con il presente e Forcella torna a essere il luogo privilegiato dell’incontro tra memoria, creatività e futuro.
