Merito e lavoro: il metodo vincente di Antonio Conte e l’esempio per i detenuti

Il mister azzurro protagonista nel carcere di Poggioreale della Rassegna Unicampania “Pensieri di libertà”.

“Antonio Conte, uomo del Sud, calciatore con cervello e polmoni, allenatore che fa del rigore e dell’organizzazione il suo marchio di fabbrica per questa città è un esempio straordinariamente positivo perché insegna ai suoi giocatori e trasmette al pubblico il modello in cui il talento si deve necessariamente fondere con il lavoro, il sudore, l’impegno per diventare vittoria nello sport come nella vita”. Così Raffaele Picaro, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, ha introdotto l’incontro tra l’allenatore del Napoli calcio, Antonio Conte e i detenuti del carcere di Napoli Poggioreale avvenuto all’interno del progetto “Pensieri di libertà” che con il coordinamento scientifico di Giuliano Balbi, si inserisce all’interno di un percorso già avviato dall’Ateneo campano per costruire occasioni concrete di confronto tra detenuti, mondo accademico e figure di rilievo della società civile, utilizzando linguaggi diversi per attivare riflessione e consapevolezza (programma completo degli incontri fino al 15 Luglio su https://www.giurisprudenza.unicampania.it).

L’ormai iconico messaggio ammà faticà di mister Conte diventato il mantra del quarto scudetto del Napoli – ha evidenziato Picaro – oggi in questa sala davanti a tanti giovani che hanno scelto scorciatoie diverse da quelle del lavoro, per colpe non soltanto proprie, deve risuonare come il monito della giusta strada da percorrere per la rieducazione sociale di tanti giovani e meno giovani di questo penitenziario ai quali auguriamo di cuore di riuscire a trovare anche grazie ai tanti progetti positivi che si stanno realizzando per loro anche con il supporto delle Università una strada nuova che gli offra occasioni di un futuro sereno e laborioso”. All’incontro presente tra gli altri anche il garante dei detenuti campani Samuele Ciambriello.

Il tecnico del Napoli si è detto profondamente colpito dall’esperienza, richiamando la propria infanzia, quando da ragazzo seguiva il padre verso un campo di periferia per allenarsi insieme ad altri coetanei animati dalla stessa voglia di emergere, ma già esposti al richiamo di una strada che non sempre lascia spazio a seconde occasioni. Un passaggio che ha segnato il tono dell’incontro, perché Conte ha riconosciuto in molti dei detenuti quella linea sottile che separa un percorso costruito da uno che si spezza, ricordando come diversi ragazzi cresciuti con lui abbiano poi smarrito la direzione.

Alle domande dei presenti, il confronto si è spostato sul significato di “non mollare mai”, espressione che per l’allenatore non coincide con una resistenza astratta ma con la capacità concreta di reagire agli errori, accettarli e trasformarli in strumenti di crescita. Tutti sbagliano, ha spiegato, ma la differenza sta nel modo in cui si affronta l’errore, senza negarlo e senza sottrarsi alla responsabilità di migliorarsi.

Il concetto di disciplina è emerso come elemento centrale, non come rigidità ma come forza nei momenti più difficili, quando manca la voglia e ogni scelta pesa di più. È proprio in quei passaggi che si costruisce la continuità, quella che ha permesso a Conte prima di affermarsi come calciatore e poi come allenatore, mentre altri, pur dotati di talento, si sono fermati lungo il percorso proprio per l’assenza di questa tenuta.

Anche il tema della vittoria è stato affrontato in modo non retorico, legandolo a un percorso lungo e faticoso, mai riducibile al solo risultato. Vincere, ha spiegato, è qualcosa che si costruisce nel tempo, attraverso il lavoro quotidiano, ed è una dimensione che può diventare persino totalizzante, tanto da segnare profondamente anche le sconfitte.

Alla domanda su come si possa ripartire da zero, la risposta si è concentrata sulla necessità di non cancellare il passato, ma di comprenderlo fino in fondo, perché solo riconoscendo gli errori si può evitare di ripeterli. Il fallimento, in questo senso, non è qualcosa da rimuovere ma da attraversare, perché è proprio da lì che può nascere una consapevolezza diversa.

Infine, uno sguardo ai più giovani, spesso protetti oltre misura dalle difficoltà: secondo Conte, evitare gli ostacoli non aiuta a crescere, mentre affrontarli costruisce responsabilità e forza. Un messaggio che, dentro un carcere, assume un significato ancora più concreto, perché parla a chi ha già pagato il prezzo delle proprie scelte ma continua a cercare un punto da cui ripartire.

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