sabato, Marzo 6, 2021

Massimo De Matteo dalla compagnia di Luca al Commissario Ricciardi

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Massimo De Matteo dalla compagnia di Luca al Commissario Ricciardi
Giuseppe Giorgio
Caporedattore, giornalista professionista, cura la pagina degli spettacoli e di enogastronomia

Massimo De Matteo parla della sua nuova esperienza in Tv con “Il Commissario Ricciardi” nei panni di Giulio Colombo e dei progetti futuri alla luce di una realtà decisamente drammatica.

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Raffinato attore, autore e regista, disinvoltamente diviso tra il Teatro, il Cinema e la Televisione, Massimo De Matteo parla della sua nuova esperienza in Tv con “Il Commissario Ricciardi” nei panni di Giulio Colombo; del tour sospeso causa Covid con la Compagnia di Teatro di Luca De Filippo e dei progetti futuri alla luce di una realtà decisamente drammatica.

Formatosi con maestri del calibro di Mariano Rigillo, Mario Santella, Renato Carpentieri, Barbara Valmorin e Fabio Mangolini, l’attore De Matteo tra i suoi esordi annovera la Compagnia “Libera Scena Ensemble”.

Dopo essere stato diretto da registi come Mico Galdieri, Tato Russo, Lorenzo Salveti, Giuseppe Argirò, Nello Mascia, Davide Iodice, Lucia Ragni, Armando Pugliese, diventa uno dei soci fondatori del “Theatre de Poche” dove allunga le esperienze con la direzione di Lucio Allocca, Livio Galassi e Peppe Miale.

Dopo essere entrato a fare parte della Compagnia di Teatro di Luca De Filippo, ricopre, accanto allo stesso compianto attore e regista, importanti ruoli nelle commedie di Eduardo Filippo. Vincitore del “Premio Girulà” e del Premio “La Maschere del Teatro”, già nel 2009 ebbe il suo primo incontro con Maurizio De Giovanni dirigendo il lavoro “Juve Napoli 1-3.

La presa di Torino” presentato da “Le Pecore Nere S.r.l.” all’Auditorium del Teatro Bellini con l’attore Peppe Miale, seguito a ruota da “Ti racconto il 10 Maggio”, ancora tratto da un omonimo racconto di De Giovanni.

Qual è stata la sua ultima volta prima del Covid dinanzi a un pubblico in carne e ossa e quale ricordo ne conserva?

«L’ultima volta che ho recitato dinanzi a un pubblico vero è accaduto per il progetto prodotto dal Teatro Trianon di Marisa Laurito, curato e diretto da Nello Mascia, “Viviani per strada”, composto dai due atti unici “Porta Capuana” e “Mmiez”a Ferrovia”. Grazie a questi due testi ho potuto accogliere con grande onore l’invito di Nello e avvicinarmi ancora di più a Viviani fino ad allora da me vissuto pochissimo. Un Viviani che mi ha consentito di fare meglio la conoscenza con alcuni personaggi tipici della tradizione napoletana, subito dopo aver conosciuto a fondo i tipi del grande Eduardo con la Compagnia di Luca. Allo stesso tempo, ho avuto l’opportunità di conoscere amici e colleghi con i quali non avevo mai condiviso il palco. E’ stato come tornare a casa perchè pur trattando Eduardo, ciò avviene con una Compagnia che vive soprattutto sul resto del territorio nazionale. E’ stata una bella esperienza che mi ha fatto anche avere il privilegio di poter lavorare quando quasi tutto era già stato interrotto, proprio come le repliche di “Ditegli sempre di sì”, che ci vedevano impegnati in Toscana e in procinto di spostarci in Piemonte con la Compagnia di “Luca”. E’ stata un’ interruzione traumatica avvenuta proprio con la mia Compagnia di riferimento. Speravamo di riprendere presto e invece, siamo ancora tutti fermi».

Cosa può dirci della sua esperienza nel Commissario Ricciardi su Rai Uno?

«Capitanato da un uomo di grande professionalità come il regista Alessandro D’Alatri, capace di reclutare una squadra eccezionale e appassionata, il lavoro, con i tempi della Tv, riesce a esprimere la bellezza dell’arte insieme alle grandi emozioni. Ciò anche grazie allo sforzo degli interpreti coinvolti, a partire dal protagonista Lino Guanciale, un uomo straordinariamente perbene, umile, disponibile e lavoratore, fino a giungere agli altri ruoli principali tra cui quello di Antonio Milo.

Tornando alla bravura di D’Alatri bisogna sottolineare la sua capacità di mettere insieme, offrendo loro grande visibilità, tanti attori provenienti dal teatro campano, notoriamente legati a botteghe e idee diverse. Ad essere stimolato è stato il ricordo della vecchia lezione teatrale che richiede la presenza scenica e la voglia di esprimersi con generosità e riverenza verso il pubblico. Ho lavorato con quella che potrei definire una bellissima Compagnia fatta di attori e artisti di estrazione ed età diverse ma tutti in grado di assumersi la responsabilità di recitare per dare.

Giungendo al mio personaggio di Giulio Colombo, padre di Enrica, ho avuto la fortuna di potermi ispirare a mio nonno mai conosciuto, che, guarda caso, aveva una conceria di pelli e produceva guanti. Il mio Giulio Colombo, come commerciante della sua stessa epoca, prova a conservare la sua eleganza proponendo al tempo stesso una modernità rara per quegli anni. Si tratta di un uomo sposatosi per amore e onestà che chiede per la figlia la sua stessa fortuna.

Ancora, se per il Giulio uomo ho evocato mio nonno visto in alcune foto di famiglia, per lo stesso personaggio padre, ho esaltato le affinità con la figlia Enrica pensando alle mie due bambine. Ecco perchè grazie all’empatia creatasi, oltre che con Susy del Giudice nel ruolo di mia moglie, con la giovane Maria Vera Ratti nei panni di mia figlia, ho trovato subito la strada dell’incisività e della chiarezza».

Quali sono i suoi progetti futuri?

«Girerò un film qui a Napoli con Cristina Donadio e Peppe Servillo con la regia di Vincenzo Pirozzi, per il quale non posso aggiungere altro e poi penso che presto sarò al lavoro per la seconda serie di Ricciardi. Ovviamente sono in attesa di sapere in che modo si muoverà la Compagnia di Teatro di Luca De Filippo.

Spero anche nella prossima estate. C’è già molto movimento e intravedo buone possibilità di lavoro. Un’estate che grazie all’intervento dell’Artec, potrà rappresentare una finestra aperta su di un mondo ferito, offrendo una grande occasione fatta di quantità e qualità. Bisogna non sottovalutare il segnale di ripresa che potrà giungere dalla Campania e l’opportunità di produrre lavoro per tanta gente da troppo tempo ferma». 

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