venerdì, Agosto 12, 2022

La rivincita del film “Veleno” al Premio Cinema Campania 2017

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Renato Aiello
Renato Aiello
Giornalista. Ha partecipato negli ultimi anni a giurie di festival cinematografici (come il SocialWorld Film Festival di Vico Equense), concorsi fotografici e mostre collettive. Recensioni film, serie TV, teatro, eventi, attualità.

Dopo le critiche e le polemiche di Facci, il regista e il produttore di “Veleno”, rispettivamente Diego Olivares Gaetano Di Vaio, si prendono una rivincita al Premio Cinema Campania 2017, nonostante il risultato poco lusinghiero al botteghino dei mesi scorsi.

La rivincita del film "Veleno" al Premio Cinema Campania 2017

Su Libero di ottobre Filippo Facci, evidenziando gli esiti poco felici al botteghino del film Veleno a fronte dei fondi pubblici regionali e del credito d’imposta, criticò quest’opera (che non aveva visto tra l’altro),  tacciata di diffondere bugie, balle ad arte, pura disinformazione.

Una reazione incomprensibile, riconducibile alla polemica sui soldi regionali stanziati dalla Regione Campania è impegnata a risollevare l’immagine del suo territorio. Finanziamento che non troverebbe contraddizioni nel momento in cui si fa cronaca e denuncia civile, come fece notare a suo tempo il produttore Di Vaio sull’assurda uscita del giornalista di Libero: questa è una tragedia costata vite umane che la Direzione nazionale antimafia ha certificato in più occasioni.

Veleno di Olivares è un dramma che non concede sconti o assoluzioni ai suoi protagonisti, in particolare a quei contadini e proprietari di larghi appezzamenti di terra da generazioni che, per guadagni facili ed egoismi personali, non si sono opposti ai disegni criminali in Terra di Lavoro.

Il film, che è un vero e proprio pugno nello stomaco, si polarizza nello scontro di  due coppie travolte dagli interessi camorristici: chi per problemi di salute (la famiglia composta da Massimiliano Gallo e Luisa Ranieri, entrambi maiuscoli nelle loro prove attoriali) e chi per il patto stretto col diavolo (Miriam Candurro e Gennaro di Colandrea che si calano in due personaggi dalla liquida ambiguità morale). Il diavolo in questione è rappresentato dal classico avvocato “allevato” come un pollo di batteria dai clan per i loro affari, rampante e lanciatissimo verso la politica, qui interpretato dal bravo Salvatore Esposito, un habitué ormai dopo il Genny Savastano di Gomorra la serie a ruoli e storie noir sulla criminalità organizzata.

Tra liquami e fusti interrati, e bidoni seppelliti nei terreni da figli degeneri, scorre la vicenda di Cosimo (Gallo), marito e futuro padre di famiglia, colpito da un male incurabile e prima ancora dal disprezzo per il fratello, votato per necessità economiche alla causa criminale.

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