martedì, Ottobre 19, 2021

“Indivisibili” arriva al Premio Cinema Campania 2017

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Renato Aiello
Giornalista. Ha partecipato negli ultimi anni a giurie di festival cinematografici (come il SocialWorld Film Festival di Vico Equense), concorsi fotografici e mostre collettive. Recensioni film, serie TV, teatro, eventi, attualità.

A più di un anno ormai dalla presentazione al Lido di Venezia, la marcia di “Indivisibili” non si ferma: il film di De Angelis dopo premi e partecipazioni ai festival campani, agguanta diversi riconoscimenti per il suo regista e gli attori al Premio Cinema Campania 2017.

Il momento dei premi conferiti a Indivisibili nell’ambito del Premio Cinema Campania 2017 sarà ricordato soprattutto per il discorso appassionato di Massimiliano Rossi sul palco. Affiancato sul palco da Gianfranco Gallo, altro interprete del film, l’attore della prima stagione di Gomorra – la serie (era Zecchinetta, il fratello della futura Scianel), si è speso in parole fluviali e in un’esplosione verbale da sincero appassionato del comparto tra gli addetti ai lavori. Non ha mancato di sottolineare nella serata di domenica 17 dicembre la necessità di indirizzare meglio i fondi stanziati per il cinema, di rendere tutti partecipi delle assegnazioni e della gestione per le produzioni cinematografiche. Un intervento viscerale e anche un po’ arrabbiato quasi quanto il suo personaggio nella pellicola di De Angelis, il padre impresario delle due ragazze, che gli ha fatto guadagnare anche una nomination ai David di Donatello quest’anno. Rossi però non è stato l’unico premiato della fortunata opera terza di De Angelis, dopo Mozzarella Stories e Perez, accompagnato infatti al cinema Hart dalle sorelle Angela e Marianna Fontana – le gemelle siamesi del film -, e dal regista ovviamente.

L’ultima fatica di De Angelis è un piccolo gioiello di scrittura, regia e interpretazioni come non se ne vedeva da tempo. Ci aveva visto giusto Sorrentino nel dibattito sulla candidatura agli Oscar 2017 per il miglior film straniero, andata poi al documentario Fuocammare, e anche gli spettatori hanno saputo riconoscere un buon prodotto, forse il migliore dell’anno, che ha mancato il David al miglior film solo perché era in gara con “La Pazza Gioia” di Virzì.

“Indivisibili” è una favola nera, gotica, quasi pasoliniana, che ricorda il percorso alla scoperta di sé e del male nel mondo visto in “Io non ho paura” di Salvatores. Dasy e Viola, le due splendide e giovanissime protagoniste, sono indivisibili sul palco dove si esibiscono per la piccola impresa messa in piedi dal padre, indivisibili in famiglia e indivisibili in ogni momento delle giornata e della loro vita, perché siamesi. La loro condizione potrebbe cambiare e migliorare se non fosse per l’ignoranza gretta e testarda del genitore e del prete della loro comunità. L’unica a intravedere un futuro diverso per le ragazze è forse la madre (Antonia Truppo), incapace però di farsi valere.

“Voglio fa ‘ammore, voglio prova che cosa significa”, dice una delle due gemelle all’altra, quest’ultima spaventata dalla possibilità di una separazione che vede anche affettiva oltre che fisica: “Che male ti faccio io?” è la replica tenera e disarmante della sorella. Come in una moderna fiaba, le due sorelle si confrontano con nuovi orchi e lupi tentatori (se non proprio diavoli), tra fughe in motorino e in barca sullo sfondo del Villaggio Coppola, un luogo dall’animo sempre più cinematografico dopo i vari Gomorra e L’Imbalsamatore di Garrone.

L’ultimo atto del film sarà un crescendo di emozioni e tensione, che non tradisce le attese. «Con Indivisibili credo di essere andato oltre e di aver direttamente puntato alla sottocultura che un certo degrado morale ha saputo trasformare in un valore assoluto – ha sempre sostenuto De Angelis nelle note di regia -. Indivisibili è un racconto filmico di tutte le insanabili dualità che vivono nell’uomo contemporaneo, su quel continuo equilibrio che muove tutti noi in un gioco di attrazione e repulsione da alcuni standard esistenziali e di massa. Le due protagoniste sono il vero miracolo in un cosmo di brutture. E non è un caso che alcuni abbiamo intravisto una certa venatura religiosa in un’epoca che risente fin troppo del vizio della speranza e che, di conseguenza, si aggrappa spesso al mistero della fede. Dasy e Viola, in tutto il loro candore morale e nella loro voglia di continuare comunque a sognare e sperare, non sono poi tanto diverse dai ragazzi che partecipano ai festival: anche loro bramano di poter crescere, ma temono l’ignoto che l’evoluzione inevitabilmente comporta. La morale però rimane chiara: non abbiate paura dei confini e sappiate andare sempre oltre».

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