Pensioni, con quota 100 previsti tagli fino al 30%

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Pensioni, con quota 100 sono previsti tagli fino al 30%

Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, chi optasse per la formula delle pensioni a quota 100 subirebbe una riduzione fino al 30% dell’assegno.

Pensioni a quota 100 è un obiettivo che rischia di costare caro. Chi optasse per questa formula, subirebbe infatti una riduzione fino al 30% dell’assegno pensionistico. Così il presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Giuseppe Pisauro, in audizione alla Camera sulla manovra. Per Upb, è la legge di bilancio nel complesso che presenta “incertezze insite sui conti”. Per esempio, tra gli altri aspetti, osserva Pisauro, “il quadro della finanza pubblica non sconta incrementi della spesa per il personale che se attuati dovranno essere ricoperti o con altre spese o con aumenti di tassazione locale”. Inoltre, il quadro economico peggiore e altri elementi contribuiscono a rendere “estremamente difficile capire quale sarà il deficit del prossimo anno”, che il governo programma al 2,4% del Pil e la Commissione Ue al 2,9% mentre l’Upb stima al 2,6%.

“Nelle valutazioni più recenti dell’Upb che incorporano la manovra al suo valore facciale, l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche si posizionerebbe nel 2019 al 2,6% del Pil. In particolare, le divergenze rispetto alla stima della Nadef e a quella recentemente diffusa dalla Commissione europea sono imputabili alla diversa previsione sulla crescita economica e all’impatto dell’aumento dello spread sulla spesa per interessi”, afferma Pisauro. “Le grandezze della finanza pubblica programmate dal governo appaiono soggette a rischi (indebolimento del quadro macroeconomico e impatto dell’evoluzione recente dei tassi di interesse) e incertezze (l’efficacia delle misure di razionalizzazione della spesa, i tempi di attuazione delle norme sul ‘reddito di cittadinanza’ e sulla riforma del sistema pensionistico, l’effettiva realizzazione dei valori programmatici della spesa per investimenti)”, aggiunge il presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio.

Sempre più ambizioso l’obiettivo di aumento del Pil per il prossimo anno

“Il rallentamento congiunturale già sottolineato in occasione della presentazione della Nadef si è ulteriormente accentuato – spiega l’Upb – Ne risulta confermata la previsione, indicata in sede di validazione dello scenario tendenziale, di una crescita dell’1,1% del Pil 2018, mentre emergono ulteriori rischi al ribasso relativamente al prossimo anno. Secondo le stime di breve termine dell’Upb la crescita del 2019 già acquisita risulterebbe pari allo 0,1%, rendendo l’obiettivo di aumento del Pil per il prossimo anno (1,5%) ancora più ambizioso di quanto già rilevato in precedenza”.

L’introduzione della quota 100 per l’anticipo pensionistico, afferma l’Upb, “potrebbe potenzialmente riguardare nel 2019 fino a 437.000 contribuenti attivi. Qualora l’intera platea utilizzasse il canale di uscita appena soddisfatti i requisiti potrebbe comportare un aumento della spesa pensionistica lorda stimabile in quasi 13 miliardi nel 2019 e sostanzialmente stabile negli anni successivi”. “Questa stima – chiarisce l’Upb – non è ovviamente direttamente confrontabile con le risorse stanziate nel Fondo per la revisione del sistema pensionistico per vari fattori: dal tasso di sostituzione dei potenziali pensionati con nuovi lavoratori attivi a valutazioni di carattere soggettivo (condizione di salute o penosità del lavoro) o oggettivo (tasso di sostituzione tra reddito e pensione, divieto di cumulo tra pensione e altri redditi, altre forme di penalizzazione)”. Resta il fatto che, secondo stime Upb, chi optasse per quota 100 subirebbe una riduzione della pensione lorda rispetto a quella corrispondente alla prima uscita utile con il regime attuale da circa il 5% in caso di anticipo solo di un anno a oltre il 30% se l’anticipo è di oltre 4 anni.

Flat tax e pace fiscale

Nel complesso la flat tax per partite Iva ed autonomi, rileva Upb, comporta un beneficio medio complessivo per i contribuenti coinvolti di circa 5.300 euro pari a circa il 16,9% del loro reddito, di cui circa la metà deriva dal passaggio dall’Irpef alla tassazione sostitutiva, 5 punti sono dovuti all’esclusione dal regime Iva e i restanti 4,2 all’agevolazione contributiva.

Quanto alla dichiarazione dei redditi integrativa e le diverse forme di definizione agevolata premiano “i contribuenti meno meritevoli e indebolisce il senso di obbedienza fiscale della platea dei contribuenti, oltre che compromettere le entrate future”.