venerdì, Aprile 12, 2024

Al Museo di Capodimonte “Luca Giordano, dalla Natura alla Pittura”

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Carlo Farina
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Carlo Farina - cura la pagina della cultura, arte con particolare attenzione agli eventi del Teatro San Carlo, laureato in Beni culturali, giornalista.

Presentata alla stampa la mostra “Luca Giordano, dalla Natura alla Pittura” (8 ottobre 2020 – 10 gennaio 2021) a cura di Stefano Causa e Patrizia Piscitello. Sala Causa (10.00-18.00).

Ancora un’importante mostra per il prestigioso Museo di Capodimonte che stamattina ha inaugurato la mostra Luca Giordano.

Dalla Natura alla Pittura, a cura di Stefano Causa e Patrizia Piscitello, da un’idea di Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte e di Christophe Leribault, direttore del Petit Palais di Parigi, dove si è svolta la prima esposizione dal titolo Luca Giordano.

Le triomphe de la peinture napolitaine (14 novembre 2019 al 23 febbraio 2020) che, insieme alla mostra su Gemito, ha completato “la stagione napoletana” dell’autunno 2019 nel cuore della capitale francese."Luca Al Museo di Capodimonte: "Giordano, dalla Natura alla Pittura"

Anche se in Francia il Barocco non è amato come qui in Italia e soprattutto a Napoli, come ha sottolineato Stefano Causa durante il suo intervento, tuttavia la mostra a Parigi ha riscosso un notevole successo, che non poteva non essere realizzato anche a Napoli, città che ha dato i natali a Luca Giordano (nato nei Quartieri Spagnoli che andrebbero senza dubbio rivalutati per la loro importanza storico-archietettonica) dove si è formato e ha iniziato a raccogliere i primi successi artistici. 

In questa seconda tappa, a Napoli – afferma il direttore Sylvain Bellenger – Giordano ci viene raccontato come non lo è mai stato prima, diversamente da Parigi. Sebbene Giordano abbia contato molto per i francesi, non lo si poteva presentare allo stesso modo ai napoletani, che sono abituati a incontrarlo frequentemente, a volte senza riconoscerlo, nel loro museo o nelle loro chiese.

I curatori hanno saputo ricollocare la particolarità del grande pittore e anche pensarlo nel contesto delle chiese napoletane, poiché in fondo è a Napoli e soprattutto nello spazio delle architetture barocche, più ancora che nei musei, che Giordano si mostra in tutta la sua dimensione e dà prova del mestiere e della visione che porterà fino in Spagna, con i rapimenti trionfanti e gioiosi che rendono il monastero dell’Escorial un luogo un po’ meno austero.

L’allestimento di questa importantissima mostra è stato effettuato presso la sala Causa del Museo di Capodimonte, a cura di Roberto Cremascoli con Flavia Chiavaroli (Cor Arquitectos) che conserva ancora gli spazi della recente mostra Caravaggio Napoli ma ne ribalta il senso: dai vicoli di Napoli si passa ai salotti seicenteschi con una nuova sequenza espositiva che diventa un susseguirsi di “stanze delle meraviglie”, un’interpretazione originale dei salotti seicenteschi napoletani.

Poi abbiamo la Wunderkammer con quadreria, carta da parati e boiserie di color rosso scuro: ambienti in grado di raccontare l’atmosfera vissuta dal grande pittore napoletano per immergerci nel suo mondo magico e fantastico fatto di colori e immagini anche visionarie.

I materiali di finitura sembrano consumati dal tempo come la carta da parati che simula la tappezzeria antica. Ogni “sala-salotto” ha una carta con lo stesso disegno, ma di tonalità diverse. Le sale introduttive e quelle finali, con la ricostruzione della Cappelletta Girolamini, saranno dipinte con colorazioni di tonalità “bruciata” riprese dalla natura.

Lo spazio dell’allestimento diventa una stratigrafia del racconto espositivo. Una diversità di allestimento – pur negli stessi spazi espositivi – che sottolinea la differente cifra stilistica fra Caravaggio e Luca Giordano. Lo sottolineano bene i curatori Causa e Piscitello: “Caravaggio non ha disegnato (non nel senso accademico del termine), e men che mai affrescato; Giordano invece è autore di alcuni dei fogli più strepitosi del ‘6oo oltre ad aver dipinto, letteralmente, chilometri di affresco.

Caravaggio ha il diavolo in corpo del vero e procede dalla pittura alla natura; Giordano fa il percorso inverso. La Pittura gli interessa mille volte di più. D’altronde, mentre Caravaggio era ciò che si dice un cattivo ragazzo; Giordano è un integerrimo padre di famiglia. Per viaggiare viaggiò: ma spinto dall’odore dei soldi. Gli spostamenti di Caravaggio disegnano l’itinerario di un fuggiasco; quelli di Giordano sono un modello di strategia autopromozionale. I panni dell’artista maledetto gli avrebbero solo rallentato il passo”.

Luca Giordano nasce a Napoli il 18 ottobre 1634. Appena ventenne, tra il 1654 e 1655, realizza due importanti dipinti per la chiesa di San Pietro ad Aram, una delle chiese più belle e “misteriose” di Napoli e la pala del transetto della chiesa di Santa Brigida, ove attualmente il pittore è sepolto.

Nei primi anni si muove nel solco di Jusepe Ribera, il maestro che gli resta dentro e che sarà come una guida per la sua vorace capacità di apprendimento, grazie alla quale assimila le esperienze di Tiziano, Lanfranco, Cortona e Rubens. Fondamentali i suoi noti viaggi giovanili a Roma, Venezia e Firenze.

Proprio a Firenze infatti, Giordano mette a punto un progetto di decorazione illusionistica e continua degli spazi che a Napoli non aveva mai attecchito: nella cappella Corsini della chiesa del Carmine, e soprattutto negli affreschi di Palazzo Medici Riccardi. Le committenze per le maggiori chiese e per l’alta aristocrazia napoletana e spagnola gli aprono la strada al lungo e significativo soggiorno a Madrid, nell’ultimo decennio del ‘600.

Resta in Spagna per circa dieci anni, lavorando con un’alacrità senza confronti e producendo una sterminata quantità di tele e di affreschi, tra residenze reali e chiese sotto l’alto patronato della Corona. Nel 1694, la consegna delle chiavi dello Studio del Palazzo da parte del Sovrano Carlo II lo consacra capo dei pittori della corte. Giordano trascorre gli ultimi anni di vita a Napoli, lavorando per la Certosa di San Martino e per le chiese dei Girolamini e di Donnaregina.

Muore nel 1705, ed è sepolto nella chiesa di Santa Brigida di Napoli, come già precedentemente accennato. Luca Giordano è senz’altro il più grande pittore napoletano del ‘6oo, oltre che il più prolifico con migliaia di disegni, dipinti e affreschi al punto da guadagnarsi l’appellativo di “Luca fa presto”.

È l’ultimo dei maestri napoletani da esportazione: da giovane soggiorna a Roma, dove osserva e disegna tutto, da Raffaello a Caravaggio, ma il suo sogno è eguagliare i maestri del Rinascimento veneto, Tiziano e Tintoretto passando per Veronese, che ha imparato ad amare attraverso Ribera e Mattia Preti. 

A Napoli è il primo a liquidare gli eroici furori della pittura caravaggesca con una scrittura spregiudicata e colorata. Insofferente dei limiti della cornice amplia la scelta dei soggetti che, tra gli amici del Caravaggio, si limitava a una rosa tutto sommato ristretta. “Giordano reinventa il barocco romano in una versione aggressiva e come scatenata: Rubens, Cortona e Bernini stanno sempre alle spalle.

Ma si capisce che per saltar meglio ha preso la rincorsa lunga scegliendosi, tra i maestri, Tiziano e Veronese” affermano i curatori Stefano Causa e Patrizia Piscitello. Dalla fine degli anni sessanta, Giordano riesce a farsi un nome sul mercato difficile e concorrenziale della città dei dogi.

In seguito la fama di Giordano si espande così rapidamente oltre i confini del Vicereame spagnolo che il pittore è chiamato a Firenze, dove giunge per la prima volta nel 1682. Grazie ai suoi viaggi, Giordano diventa il pittore napoletano più importante e conosciuto, tanto che nel 1692 viene chiamato a dar prova del suo talento in Spagna, dove si fermerà per dieci anni.

Sarà nominato pittore del re e realizzerà un’incredibile quantità di quadri e di affreschi. L’importanza che riveste la figura di Luca Giordano nel vasto patrimonio storico-artistico del ‘600 è quindi totale e pertanto ogni mostra a lui dedicata è una nuova finestra sul mondo della pittura, e non solo solo, che ci fa conoscere ancora meglio e più da vicino il ruolo che questo grande pittore ha avuto per il mondo artistico legato alla pittura del Seicento.

L’allestimento di questa mostra è così bello e ben fatto che non basta una sola visita alla stessa, ma è necessario ritornarci più volte e spesso per capire e approfondire gli aspetti più nascosti e affascinanti di un pittore cosi bravo e “veloce” come Luca Giordano che per la sua capacità di completare immensi quadri in pochissimo tempo, fu soprannominato “Luca, fa presto”. Inoltre la competente, attenta e nobile squadra di curatori e allestitori di tale mostra, è una garanzia di successo per la cultura e la diffusione dell’arte qui a Napoli e nel mondo intero:

Sylvain Bellenger, direttore Museo e Real Bosco di Capodimonte
Stefano Causa, curatore della mostra “Luca Giordano. Dalla Natura alla Pittura”
Patrizia Piscitello, curatore della mostra “Luca Giordano. Dalla Natura alla Pittura”
Roberto Cremascoli e Flavia Chiavaroli (Cor Arquitectos), responsabili dell’allestimento 
Stefano Gargiulo, direttore artistico Kaos Produzioni (che ha realizzato la sala multimediale)

La mostra, infine, termina con un’installazione multimediale interattiva progettata e realizzata da Stefano Gargiulo (Kaos Produzioni) con l’intento molto efficace e sorprendente di mostrare alcuni dei luoghi e delle opere affrescate dall’artista a Napoli: nella chiesa di San Gregorio Armeno, di Santa Brigida, alla Certosa di San Martino e nei Girolamini; quattro luoghi “magici” qui a Napoli che molti sicuramente già conoscono e che rappresentano quattro diverse realtà evocative e uniche per Napoli.

Inoltre voglio estendere un vero e proprio invito rivolto al visitatore a proseguire la visita anche nella città di Napoli, un vero e proprio museo all’aperto, alla ricerca delle opere più belle e significative di Luca Giordano nelle principali chiese e luoghi culturali cittadini.

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