Una parcella da 2.000 euro può essere destinata alla riscossione? Sì, se ricorrono i presupposti previsti dalla legge. Per i compensi professionali fino a 5.000 euro conta anche la soglia del debito risultante dalle cartelle notificate. Le regole da distinguere e perché la sola domanda di rateizzazione non basta.
Una parcella di importo contenuto non mette al riparo dai controlli sulle cartelle esattoriali. Prima di pagare un professionista, la pubblica amministrazione deve verificare la sua posizione e, quando ricorrono i presupposti di legge, versare il compenso all’agente della riscossione.
Come spiega l’avvocato Monica Mandico, per capire quando questo può accadere bisogna distinguere due cifre: il compenso da incassare e il debito rilevante ai fini della verifica. Confonderle può portare a sottovalutare il rischio oppure a considerare inevitabile una trattenuta che non ha i requisiti richiesti.
Compensi fino a 5.000 euro: quando scatta il pagamento alla riscossione
Dal 15 giugno 2026, l’articolo 48-bis, comma 1-ter, del Dpr 602/1973 estende le verifiche anche ai compensi professionali di importo fino a 5.000 euro. La disposizione riguarda le somme individuate dall’articolo 54 del Tuir e comprende le prestazioni rese in favore di persone ammesse al patrocinio a spese dello Stato.
Per questi pagamenti, il versamento diretto all’agente della riscossione richiede un’inadempienza derivante da una o più cartelle notificate per un ammontare complessivo di almeno 5.000 euro.
Mandico chiarisce il meccanismo con un esempio: un professionista che deve ricevere 2.000 euro e presenta un’inadempienza rilevante di 7.000 euro può vedere l’intero compenso destinato alla riscossione. Se invece l’inadempienza è di 3.000 euro, manca la soglia necessaria per applicare questa procedura.
La modifica normativa e i pagamenti sopra soglia
Il limite relativo al debito è stato introdotto dal Dl 38/2026, convertito nella legge 88/2026, modificando la formulazione iniziale, che considerava cartelle di qualsiasi ammontare.
La circolare del Ministero della Giustizia del 26 giugno 2026 precisa che, se l’inadempienza è inferiore a 5.000 euro, il compenso deve essere pagato interamente al professionista nell’ambito di questa verifica.
Per i pagamenti superiori a 5.000 euro resta invece il procedimento ordinario: quando viene riscontrata l’inadempienza prevista dalla norma, l’amministrazione non procede al pagamento e segnala la circostanza all’agente della riscossione per il recupero.
Secondo l’analisi dell’avvocato Mandico, individuare la procedura applicabile è quindi il primo passaggio per valutare la correttezza dell’operato dell’ente.
Documenti e rateizzazione: perché intervenire per tempo
La verifica della posizione richiede di confrontare cartelle, notifiche, ricevute di pagamento, provvedimenti di sospensione e piani di rateizzazione con quanto risulta alla riscossione. Un versamento già effettuato o una sospensione non considerata possono rendere necessario un intervento tempestivo, sostenuto dalla documentazione.
Mandico richiama inoltre l’attenzione sui tempi della rateizzazione: presentare la domanda non basta, da solo, a eliminare l’inadempienza rilevante per i pagamenti della PA. Chiedere le rate dopo la verifica non garantisce dunque di recuperare la disponibilità del compenso.
L’Agenzia delle entrate-Riscossione distingue infatti la presentazione dell’istanza dal suo accoglimento: è l’accoglimento della domanda a far venir meno lo stato di inadempienza ai fini delle successive verifiche della pubblica amministrazione. Restano le specifiche regole sulle somme già interessate dalla procedura.
Per chi lavora con gli enti pubblici, il controllo preventivo serve quindi anche a programmare gli incassi: verificare gli importi effettivamente dovuti, correggere eventuali errori e valutare gli strumenti disponibili prima che il pagamento venga intercettato.
Assistenza e contatti
L’avvocato Monica Mandico assiste professionisti e imprese nell’analisi della posizione debitoria e nella valutazione delle tutele concretamente utilizzabili.
Telefono: 081 7281404
Email: studio@avvocatomandico.it
Sito: www.avvocatomandico.it
