Leasing non pagati e camion a rischio: il Tribunale di Avellino tutela un’impresa di autotrasporto in crisi. Nella composizione negoziata, i vecchi insoluti non bastano per risolvere i contratti di autoveicoli, trattori e rimorchi. Ma attenzione: i canoni successivi vanno pagati, e senza liquidità il risanamento resta a rischio. Ecco cosa prevede la norma e cosa deve fare l’impresa.
Per un’impresa di autotrasporto, perdere i camion significa spesso perdere anche la possibilità di pagare i debiti: senza mezzi saltano le consegne, si interrompono i rapporti con i clienti e vengono meno gli incassi. Su questo tema arriva un’indicazione importante dal Tribunale di Avellino, che ha confermato la protezione dei contratti di leasing di un’azienda del settore impegnata in un percorso di composizione negoziata della crisi. Una decisione che, come evidenzia l’avvocata Monica Mandico, impone all’impresa di affrontare insieme due problemi: la posizione verso la società di leasing e la possibilità di continuare a lavorare.
Il provvedimento è stato firmato dal giudice Pasquale Russolillo. Il testo reca in calce la data del 29 giugno 2026 ed è stato repertoriato da Diritto della Crisi al 30 giugno.
Cosa ha deciso il tribunale
Il giudice ha confermato la protezione dei contratti in corso, compresi i leasing di autoveicoli, trattori e rimorchi. Nei confronti dei creditori interessati dalle misure, il solo mancato pagamento dei crediti precedenti alla pubblicazione dell’istanza non può giustificare la risoluzione del contratto.
La motivazione lega questa tutela alla prosecuzione dell’attività e alla prospettiva di risanamento. Ma con un limite preciso: l’impresa deve continuare a pagare i debiti in scadenza successivamente. La protezione degli arretrati, in altre parole, non autorizza a sospendere tutti i pagamenti.
La norma: l’articolo 18 del Codice della crisi
Il meccanismo si fonda sull’articolo 18, comma 5, del Codice della crisi. La tutela dei leasing rientra negli effetti protettivi previsti dalla legge e non deriva da un potere generale del giudice di riscrivere i contratti. Per i vecchi insoluti, i creditori destinatari delle misure non possono rifiutare unilateralmente la prestazione, provocare la risoluzione, anticipare la scadenza o peggiorare le condizioni.
C’è però un passaggio delicato: dalla pubblicazione dell’istanza fino alla conferma delle misure, la norma consente al creditore di sospendere l’adempimento del contratto in corso. La fase iniziale richiede quindi particolare attenzione.
Arretrati e gestione corrente, la distinzione decisiva
I canoni che maturano durante le trattative devono trovare copertura finanziaria: nuovi inadempimenti possono consentire alla società di leasing di attivare i rimedi previsti dal contratto. Allo stesso modo, un allungamento del leasing o una riduzione delle rate non arrivano in automatico con la protezione del giudice, ma richiedono una rinegoziazione. È uno dei limiti evidenziati nel commento alla decisione, pubblicato il 26 ottobre da Diritto della Crisi.
Cosa deve fare l’impresa
Per l’avvocata Mandico, il primo passo è ricostruire con precisione la situazione di ogni contratto: scadenze, pagamenti, solleciti, diffide, eventuali dichiarazioni di risoluzione e richieste di riconsegna. Una richiesta di restituzione dei mezzi, infatti, va letta insieme al contratto e alle comunicazioni precedenti, senza dare per scontato che ogni rapporto possa essere salvato.
È altrettanto importante capire quali mezzi servano davvero all’attività, collegando ogni veicolo alle commesse, ai ricavi attesi e ai costi di utilizzo. Un camion impegnato su servizi remunerativi pone un problema diverso rispetto a un mezzo sottoutilizzato che continua ad assorbire risorse.
Questi dati sono la base per trattare con la società di leasing: una proposta accompagnata da numeri sugli incassi e da un calendario sostenibile dei pagamenti ha più possibilità di successo di una generica richiesta di tempo. Prima di impegnarsi a pagare i canoni correnti, l’impresa deve inoltre verificare con il commercialista quanta liquidità resterà dopo stipendi, carburante, assicurazioni e manutenzione, tenendo conto dei tempi reali degli incassi.
La decisione di Avellino offre così un’indicazione operativa: affrontare gli insoluti del leasing dentro un progetto aziendale complessivo, intervenendo già alle prime contestazioni, prima che la richiesta di riconsegna dei mezzi diventi un’emergenza.
