Nel raccolto spazio del Nuovo Teatro Sancarluccio, luogo da sempre incline alla confidenza teatrale e alla prossimità emotiva tra scena e platea, lo spettacolo “…e arriva Lei! – Gocce d’anima tra musica e poesia” si rivela come un esercizio di memoria sentimentale e di delicata introspezione. Ideato, diretto e interpretato da Davide Rossetti, con la Compagnia “Il Nudo dell’Anima”, il lavoro si colloca in quella linea di teatro poetico che privilegia il racconto delle emozioni e l’evocazione di stati interiori più che la costruzione di una trama tradizionale.
La scena diventa così un territorio dell’anima dove parole, musica e frammenti poetici si intrecciano in una partitura corale affidata a un gruppo di interpreti affiatati: Salvatore Amabile, Scilla Ioni, Martina Graziano, Riccardo Baldelli, Stefania Murino, Antonio Musella, Margherita Sarno, Daniela Polistina e Bruno De Filippis. Ognuno contribuisce a delineare un mosaico di figure e sentimenti, dove l’amore, nelle sue declinazioni più luminose e in quelle più fragili, diventa il vero protagonista.
Il percorso drammaturgico attraversa, con tocchi quasi lirici, alcune delle grandi contraddizioni del sentimento amoroso: la promessa e l’inganno, la fedeltà e il tradimento, l’illusione e la memoria. Non a caso, tra le suggestioni musicali che accompagnano la scena, emergono pagine note della canzone italiana come “Parole parole”, che diventa emblema delle seduzioni verbali e delle menzogne sentimentali, e la malinconica “La voce del silenzio”, che chiude lo spettacolo come un rifugio poetico dove il sentimento si fa confessione intima.
In questo itinerario emotivo, Rossetti costruisce una drammaturgia fatta di piccoli approdi psicologici: la donna ferita dal tradimento, la figura materna arcaica, la dimensione dell’Eterno Femminino contrapposta alla fragile inquietudine maschile. Persino il mito riaffiora, evocato nell’ombra di Orfeo, simbolo dell’uomo che, nel tentativo di trattenere l’amore, finisce per perderlo.
Gli arrangiamenti musicali di Lucio Maglio accompagnano con discrezione questa tessitura emotiva, mentre le luci e la cura fonica di Camilla Persico contribuiscono a creare un’atmosfera intima, quasi confessionale. Ne nasce uno spettacolo che non pretende di raccontare una storia lineare, ma preferisce insinuarsi nelle pieghe della sensibilità dello spettatore. E in quel flusso di parole, musica e ricordi, ognuno finisce per riconoscere una parte della propria esperienza: perché, in fondo, ogni viaggio dell’anima prima o poi incontra quella presenza inattesa che cambia il corso della memoria e del sentimento.
