Camorra, favorì la latitanza del boss Michele Zagaria: arrestato a Capodichino

196
Camorra, favorì la latitanza del boss Michele Zagaria: arrestato

E’ finito in manette Vincenzo Inquieto, esponente del clan dei casalesi accusato di aver favorito la latitanza del boss di camorra Michele Zagaria.

Camorra | La Dia di Napoli ha arrestato sabato sera all’aeroporto di Capodichino il 51enne Vincenzo Inquieto, esponente del clan dei casalesi accusato di associazione di tipo mafioso e di aver favorito la latitanza del boss di camorra Michele Zagaria. Al suo arrivo con un volo da Bucarest e’ stata eseguita l’ordinanza di custodia in carcere emessa dal Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, che ha coordinato l’intera attivita’ investigativa. Attraverso un’indagine che si e’ avvalsa di intercettazioni telefoniche ed ambientali, di accertamenti patrimoniali e bancari e delle informazioni ottenute da numerosi collaboratori di giustizia, e’ emerso che i principali affari del clan dei casalesi sono stati gestiti, negli ultimi anni, da un nucleo delinquenziale di imprenditori aggregatosi soprattutto attorno alla famiglia Zagaria.

In questo contesto la famiglia Inquieto, originaria di Aversa, nel Casertano, con i fratelli Vincenzo e Nicola (gia’ arrestato nell’aprile 2018 in Romania) avrebbe favorito la latitanza del boss Michele Zagaria. Il ruolo di Vincenzo Inquieto e’ stato anche quello di coadiuvarlo nelle relazioni esterne: riceveva ed inviava pizzini per conto del boss ed interagiva con gli altri componenti della famiglia Zagaria. Piu’ in particolare, le attivita’ consentivano di ricostruire come Vincenzo Inquieto, fino al 2011, attraverso due aziende, operanti entrambe nel settore edile, idraulico ed elettrico e della distribuzione del gas, venisse favorito nell’affidamento di commesse pubbliche e private, nell’intero agro aversano, per intercessione del suo capo Zagaria.

Nell’aprile 2018 l’arresto di Nicola Inquieto

L’operazione segue quella del 12 aprile 2018 quando, in esecuzione ad un analogo provvedimento restrittivo, fu tratto in arresto, a Pitesti, in Romania, il fratello Nicola Inquieto poi condannato lo scorso maggio in primo grado dal Tribunale di Napoli Nord a 16 anni di carcere per la partecipazione al sodalizio casalese. In quel contesto, fu eseguito uno dei piu’ importanti sequestri operati dalla magistratura italiana all’estero (oltre 400 appartamenti, tre societa’, tutti riconducibili a Michele Zagaria e gestiti, per suo conto, da Nicola Inquieto).

Dopo l’arresto del fratello – tuttora ristretto in carcere in Italia poiche’ in regime di consegna temporanea da parte delle autorita’ romene – Vincenzo, che si era trasferito a Pitesti subito dopo la sua scarcerazione, era diventato il nuovo rappresentante della famiglia Inqueto in territorio romeno, dove dimorava ormai stabilmente, facendo raramente rientro in Italia. Le attivita’ di localizzazione poste in essere dalla Dia su delega della Dda di Napoli, hanno consentito di mantenere un costante monitoraggio sugli spostamenti dell’imprenditore aversano il quale, giunto in Italia con un volo proveniente da Bucarest ed atterrato a Capodichino, ha trovato ad accoglierlo gli agenti della Dia di Napoli i quali, con l’ausilio dell’ufficio di Polizia di Frontiera, dopo avergli notificato il provvedimento restrittivo emesso a suo carico, l’hanno poi condotto nel carcere di Secondigliano. Contestualmente, e’ stato disposto dall’Autorita’ Giudiziaria partenopea il sequestro di un immobile di proprieta’ di Inquieto e fittiziamente intestato ad una persona deceduta.