Nuovi elementi emergono dall’inchiesta della Procura di Napoli sulla morte del piccolo Domenico, deceduto dopo il trapianto di un cuore danneggiato, all’ospedale Monaldi.
L’inchiesta della Procura di Napoli sulla morte del piccolo Domenico — il bambino deceduto al Monaldi dopo il trapianto di un cuore danneggiato arrivato da Bolzano il 23 dicembre scorso — si arricchisce di nuovi elementi. Alle testimonianze già acquisite si aggiungono ora quelle di tre infermieri presenti in sala operatoria al Monaldi all’arrivo dell’organo, depositate agli atti del fascicolo coordinato dal sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante.
“Il cuore era una pietra di ghiaccio”
Secondo quanto riportato da Repubblica e Il Mattino, quando il cestello contenente il cuore prelevato a Bolzano fu aperto al Monaldi, l’organo si presentava completamente congelato. Le testimonianze dei tre infermieri descrivono i tentativi messi in atto per far fronte alla situazione: “Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda, poi tiepida, infine calda”, si legge nelle dichiarazioni. “Ma non servì a nulla. Il cuore era una pietra di ghiaccio”, avrebbe riferito uno degli infermieri.
Di fronte all’assenza di alternative praticabili, il cardiochirurgo avrebbe preso la decisione di procedere comunque con il trapianto, ritenendola inevitabile “per assenza di alternative”. Domenico è deceduto circa due mesi dopo l’intervento.
I tempi dell’espianto: quattro minuti senza cuore
Dalle testimonianze rese dai sanitari ascoltati dalla Procura di Napoli emerge un dato rilevante sui tempi della procedura al Monaldi: il cuore malato del piccolo Domenico sarebbe stato espiantato alle 14.18, mentre il via libera sull’arrivo dell’organo da Bolzano sarebbe giunto solo alle 14.22. Un intervallo di quattro minuti su cui gli inquirenti stanno indagando.
La riunione del 10 febbraio: il calcio al termosifone
Sempre dalle testimonianze raccolte dalla Procura di Napoli emergerebbero momenti di forte tensione nel corso di una riunione svoltasi al Monaldi il 10 febbraio scorso, alla quale ha partecipato anche il cardiochirurgo. Al centro della disputa la tempistica dell’espianto del cuore di Domenico rispetto all’arrivo dell’organo da Bolzano. Si sarebbe trattata di una riunione particolarmente accesa, nel corso della quale il medico avrebbe anche sferrato un calcio a un termosifone.
Le tensioni nella sala operatoria di Bolzano
Le tensioni non si sono consumate solo a Napoli. Secondo indiscrezioni riportate da Corriere della Sera, Repubblica e Alto Adige e confermate all’ANSA, momenti di tensione si sarebbero verificati anche nella sala operatoria dell’ospedale San Maurizio di Bolzano il 23 dicembre scorso, durante la fase di espianto del cuore. Presenti contemporaneamente l’équipe napoletana, impegnata nel prelievo del cuore destinato a Domenico, e i medici austriaci della Clinica Universitaria di Innsbruck, lì per l’espianto di fegato e reni nell’ambito della rete internazionale Eurotransplant. Sarebbero stati proprio i colleghi austriaci ad accorgersi che qualcosa non stava andando come previsto durante le manovre sul cuore, intervenendo per gestire una criticità nella fase di perfusione.
Come già comunicato dal Dipartimento Prevenzione Sanitaria e Salute di Bolzano agli inquirenti napoletani, durante l’intervento sarebbero emerse significative criticità operative a carico del team di prelievo di Napoli. Le difficoltà di comunicazione tra le due équipe — con scambi condotti in inglese — avrebbero complicato ulteriormente la gestione di quei momenti.
Il nodo delle comunicazioni tra Bolzano e Napoli
Gli inquirenti dovranno stabilire se i medici presenti a Bolzano avessero poi effettivamente informato i colleghi rimasti a Napoli — chiamati a eseguire il trapianto su Domenico — delle criticità emerse in sala, tra cui il drenaggio insufficiente nella fase di perfusione e il successivo intervento correttivo da parte del team di Innsbruck. L’analisi dei telefoni sequestrati potrà fornire risposte, almeno in parte.
I medici austriaci di Innsbruck sono stati nel frattempo ascoltati dagli inquirenti italiani. La Clinica Universitaria di Innsbruck, interpellata dall’ANSA, non ha rilasciato dichiarazioni in merito, citando l’inchiesta penale in corso.
Resta aperta anche la questione del ghiaccio aggiunto a Bolzano e del rispetto dei protocolli di conservazione e trasporto dell’organo: su questo punto gli inquirenti mantengono il massimo riserbo.
Ricordiamo che qualsiasi ipotesi dovrà sempre essere provata dalle indagini degli investigatori.
