Maternità e disabilità: La storia di Veronica

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Veronica, donna disabile, tra mille difficoltà è diventata madre: la sua storia è un’occasione di riflessione sulla diversità e sull’amore.

“…quando ero incinta mio marito mi aiutava a vestirmi, oppure, quando dovevo effettuare la visita ginecologica, lui stesso mi prendeva in braccio per adagiarmi sul lettino, perché era troppo alto e non riuscivo a salirci da sola. Non mi sono mai sentita una donna incompleta o meno amata, anzi…” (fonte: “IO MAMMA DISABILE HO CORONATO IL MIO PIÙ GRANDE SOGNO D’AMORE-Storia di Veronica”, di Andrea De Chiara, disabiliabili.net del 31 maggio 2017)

di Maria Sordino – Vi raccontiamo la storia di Veronica, una giovane donna paraplegica, costretta sulla sedia a rotelle dall’età di dieci anni, a causa di un incidente, che ha deciso di mettere al mondo un figlio. Il 9 settembre 2016 è nato il suo bambino e, quella stessa notte, la neo-mamma è stata colpita da un’ischemia cerebrale causata da un improvviso innalzamento pressorio, che l’ha portata quasi in coma. Un evento non legato alla sua paraplegia, che può manifestarsi durante la gravidanza o subito dopo e di cui soffre l’8% delle donne in attesa. Oggi Veronica sta bene e cresce il suo bambino, aiutata dal marito e dalla famiglia. veronica mamma disabileLa gravidanza e la maternità costituiscono un periodo di grandi cambiamenti per la donna e per la coppia e molteplici risultano le emozioni e i vissuti psicologici associati all’evento della nascita di un bambino. Quando la donna è disabile però, gli ostacoli che deve affrontare si moltiplicano: oltre alle barriere fisiche e culturali che una persona con disabilità incontra ogni giorno, altri ostacoli si aggiungono durante e dopo il periodo di gravidanza: lettini irraggiungibili per la visita ginecologica o per l’ecografia, sale parto e punti nascita non accessibili, carenza di servizi che accompagnano e seguono il periodo della maternità, pregiudizi che tuttora resistono nei confronti di chi ha una disabilità e decide di mettere al mondo un figlio, visto come un atto egoistico. L’esperienza della maternità diventa allora un viaggio complesso tra il desiderio e la volontà a superare i limiti fisici della donna disabile e il suo timore di non riuscire ad essere una mamma adeguata. In quest’ottica l’Aism, Associazione italiana sclerosi multipla, ha attivato già da qualche anno, per le donne affette da questa patologia, uno sportello che si chiama “Tutto parla di te”, che aiuta coloro che decidono di intraprendere questo percorso ricco di emozioni ma anche impegnativo. Alle mail rispondono due mamme con sclerosi multipla che ascoltano le storie e condividono la loro esperienza, sia con chi non ha ancora scelto di avere un figlio, sia con chi è già genitore. Eppure avere un deficit non significa essere incapace di gestire, crescere o educare un figlio: qualunque bambino ha bisogno prima di tutto dell’amore di sua madre e non delle sue gambe o dei suoi occhi. I figli hanno bisogno di poter crescere in un nucleo familiare stabile, pervaso da amore e calore, dove i genitori sono in grado di provvedere a tutto ciò che è necessario per garantire la loro salute psico-fisica. Non importa se uno dei genitori ha una disabilità. Anzi, a ben riflettere, questa apparente condizione di difficoltà può trasformarsi in un’opportunità: il figlio imparerà a comprendere che le diversità costituiscono un segno distintivo di straordinaria normalità, che difficoltà non è sinonimo di impedimento e impareranno fin da piccoli a individuare soluzioni alternative.

(Si ringrazia Dora Millaci e “Una radio per un aiuto”)