21-10-20 | 18:05

Serie A: Non chiamateli giocatori ma ‘giocattori’

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Gianmarco Giuglianohttps://www.2anews.it
Gianmarco Giugliano, cura la pagina dello sport calcio di 2ANews, laureato in Giurisprudenza, scrittore.

Con la conferma del calendario di Coppa Italia e della Serie A, i calciatori e le squadre saranno costretti a giocare ogni tre giorni sconvolgendo regole, sfidando il caldo e la resistenza fisica. Tutto per salvare l’economia che gira intorno al calcio: di sport no

Dal 13 giugno, gentilmente, non chiamateli giocatori di calcio ma gioc…attori di calcio.

Il giocattore è un ragazzo che, per salvare l’economia della terza azienda italiana e molte delle società in cui gioca, dovrà scendere in campo non in nome dello sport ma in nome dell’economia.

Qualcuno, dal 13 giugno, potrebbe confonderli con gli stessi ragazzi che fino a tre mesi fa in Serie A, correvano dietro un pallone tra le grida di incitamento di oltre 40000 persone e che si abbracciavano dopo un gol.

No, vi prego, non chiamateli giocatori ma giocattori.

Il giocattore recita una parte, quella del giocatore di calcio appunto; recita sulla scena delle TV a pagamento come un novello Atlante pronto a sostenere sulle sue spalle tutto il peso di un sistema che senza i soldi delle Pay tv non potrebbe reggersi.

Certo, i giocattori guadagnano fior di milioni ed anche per questo non si tireranno indietro: ci mancherebbe!

Il giocattore scende in campo ogni tre giorni  e spesso sotto il sole cocente dell’estate: non è un atleta messo in condizioni di rendere al meglio. Si parla di spettacolo e di economia, mica di sport. Giocare alle 17.00 in pieno Luglio sarà impresa appunto da titani (come Atlante).

Il giocattore recita in un campo vuoto, senza pubblico. Al giocattore non è consentito dare abbracci ai compagni che realizzano i gol ma può marcare stretto l’avversario mentre si batte un calcio d’angolo. Se siede in panchina deve, però, necessariamente mantenere la distanza di sicurezza.

Il giocattore deve sottoporsi a tamponi prima di ogni partita, deve viaggiare su treni, aerei o pullman ben disinfettati ed alloggiare in alberghi senza avere contatti con le maestranza delle strutture. A casa sua, una volta tornato, può abbracciare famiglia ed incontrare amici…

Potrei continuare con altri esempi ironici per far capire quanto sia falsato il campionato che sta per riprendere ma, come detto, bisogna davvero capire che il ritorno in campo avverrà unicamente e ripeto unicamente per motivi economici.

Servirà a moltissime società indebitate per non fallire e servirà soprattutto a tutti i dipendenti che orbitano con normali stipendi attorno al mondo del calcio.

La regolarità inesistente

Tutto questo possiamo comprenderlo ma non mi parlate di regolarità del campionato di Serie A: abbiate pietà e cerchiamo di non essere ridicoli.

Troppe le regole che saranno cambiate, troppe le differenze climatiche e troppo poco il tempo dato ai calciatori per recuperare da un impegno precedente.

Se non si vogliono considerare queste cose, adducendo come scusante l’imprevedibilità di un evento come la pandemia, allora analizziamo le regole che cambieranno dal 13 giugno e fino alla fine della stagione.

Come già detto il calendario di Serie A sarà stravolto al fine di terminare la stagione entro il 2 agosto e consentire il proseguimento delle competizioni europee.

La maggior parte delle squadre di serie A sono state costruite con la certezza di dover giocare una volta a settimana con la conseguenza che le “rose” sono state create per far fronte a questa esigenza.

Riprendere l’attività agonistica dopo tre mesi procurerà, dati statistici alla mano, molti infortuni con il conseguente indebolimento delle “rose” a disposizione.

I 5 cambi consentiti durante le partite favoriranno chi ha a disposizione un parco giocatori creato per supportare tre partite a settimana ed in Italia solo Juventus, Napoli,  Inter ed in parte la Roma lo hanno.

Il problema dei giocatori a fine contratto a giugno sarà una spada di Damocle sulla testa dei calciatori che, ovviamente, dovendosi cercare un nuovo contratto, cercheranno come prima cosa di non infortunarsi gravemente.

Concluderei con la regola, momentanea e si auspica presto sostituita, dell’obbligo di quarantena per 14 giorni per tutta la squadra se un solo elemento verrà trovato positivo al tampone. Praticamente si attesta definitivamente la fine del campionato prima ancora che ricominci.

Un dato su tutti in Premier League si è rilevata una percentuale di positività sugli atleti pari allo 0,4%. Percentuale in sé bassissima ma certamente non uguale allo zero richiesto in Italia. Far andare tutta una squadra in quarantena rispettando il protocollo nazionale significherebbe, appunto, sancire la fine anticipata del campionato col ricorso ai play off o addirittura alla cristallizzazione della classifica.

Ma davvero si può pensare a qualcosa che abbia minimamente a che fare con la regolarità?

Ma a che gioco giochiamo? Semplice: a nessun gioco. Si cerca solamente di far arrivare alle società di calcio i soldi delle Pay TV e solo per questo si sta mettendo in piedi questa recita con tanto di giocattori e relativa suspance.

Se si va un po’ in giro tra i tifosi, la maggioranza preferirebbe riprendere direttamente a Settembre con la nuova stagione ma, come detto, in nome del dio danaro e per salvare molti posti di lavori “the show must go on”: ecco, abbiamo trovato anche la base musicale per questa recita necessaria.

Ma non chiamateli giocatori, vi prego: chiamateli giocattori perchè di sport, ripeto, non c’è rimasto nulla.

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