venerdì, Ottobre 22, 2021

Scandalo Facebook, Cambridge Analytica annuncia la chiusura

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Luigi Maria Mormonehttps://www.2anews.it
Luigi Maria Mormone, cura la pagina di cronaca su Napoli e provincia, attualità e sport (pallanuoto, basket, volley, calcio femminile ecc.), laureato in Filologia Moderna, giornalista.

Cambridge Analytica: chiude la società coinvolta nello scandalo che ha visto 87 milioni di utenti “spiati” su Facebook.

Cambridge Analytica, la società al centro dello scandalo che ha visto “spiati” i profili Facebook di ben 87 milioni di utenti (circa 200mila in Italia), ha cessato tutte le operazioni, avviando le procedure di insolvenza in Gran Bretagna e quelle per dichiarare bancarotta negli Stati Uniti. Ad annunciarlo è la stessa società, che in un comunicato nega di aver commesso alcun illecito, ma afferma che la campagna stampa negativa l’ha costretta ad interrompere tutte le sue operazioni. “Negli ultimi mesi -si legge nella nota- Cambridge Analytica è stata oggetto di numerose accuse infondate e, nonostante gli sforzi dell’azienda di correggere le informazioni, è stata denigrata per attività che non solo sono legali ma sono ampiamente accettate”.

Cambridge Analytica, la società nacque 5 anni fa grazie a Mercer e Bannon

A finanziare la nascita di Cambridge Analytica nel 2013 è stato, con 15 milioni di dollari, Robert Mercer, grande finanziatore della destra Usa, fino a pochi mesi fa mecenate delle iniziative, come il sito Breitbart di Steve Bannon, guru dell’estrema destra sovranista Usa.Facebook, nuove regole privacy: per under 15 servirà l’ok dei genitori Quest’ultimo è stato membro del consiglio d’amministrazione della società dal 2014 al 2016, quando ha assunto il ruolo ufficiale di presidente della campagna di Donald Trump, passando poi, dopo la vittoria, alla Casa Bianca come stratega fino allo strappo dell’estate scorsa. A far scoppiare lo scandalo sono state le rilevazioni di Christopher Wylie, ex programmatore della società, che ha mostrato come i dati sottratti agli utenti di Facebook, attraverso una app sviluppata dal ricercatore Aleksandr Kogan, fossero usati in software che analizzavano i profili degli elettori ai quali veniva inviata, sempre sui social, una campagna elettorale personalizzata. Un sistema che Wylie ha definito “una macchina di propaganda a servizio completo”.

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