domenica, Luglio 3, 2022

Italia campione d’Europa, l’abbraccio commosso tra Mancini e Vialli: gemelli del gol 30 anni dopo

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Luigi Maria Mormone
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Luigi Maria Mormone, cura la pagina di cronaca su Napoli e provincia, attualità e sport (pallanuoto, basket, volley, calcio femminile ecc.), laureato in Filologia Moderna, giornalista.

Italia campione d’Europa: l’abbraccio tra il Ct Roberto Mancini e il Capo delegazione Gianluca Vialli suggella la loro amicizia ultra trentennale iniziata ai tempi della grande Sampdoria.

Tra le foto più belle di questo magnifico Euro 2020 dell’Italia, concluso con una straordinaria vittoria, c’è sicuramente quella del commosso abbraccio tra il Ct Roberto Mancini e il capo delegazione Gianluca Vialli.

Dopo la clamorosa esclusione dai Mondiali di Russia 2018, Mancini divenne Ct a maggio 2018. A distanza di oltre tre anni, le sue prime parole da allenatore azzurro si sono rivelate straordinariamente profetiche: “Nei momenti di una carriera, per ognuno di noi, c’è da prendere delle decisioni. Chi preferisce un club, chi ha bisogno di vedere i giocatori tutti i giorni. Sono tanti anni che alleno, questo è il momento giusto perché bisogna fare qualcosa per la Nazionale. Voglio riportare l’Italia dove merita: sul tetto del Mondo e dell’Europa”.

Mancini ha dunque colto al volo l’opportunità di “completare” un’affermazione che in Nazionale non ha mai avuto da giocatore, brillando in poche occasioni (Euro ’88) e soprattutto non scendendo mai in campo a Italia ’90 (pur essendo tra i convocati di Azeglio Vicini). E, se si parla di Italia ’90, il pensiero va subito al suo “gemello” Gianluca Vialli, che di quel torneo doveva essere la star, salvo poi essere scalzato da Totò Schillaci (uscendo poi dal giro azzurro per incomprensioni con Arrigo Sacchi).

Forse ripensando alla delusione comune di quelle “Notti Magiche”, nel 2019 Mancini rivolle Vialli al suo fianco come come capo delegazione della Nazionale, mentre nello staff figurano Chicco Evani, Giulio Nuciari, Fausto Salsano e Attilio Lombardo: tutti colonne della grande Samp.

I due dovevano chiudere un cerchio con la Nazionale e anche con lo stadio di Wembley, dove i due persero la finale di Champions League del 1992 con la Samp. Dopo quella gara, Vialli andò alla Juventus, mentre Mancini restò a Genova ancora qualche anno per poi chiudere la carriera da calciatore alla Lazio e diventare allenatore con esiti eccellenti. “Lucavialli” (come lo chiamava l’immenso Vujadin Boskov, grande maestro di entrambi) a Londra ci è rimasto quattro anni, dal 1996 al 2000, guidando il Chelsea a vittorie di prestigio.

L’abbraccio dopo i rigori di ieri sera rappresenta il coronamento di oltre 30 anni di amicizia (iniziata con l’arrivo di Vialli alla Samp, nel 1984), come se dopo lo scudetto blucerchiato e la sconfitta in Champions si fossero tolti quel peso della mancata vittoria sul massimo palcoscenico europeo per nazioni.

E non è un caso che Mancini (il quale guiderà la Nazionale fino al 2026) abbia dedicato la vittoria anche a Paolo Mantovani, che quella Samp la costruì pezzo dopo pezzo con un valore su tutti: l’umanità dei suoi protagonisti.

Lo stesso che caratterizza questa Nazionale così amata dagli italiani, a prescindere dal risultato finale di Euro 2020.

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