sabato, Febbraio 14, 2026

Il gruppo PD presenta un ordine del giorno in consiglio comunale sulle contraddizioni nella toponomastica della storia di Napoli

Un ordine del giorno presentato in consiglio comunale dal Gruppo PD accende i riflettori sulle contraddizioni che spesso si celano nella toponomastica della storia di Napoli: “Sostituire i nomi di Vincenzo Tecchio e di Vittorio Emanuele III con quelli di personalità democratiche”.

di Nico Pirozzi – A più di ottant’anni dalla fine della guerra e dalla caduta del fascismo, un ordine del giorno del gruppo PD in consiglio comunale accende i riflettori sulle contraddizioni che spesso si celano nella toponomastica della nostra città.

Era già accaduto dieci anni fa, con la via che per quasi mezzo secolo aveva portato il nome del presidente del tribunale della razza (Gaetano Azzariti), dal novembre 2015 rinominata via Luciana Pacifici, la più piccola delle vittime napoletane della Shoah.

Una storia, quella di via Azzariti, che sostanzialmente fa il paio con la piazza che da quasi settant’anni porta il nome del gerarca fascista nonché protagonista della stagione razzista italiana, Vincenzo Tecchio. Un luogo della città iconico. Soprattutto, per i tifosi della squadra del Napoli, che proprio al centro di quella piazza hanno il loro tempio: lo stadio Maradona. Un angolo della città delle Quattro Giornate oltraggiato dall’ingombrante nome del fascista Vincenzo Tecchio.

Il gruppo PD presenta un ordine del giorno in consiglio comunale sulle contraddizioni della 'toponomastica' della storia di Napoli
Fuorigrotta – piazzale Vincenzo Tecchio

Identica paradossale vicenda la si può leggere nella targa posta all’inizio e alla fine della strada che corre davanti al Maschio Angioino: via Vittorio Emanuele III. Una via che porta il nome del Savoia che staccò il biglietto d’ingresso a Mussolini e ai suoi accoliti nel cuore delle istituzioni italiane; un imbelle che promulgò le leggi che condannarono a morte migliaia di connazionali ebrei, che non si oppose all’abbraccio mortale con la Germania di Hitler e nemmeno all’entrata in guerra del suo Paese. Un codardo che preferì fuggire in uno dei momenti più tragici della storia d’Italia, abbandonando al proprio destino centinaia di migliaia di italiani in armi.

Il gruppo PD presenta un ordine del giorno in consiglio comunale sulle contraddizioni della 'toponomastica' della storia di Napoli

Sono queste macroscopiche e pericolose contraddizioni della toponomastica ad aver spinto il gruppo PD in consiglio comunale a predisporre un ordine del giorno, che sarà discusso in una delle prossime sedute, in cui si chiede la sostituzione del nome del fascista Vincenzo Tecchio con quello dell’industriale e mecenate di religione ebraica Giorgio Ascarelli. L’uomo che ideò e finanziò la nascita della prima compagine calcistica azzurra inserita in un campionato nazionale. Un atto di riconciliazione con la memoria e la storia che potrebbe avvenire proprio nel centenario della fondazione (agosto 1926) del club calcistico più amato dai napoletani.

Il gruppo PD presenta un ordine del giorno in consiglio comunale sulle contraddizioni della 'toponomastica' della storia di Napoli
Giorgio Ascarelli

Sostanzialmente per gli stessi motivi i consiglieri del PD chiedono la cancellazione dalla toponomastica cittadina, del nome di Vittorio Emanuele III, il sovrano complice delle più scellerate scelte operate nel corso del ‘900, con quello di Maurizio Valenzi, il sindaco più amato dai napoletani, simbolo della lotta al fascismo e al nazismo (fu incarcerato e torturato nelle carceri del governo collaborazionista di Vichy), che dal settembre 1975 all’agosto 1983 resse le redini amministrative della città, contribuendo a sanare le ferite inferte alla città dal terremoto del 1980.

La sostituzione dei nomi di Vincenzo Tecchio e di Vittorio Emanuele III con quelli di personalità democratiche, si legge nel documento predisposto dal capogruppo del PD al Comune di Napoli, Gennaro Acampora, «rappresenta non solo un atto di giustizia, sia pur tardivo, nei confronti delle vittime del Ventennio e delle sciagurate scelte di un sovrano asservito ai voleri di un dittatore senza scrupoli, ma anche un modo per dare voce ai valori democratici della città, che l’odonomastica dovrebbe sintetizzare nell’attribuire un nome ad una piazza o ad una strada».

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