Un grande ritorno al Teatro San Carlo per Cecilia Laca

1967

La violinista albanese, Cecilia Laca, si è esibita  un programma di grande musica con Ravel e Chausson. Sul podio il direttore d’orchestra Eduard Zilberkant.

di Carlo Farina – Già primo violino dell’Orchestra del San Carlo e del Quartetto d’archi omonimo, Cecilia Laca ritorna nel “suo “ teatro in veste di solista dopo la pausa forzata dovuta alla nascita della sua prima figlia Arianna. Con una brillante carriera solistica alle spalle, nel 2007 arriva al San Carlo dopo aver vinto numerosi concorsi in Italia e in Europa. Due i brani affrontati dall’artista albanese, eseguiti lo scorso sabato 27 maggio, (Turno S /P), per Stagione di Concerti 2016 -2017. Il primo Poéme in Mi bemolle maggiore per violino e orchestra op. 25, ha regalato al pubblico in sala un “lento e misterioso” lungo “monologo” del violino solista che, nelle raffinate dita di Cecilia Laca è stato eseguito con una tecnica sicura e precisa, che ne ha evidenziato il carattere malinconico e spontaneamente sensibile. In questo brano si avverte molto l’influenza di Franck, che fu uno dei principali maestri, insieme a Massenet, di Ernest Chausson. La celebre Tzigana, rapsodia da concerto per violino e orchestra, che lo stesso Ravel trascrisse dall’originale per violino e pianoforte, è stato il secondo brano affrontato dall’artista, che ha confermato le sue eccellenti doti di musicista solista. Infatti, la Tzigana, è un pezzo di grande virtuosismo, dove già all’inizio dello stesso c’è una lunga e difficile cadenza della solista che termina con un’altrettanta cadenza affidata all’arpa. Non poteva essere migliore di questo il ritorno di Cacila Laca sul palcoscenico del suo teatro, dove è stata accolta calorosamente da una vera e propria ovazione. Sul podio uno dei massimi direttori di maggior talento nel vasto panorama musicale mondiale, il russo Eduard Zilberkant, che con la sua raffinata bacchetta ha diretto anche gli altri brani orchestrali. Ancora due pezzi di Ravel, Alborada del Gracioso per orchestra del 1923, che Ravel aveva già scritto per pianoforte nel 1905, dove i deliziosi temi musicali contenuti al suo interno sono ispirati a dolci melodie spagnole, che si prestano perfettamente al vigoroso virtuosismo musicale di questo breve ma intenso brano orchestrale. Anche il secondo brano eseguito nella parte finale della serata, rievoca con grande maestria il folclore musicale spagnolo. Infatti, la Rapsodia Spagnola per orchestra, del 1908 che comprende quattro brani (Preludio alla notte, Malaguena, Habanera e Feria), è densa di effetti sorprendenti di grande efficacia che rimandano a melodie ed atmosfere di carattere spagnoleggiante. Con la scena finale da Le Roi Arthus per baritono, coro e orchestra di Chausson, si è conclusa la serata al San Carlo. Protagonista il baritono Gary Griffiths che dialogando con il Coro del Teatro San Carlo, diretto e seguito dal bravo e attento Marco Faelli, ha eseguito questa celebre pagina orchestrale tratta dall’omonima opera in tre atti per la quale Chausson scrisse anche il testo, ispirandosi al ciclo di Rè Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda di Camelot. Ottimi e sempre molto professionali sia l’eccellente coro del Teatro San Carlo che la raffinata e convincente Orchestra omonima, tutta dotata di ottimi musicisti di grande valore artistico e anche umano che il prossimo 3 giugno saranno impegnati al Duomo di Milano nella Nona Sinfonia di Beethoven, diretti dal grande Zubin Metha.