venerdì, Giugno 14, 2024

Parla Geppy Gleijeses in scena all’Augusteo con Uomo e Galantuomo

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Giuseppe Giorgio
Giuseppe Giorgio
Caporedattore, giornalista professionista, cura la pagina degli spettacoli e di enogastronomia

Al Teatro Augusteo con Geppy Gleijeses nei panni del capocomico don Gennaro De Sia, in scena fino a domenica 19 novembre con la commedia ‘Uomo e Galantuomo’.

Uomo e Galantuomo, una delle primissime commedie di Eduardo De Filippo, scritta dal geniale drammaturgo e attore nel 1922 quando ancora recitava nella compagnia del fratellastro Vincenzino Scarpetta, torna in palcoscenico.

E lo fa da questa sera al Teatro Augusteo con Geppy Gleijeses, un attore di lungo corso legato a doppio filo al maggiore dei De Filippo, pronto a riproporre l’emblematico testo con la regia di Armando Pugliese. In scena fino a domenica 19 novembre, con lo stesso Gleijeses nei panni del capocomico don Gennaro De Sia, il figlio Lorenzo Gleijeses in quelli di Alberto il benestante e la partecipazione di Ernesto Mahieux nel ruolo del Conte Carlo, la comicissima messinscena si divide tra i temi della farsa scarpettiana e i primi sentimenti pirandelliani che da questo lavoro in poi influenzeranno molti testi di Eduardo.

Per i pubblico, con gli altri interpreti, Gregorio Maria De Paola, Gino Curcione, Irene Grasso, Patrizia Spinosi, Demi Licata, Roberta Lucca, Ciro Capano e Salvatore Felaco, le vicende di una scalcagnata compagnia teatrale scritturata per una serie di recite in uno stabilimento balneare che deve vedersela con la lotta giornaliera per un pasto, un suggeritore sconveniente, il coinvolgimento in una storia amorosa e la finta follia come estrema soluzione contro duelli e galera.

Una commedia che per Geppy Gleijeses coincide con la settima interpretazione delle opere del suo maestro Eduardo e che giunge dopo la “Filumena Marturano” diretta da Liliana Cavani, che è valsa all’artista innumerevoli premi tra cui il Premio Ennio Flaiano e quello di Miglior Attore Europeo dell’Accademia Europea Medicea.

Geppy Gleijeses lei che è stato definito da personaggi come De Chiara, Rea e Giammusso “Il miglior attore napoletano della sua generazione” cosa può raccontarci del suo incontro con Eduardo?

«Ho incontrato Eduardo che avevo 18 anni, quando, straordinariamente per me, mi invitò a recitare nella sua compagnia. Tuttavia, gli impegni universitari, sia pure a malincuore, mi spinsero a rifiutare.

Due anni dopo, però, avvenne il miracolo. Nonostante io fossi convinto che Eduardo mai più si sarebbe avvicinato a me, mi incontrò nuovamente al San Pietro di Positano chiedendomi ancora di lavorare per lui nella commedia “Il figlio di Pulcinella”. E non solo, testimone il critico Ricci, mi concesse pure il privilegio, offrendomi il permesso, di potere rappresentare le sue opere. In seguito portai in scena le sue commedie “Chi è cchiù felice ‘e me!” e “Gennariniello” e lo incontrai diverse volte nella sua casa di Roma dove mi offrì i suoi grandi insegnamenti per l’interpretazione e la regia delle sue opere».

Come definirebbe la commedia “Uomo e Galantuomo”, in considerazione del fatto che fu scritta da Eduardo a soli 22 anni?

«Credo di poter paragonare questa commedia ad una di quelle sonatine di Mozart composte a soli 7 anni. Il capolavoro di un ragazzo prodigio dove la comicità diventa un fatto matematico. Un lavoro da eseguire con lo stesso rispetto e rigore che richiede uno spartito musicale. Per proporlo a 101 anni dalla sua stesura non occorre nessuna operazione di restauro e antiquariato ma solo la volontà di interpretarlo come l’esercizio di un culto».

Con la direzione di un regista come Armando Pugliese e tanti bravi attori al suo fianco, come sarà questa edizione della commedia?

«Sia pure rispettando le sue radici, grazie alla regia di Pugliese, questo “Uomo e Galantuomo” diventerà uno spettacolo innovativo capace di beneficiare del meglio degli attori napoletani. Un lavoro a tratti surreale e coraggioso che, con il suo crescendo comico e i suoi spunti pirandelliani, mette a confronto, partendo dal titolo “Uomo e Galantuomo”, il poveraccio con la sua dignità e il ricco spesso appartenente a quella categoria di cornuti pronti a nascondere le loro magagne sotto lo stuoino».

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