Federconsumatori Campania deposita un esposto in Procura: sotto accusa le carenze strutturali del Monaldi dopo la tragica scomparsa del piccolo Domenico.
L’associazione Federconsumatori Campania ha ufficializzato una dura azione legale presso la Procura di Napoli, puntando il dito contro le sospette irregolarità che avrebbero caratterizzato il reparto di cardiochirurgia del Monaldi. Durante una conferenza stampa carica di tensione, i rappresentanti dell’organizzazione hanno illustrato i contenuti di un esposto che mette in discussione l’intero sistema di sicurezza e le autorizzazioni concesse al polo ospedaliero, specialmente per quanto riguarda gli interventi sui pazienti più piccoli.
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Denunciate falle nei protocolli di sicurezza
Il documento depositato dai legali di Federconsumatori Campania analizza minuziosamente il caso del piccolo Domenico, il bambino di soli due anni deceduto in seguito a un intervento al cuore non riuscito. Secondo la tesi sostenuta dall’associazione, l’ospedale non avrebbe rispettato gli standard operativi e strutturali minimi richiesti. Come riferito dall’ANSA, le critiche coinvolgono direttamente i vertici della sanità regionale, accusati di aver autorizzato il proseguimento delle attività cliniche nonostante la consapevolezza di gravi lacune logistiche e procedurali mai colmate.
Il mistero del verbale ispettivo
Un punto cardine della denuncia riguarda un’ispezione condotta dal Centro Nazionale Trapianti. Il presidente di Federconsumatori Campania, Giovanni Berritto, ha rivelato l’esistenza di un documento ispettivo che fissava al marzo 2025 il termine perentorio per la creazione di un reparto dedicato e a norma. Tale scadenza, stando alle verifiche dell’associazione, sarebbe stata totalmente disattesa, evidenziando una cronica carenza di controlli e una vigilanza insufficiente da parte delle istituzioni preposte.
Un impegno costante per i diritti dei pazienti
L’avvocato Carlo Spirito, intervenendo a nome di Federconsumatori Campania, ha espresso un profondo senso di sconfitta professionale e umana, ricordando come già dopo il precedente decesso della piccola Pamela si fosse cercato di imporre una messa in sicurezza dei percorsi terapeutici. Le evidenze documentali raccolte oggi sembrano confermare che i timori sollevati in passato fossero fondati, spingendo l’organizzazione a chiedere un intervento immediato della magistratura per accertare le responsabilità di un sistema che appare fragile e inadeguato.
