martedì, Febbraio 24, 2026

Falstaff trionfa al San Carlo in un meritato tripudio di applausi

Dopo 10 anni, il Teatro San Carlo ha riproposto Falstaff, l’ultima opera di Verdi, composta a 80 anni, sul geniale libretto di Arrigo Boito. Sul podio Marco Armiliato, Luca Salsi nei panni del bizzarro protagonista. 

“Tutto nel mondo è burla. L’uomo è nato burlone; nel suo cervello ciurla sempre la sua ragione. Tutti gabbati! Irride l’un altro ogni mortal. Ma ride ben chi ride la risata final”. (Cala la tela).

Queste le ultime parole del libretto di Arrigo Boito dell’ultima opera lirica di Giuseppe Verdi Falstaff, con la quale il celebre compositore di Busseto, a ottant’anni, si regala e ci regala il suo ultimo capolavoro operistico, l’unica “fuga comica” che debutterà alla Scala di Milano, nel febbraio 1893.

É risaputo quanto Verdi amasse Shakespeare, dopo i successi di Macbeth e Otello, due magnifici drammi che questa volta vuole soppiantare con un’opera comica, allegra, irriverente e giocosa, ricorrendo alle Allegre comari di Windsor, con la quale costruisce forse il più bel adattamento del drammaturgo inglese, grazie anche al geniale libretto, ricavato con abile maestria da un Boito in stato di grazia.

Orbene, tutti questi “piccoli” elementi che ho appena elencato, hanno trovato grande e soddisfacente riscontro nella messa in scena che il teatro San Carlo ha curato, “orchestrato” (è proprio il caso di dirlo) e preparato nel mese di febbraio, dove tutto ha funzionato a meraviglia, con grande concentrazione e con un‘affluenza di pubblico davvero lusinghiera.

Ma procediamo per ordine, iniziando dalla ottima prova di regia curata da Laurent Pelly, che si è occupato anche dei costumi, le cui indicazioni per i vari personaggi impegnati nella divertente vicenda che ruota intorno alla grande burla di cui è vittima il protagonista Falstaff, hanno sottolineato e valorizzato in maniera particolarmente efficace lo sviluppo della storia, offrendo allo spettatore una chiara visione delle dinamiche dettate dal geniale libretto di Boito.

Falstaff trionfa al San Carlo in un meritato tripudio di applausi
Falstaff trionfa al San Carlo in un meritato tripudio di applausi – foto di Carlo Farina

La scena si apre con il megalomane Falstaff, egregiamente interpretato dal grande e maturo Luca Salsi (in foto), immerso tra i suoi liquori, all’interno di un bar, la cui ambientazione non ben definita, forse ci riporta tra gli anni ’40 e ’50 del secolo scorso, ci offre una convincente prova nella quale si esaltano le sue ben note doti da baritono.

La scena successiva, con la bellissima e geniale scenografia di Barbara de Limburg, ci introduce nel mondo borghese di Ford, contrapposto a quello di Falstaff, dove troviamo tutta una serie scale, costruite ad hoc per dare la sensazione che le stesse non portino da nessuna parte, con un velato ma significativo rimando al celebre disegno Relatività (1953) di Maurits Cornelis Escher. Ed è proprio in questo contesto che i quattro personaggi femminili decidono di punire il buffo, vanitoso e presuntuoso Falstaff.

Falstaff trionfa al San Carlo in un meritato tripudio di applausi
foto di Carlo Farina

Quattro voci femminili affidate ad altrettante splendide interpreti: dal soprano Désirée Giove nella parte di Nannetta, che ci ha regalato un intensa interpretazione nella sua aria più celebre Sul fil d’un soffio etesio, al meraviglioso soprano Maria Agresta, la cui limpida e accarezzevole voce ha accompagnato il suo personaggio Mrs Alice Ford, all’altrettanta brava Caterina Piva, Mrs Meg Page, fino alla bravissima e dotata Anita Rachvelishvili, nei panni di Mrs Quickly, un meraviglio quartetto di voci femminili che solo il genio di Verdi ha potuto esaltare così bene e così abilmente.

Lode anche al bravissimo tenore Francesco Demuro, a cui è stata affidata la bella e impegnativa prova di Fenon, il cui brano più famoso è senza dubbio il celebre sonetto Dal labbro il canto estasiato vola, al quale il musicologo Massimo Mila dedica un ampio capitolo, nel suo celebre saggio sul “Melodramma italiano dell’Ottocento”.

La direzione musicale è stata affidata al bravissimo e simpatico Marco Armiliato, che ha diretto tutta l’opera a memoria (senza partitura), creando una grande affinità tra l’ottima prova di un’orchestra  molto concentrata e un cast vocale di grande impatto emotivo, sia per le voci che per gli opportuni e gradevoli movimenti di scena.

Il coro del San Carlo inoltre, ben “curato” da un attento e bravissimo Fabrizio Cassi, continua a regalarci ottime prove di canto come già abbiamo avuto modo di constatare nella precedente messa in scena del Nabucco, dove la presenza del coro ha decisamente una maggiore incisività.

L’ultima volta che Falstaff è andato in scena al teatro San Carlo, era il 13 marzo 2016, con la direzione di Pinchas Steinberg, mi auguro di non dover aspettare altri 10 anni, prima di rivedere questo ultimo capolavoro verdiano, che Massimo Mila definisce un caso di fortuna. Verdi si accomiata delle scene, dopo aver regalato a tutto il mondo alcuni dei drammi più belli e struggenti della storia della lirica, affidandosi ad un ultimo sprazzo di vita, leggero, divertente e ironico, ma non per questo meno interessante e intrigante dei suoi lavori precedenti. Ma questa è un’altra storia, che tuttavia meriterebbe un maggiore approfondimento.

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