giovedì, Luglio 18, 2024

Droni impollinatori: l’ultima frontiera della tecnologia

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Arrivano dal Giappone i primi droni impollinatori: grandi come colibrì, volano delicatamente di fiore in fiore rubando il polline con la loro ‘pancia’ pelosa, proprio come fanno api e farfalle.

di Maria Sordino – Sviluppati all’Istituto nazionale di scienze e tecnologie industriali avanzate (Aist) di Tsukuba, questi robot volanti hanno una struttura piuttosto grezza e sono ancora telecomandati dall’uomo.

Si tratta di comunissimi droni a quattro eliche, che i ricercatori giapponesi sono riusciti a trasformare in veri e propri ‘impollinatori’, applicando sul fondo una striscia pelosa, prodotta con il crine di cavallo di un pennello.

Le setole sono poi ricoperte con un particolare gel appiccicoso simile a un adesivo attacca-e-stacca, che permette di prelevare il polline da un fiore per poi rilasciarlo sul fiore successivo. C’è voluto un po’ d’esercizio per riuscire a telecomandare i droni in modo che sfregassero delicatamente le loro setole sullo stame di un giglio raccogliendone i granuli di polline.

In futuro, grazie a Gps e intelligenza artificiale, potranno volare autonomamente, formando sciami capaci di rimpiazzare i veri insetti impollinatori sempre più a rischio estinzione e potranno anche mimetizzarsi con l’ambiente circostante, riducendo così il rischio di attacchi da parte di eventuali animali predatori.

croppedimage701426-apiUna riflessione – Le api, con il loro impeccabile lavoro organizzato su una scala gerarchica talmente diligente da fare invidia a qualunque statista, sono i principali incaricati dell’impollinazione di oltre 120 piante alimentari, tra cui kiwi, angurie, zucchine, noci, cacao, pere, mele, cetrioli.

Gli ecosistemi mondiali e gli approvvigionamenti alimentari del pianeta dipendono infatti a stretto giro dallo stato di salute e dal numero di colonie di questi piccoli e meticolosi insetti.

Dal 2006 si sta verificando un fenomeno che preoccupa scienziati e ambientalisti: la “Sindrome dello Spopolamento degli Alveari”. Secondo una ricerca pubblicata integralmente sulla rivista Journal of Apicultural Research e coordinata dal dottor Simon G. Potts, dell’Università di Reading, nel Regno Unito, le api da miele, come anche le api selvatiche e le mosche bianche, stanno letteralmente “lottando per la sopravvivenza”.

In Italia – secondo una stima della Coldiretti – l’anno 2007 fu drammatico, perché fece registrare la perdita di 200mila alveari con la morte del 50% delle api italiane, mentre negli Stati Uniti la situazione oggi è ancora più drammatica: in alcune aree la mortalità ha raggiunto picchi del 60-70%.

Nella Cina del boom economico e dell’inquinamento da carbone, le api sono scomparse per una percentuale vicina al 95 per cento: un’estinzione che ha costretto le autorità cinesi a delegare agli uomini il lavoro che prima svolgevano le api.

Dopo tutto, la biodiversità è costantemente minacciata dai cambiamenti del clima, da virus super resistenti, vaccini e sperimentazioni, utilizzo in agricoltura dei cosiddetti OGM (Organismi Geneticamente Modificati).

Il punto è che la scomparsa delle Api avvierebbe sul pianeta una reazione a catena in grado di sconquassare il delicato equilibrio che fa di Gaia il giardino divino che custodisce l’albero della Vita. Del resto, se continuiamo ad avvelenare il nostro pianeta, per cercare le soluzioni ai danni saremo sempre più costretti a sostituire vita con non-vita. Una soluzione che lascia l’amaro in bocca…

Eppure sono questi problemi che possono essere corretti e, contrariamente a quanto accade con il riscaldamento globale, le soluzioni non richiedono necessariamente l’intervento della tecnologia. Basterebbe concentrarsi principalmente sul cambiamento del modo di gestire la terra e l’agricoltura. Inoltre c’è da considerare che, nonostante l’impegno dei ricercatori giapponesi, il lavoro di impollinazione svolto dagli insetti è assai più complesso. Un’ape sceglie autonomamente se un fiore è adatto o meno a dare o ricevere polline e si coordina con un team di altre api, con una tecnica affinata in milioni di anni di evoluzione.

E allora? Meglio affidarsi alla buona pratica: in Inghilterra è stato riconosciuto un incentivo agli agricoltori che intervallano prati con fiori selvatici agli appezzamenti di terreno agricolo…

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